Anno IV - Numero 3
Una volta escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, non può che essere la verità.
Arthur Conan Doyle

giovedì 17 gennaio 2019

The Battle over Huawei



di

With the USA escalating its measures against Huawei Technologies, Berlin is faced with deciding whether to continue its cooperation with that Chinese telecommunications company. Until now, the competent German administrations have been considering cooperating with Huawei for the development of the important 5G mobile communications standards. With its experience, the Chinese company could reliably set up the German network rather quickly and at favorable costs. For German business, it is of utmost importance not to fall behind even further in the development of future state-of-the art technologies.
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martedì 15 gennaio 2019

Di Maio confuso sui soldi alle banche

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni del vice-presidente del Consiglio Luigi Di Maio sul decreto “salva Carige”

di Mariasole Lisciandro e Lorenzo Sala

Con la crisi dell’istituto bancario Carige, anche il governo gialloverde si è dovuto rassegnare a emanare il suo primo provvedimento in aiuto della finanza. È stato infatti approvato un decreto legge che fornisce sostegno pubblico all’istituto, un testo peraltro quasi uguale al cosiddetto “decreto salvabanche” del 2016 emanato dal governo di Paolo Gentiloni per far fronte alle crisi di Monte dei Paschi di Siena e delle banche venete. Inevitabilmente, si è sollevata un’onda di recriminazioni da parte di chi a suo tempo è stato messo sotto torchio per “aver dato i soldi alle banche”, come Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, che difendono sia la misura presa dall’attuale governo ma anche quelle prese in passato dai governi a guida Pd.
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I conti non tornano. O forse sì

Nel Decreto Sicurezza due importanti riduzioni sono state sancite per legge. La prima: niente più servizi di integrazione per i richiedenti asilo; la seconda: per i servizi di vitto ed alloggio le cifre scendono dalla base d’asta di 35 euro ad una base d’asta che oscilla tra i 19 ed i 26 euro. Dunque una riduzione che oscilla tra il 30 ed il 45% rispetto al passato. Eppure a fronte di queste riduzioni, così drastiche ed incontrovertibili, la manovra prevede una riduzione di fondi sul tema dell’accoglienza di meno del 10%. I conti evidentemente non tornano: se le persone da accogliere sono l’80% in meno perché la spesa si riduce solo del 10%?

di Angelo Moretti

La tanto attesa manovra finanziaria approvata in extremis dal parlamento ha avuto certamente il merito di aver messo al centro dell’attenzione dei pranzi di Natale i temi della politica e della finanza.
Oltre al consueto dibattito sul luogo dove consumare gli aperitivi, sull’organizzazione degli ospiti, sulla scelta del film, oltre ad un po’ di dialettica calcistica , gli italiani hanno parlato di politica questo Natale.

Ed è un bene. Mai come questa volta agli italiani era chiaro che solo guardando come si spendono i soldi si può capire una vera intenzione politica.
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Spagna e Germania: inizia l'era senza carbone

Spagna e Germania: inizia l'era senza carbone

01/0117:20
    Madrid investirà 2,13 miliardi di fondi europei per chiudere le sue ultime miniere e sviluppare energie rinnovabili

    di

    Dal primo gennaio 2019 la Spagna abbandona il carbone. Lo fa con un piano da 2,13 miliardi di euro, sovvenzionato dall’Unione Europea, che chiuderà tutti gli stabilimenti improduttivi presenti nel Paese. 250 milioni di euro andranno - indirettamente - ai minatori. Nelle regioni di Asturie, Aragona, e di Castiglia e Leòn questi fondi serviranno a riconvertire miniere inutilizzate, pagare pensioni anticipate, e riformare i lavoratori per inserirli nell’industria delle energie rinnovabili.

    La fine dal carbone è stata fortemente voluta dal governo socialista Sánchez, che ha fatto della questione ambientale uno dei suoi cavalli di battaglia, nonostante i minatori siano da sempre uno zoccolo duro dei socialisti alle elezioni.
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    giovedì 10 gennaio 2019

    You are not gluten intolerant, you are glyphosate intolerant

    Study blames Roundup herbicide for gluten intolerance and celiac disease epidemic

    di Caroline Cornell



    “Celiac disease, and, more generally, gluten intolerance, is a growing problem worldwide, but especially in North America and Europe, where an estimated 5% of the population now suffers from it,” researchers wrote in a meta-analysis of nearly 300 studies.

    “Here, we propose that glyphosate, the active ingredient in the herbicide, Roundup®, is the most important causal factor in this epidemic,” they add.

    The study, published in the journal Interdisciplinary Toxicology in 2013, was completely ignored by the media except for Mother Earth News and The Healthy Home Economist.

    Now that glyphosate is getting the attention it deserves, being named as the culprit in a $280 million cancer lawsuit and labeled as a carcinogen by the World Health Organization and the state of California, it may be time to look at the chemical’s role in a related disease:

    The symptoms of so-called “gluten intolerance” and celiac disease are shockingly similar to the symptoms in lab animals exposed to glyphosate, argue the study’s authors Anthony Samsel, an independent scientist who’s served as a consultant to the EPA on arsenic pollution and to the U.S. Coast Guard on chemical hazard response, and Stephanie Seneff, a senior research scientist at MIT.
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    martedì 8 gennaio 2019

    Spread, il costo degli interessi

    La fine dell’anno è spesso tempo di bilanci. Si tirano le fila di quello che è avvenuto nell’anno e si valuta il modo con il quale gli anni futuri evolveranno. Con l’arrivo del nuovo anno, attenuandosi il rischio di convertibilità e lo spread, la speranza è che lo Stato possa ritornare verso condizioni di finanziamento più favorevoli che liberino risorse per altri, più utili, impieghi

    di Francesco Lenzi 

    Tra gli avvenimenti finanziari salienti del 2018 non può non esserci ai primi posti il ritorno alle cronache dello spread, della differenza di rendimento tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi. Se n’è parlato diffusamente in questi mesi e sono state fornite stime più o meno approfondite di come abbia potuto incidere. Pochi giorni fa, utilizzando i dati recentemente diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ho stimato approssimativamente in 1,5 miliardi la maggiore spesa per interessi che lo Stato dovrà sostenere in un anno, a causa del rialzo dei tassi d’interesse.
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    Il Bail-in e i falsi allarmismi allo sportello

    Ammettiamo che uno dica: "Guardi che io potrei fallire. Segua quindi i miei consigli in materia economica". Ci sarebbe da restare attoniti per una tale faccia tosta, che meriterebbe risposte del tipo "Mica matto! Me ne guardo bene". Eppure le banche italiane si comportano proprio così

    di Beppe Scienza

    Qual è infatti una delle tecniche di vendita per rifilare ai clienti fondi, polizze e altre trappole del risparmio gestito? Convocarli, se il loro conto supera i 100 mila euro e fargli presente il rischio di bail-in. Cioè la normativa che, in caso di gravissime difficoltà della banca stessa, prevede che vengano colpite prima le sue obbligazioni, ma poi anche i soldi nei conti correnti e libretti per la parte oltre i 100 mila euro a testa. Premurosamente si spiega anche al cliente che il fondo interbancario di autotutela dei depositi protegge solo fino alla stessa cifra.

    Ma questa è solo la prima parte del discorso, cui segue immancabilmente la seconda. Il premuroso bancario è infatti pronto a indicare al cliente fondi, polizze e roba simili, dove converrebbe trasferire la liquidità per evitare il rischio del bail-in.
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    Venezia e il Mose: storia di un fallimento

    Dopo scandali ed extracosti, il sistema antimarea andrà rottamato? Verifiche e perizie mostrano che molte paratie mobili sono intaccate dalle corrosione e da mitili. E le loro cerniere rischiano di spaccarsi

    di Roberto Giovannini

    I cassoni subacquei sono intaccati dalla corrosione, da muffe, e dall’azione (davvero non si poteva prevedere?) dei peoci, le umili cozze. Le paratoie già posate in mare non si alzano per problemi tecnici. Quelle ancora da montare, lasciate a terra, si stanno arrugginendo per la salsedine nonostante le vernici speciali; chissà che accadrà quando saranno posate sul fondale. La storia del Mose (la sigla sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico), il sistema di paratoie mobili concepite nel lontano 1981 per proteggere in modo sicuro Venezia e il suo inestimabile patrimonio artistico dalle alte maree che invadono la Laguna provenienti dall’Adriatico, è davvero un’antologia degli orrori. Invece di costare 1,6 miliardi di euro, ne è già costato 5,5; invece di entrare in funzione nel 2011, se tutto va bene partirà all’inizio del 2022.
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    Blockchain e Intelligenza artificiale: chi sono i 60 esperti nominati da Di Maio

    Concluse le selezioni e identificate le professionalità, sul sito del Mise sono state pubblicate le biografie degli esperti nominati dal governo per la strategia nazionale su Blockchain e Intelligenza artificiale

    di Luigi Pereira

    Si sono concluse le selezioni per i gruppi di esperti che insieme al ministero dello Sviluppo Economico elaboreranno la strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e la strategia nazionale in materia di tecnologie basate su registri condivisi e blockchain.

    “Le selezioni – si legge nella nota del ministero retto da Luigi Di Maio – sono state effettuate in base ai criteri, riportati nell’avviso, di competenza ed esperienza comprovate e strettamente pertinenti, anche a livello europeo e/o internazionale, nell’ambito dei relativi settori di intelligenza artificiale e tecnologie basate su registri distribuiti e blockchain e nelle loro applicazioni, comprese le competenze di chiara rilevanza in ambito tecnologico, imprenditoriale, giuridico e scientifico; nonché la comprovata capacità di rendere note efficacemente le esigenze e le istanze degli stakeholder o dell’organismo di riferimento”.
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    giovedì 20 dicembre 2018

    Brexit: stage one in Europe’s slow-burn energy collapse

    The Brexit fiasco and French riots are accelerating symptoms of Europe’s earth system crisis

    di Nafeez Ahmed

    Everyone’s talking about Brexit. Some about the French riots. But no one’s talking about why they are happening, and what they really mean. They might think they are, but they are usually missing the point.

    On 6th May 2010, the Conservative Party took the reins of power for the first time since 1992, propped up with some help from the Liberal Democrats. Hours before the election result, I warned in a blog post that whichever government was elected, it would be the first step in a dramatic shift toward the far-right that would likely sweep across the Western world within 10 years.
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    martedì 18 dicembre 2018

    Tra Roma e Bruxelles scocca l’ora del compromesso

    Governo e Commissione europea sembrano vicini a un accordo per evitare la procedura di infrazione. Probabilmente, però, se ne riparlerà a primavera. Ragioni diverse hanno indotto i protagonisti al compromesso. E la Francia può aver giocato un ruolo

    di Massimo Bordignon

    Anche se non è ancora sicuro al 100 per cento e le trattative proseguono, sembra che dopo la riunione di mercoledì 12 dicembre a Bruxelles tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vertici della Commissione, l’Italia dovrebbe riuscire a evitare l’avvio della procedura d’infrazione per violazione della regola del debito a gennaio 2019.

    È una buona notizia, non a caso già salutata dai mercati con una riduzione dello spread. Con un’economia che tende sempre più verso la recessione e un governo che sembra sempre più frantumato al proprio interno, ci mancava solo l’innesco della procedura.
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    Un ascensore sociale immobile

    Il recente rapporto Bankitalia firmato da Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio evidenzia l'assenza di mobilità tra le generazioni, aggravata dalla crisi economica. Una buona analisi ma nessuna ricetta. E intanto il tempo trascorre e miglioramenti non se ne intravedono

    di Pio Percopo

    L'ascensore sociale in Italia non funziona. Secondo uno studio di Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio, due ricercatori della Banca d'Italia, istruzione, reddito da lavoro e ricchezza continuano a tramandarsi dai genitori ai figli. Una tendenza triste che, tornata in aumento negli ultimi anni, porta l'Italia tra i paesi con meno mobilità fra generazioni, esponendo la nazione a potenziali tensioni da parte della popolazione svantaggiata.

    Le "condizioni di partenza" restano decisive e preponderanti per lo status, specie se si considerano anche tutti gli altri fattori ambientali quali quartieri di provenienza, scuole frequentate, amicizie familiari.
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    Pensare l’originalità dei gilet gialli: salari, territorio, rappresentanza

    Questo articolo non si propone di fare la cronaca del movimento dei gilet gialli francesi, ma di provare a pensare la sua originalità, riconoscendolo come una creazione collettiva, e non come la semplice replica di modelli d’organizzazione e lotta già codificati storicamente in seno a istituzioni, partiti, organizzazioni sindacali. Il primo segno evidente d’originalità politica è riscontrabile proprio nella difficoltà che testimoni e commentatori esterni hanno nel situarlo “politicamente”

    di Andrea Inglese

    Non si tratta di prendere per buone le ripetute affermazioni di apoliticità degli sparpagliati portavoce del movimento: sappiamo come la giurata apoliticità sia quasi sempre maschera, nei fatti, di mentalità e rivendicazioni reazionarie. Il punto è che questa presunta apoliticità del movimento ha prodotto nell’arco di un mese di mobilitazione collettiva uno stravolgimento del dibattito mediatico e politico in Francia. Dove da noi le destre populiste e identitarie campano principalmente su due argomenti – le auto blu e i migranti –, i gilet gialli hanno posto in maniera fulminante al centro del dibattito pubblico tre questioni cruciali che non sono certo appannaggio di partiti di destra o di estrema destra: territorio, rappresentanza, salario.
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    Le guerre future dell'UE

    Nei Think Tank di Berlino e fra i consulenti del governo tedesco si lavora a pieno ritmo per delineare i contorni del futuro esercito europeo e soprattutto delle future guerre europee. Un recente studio della prestigiosa Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (Dgap) ipotizza diversi scenari di intervento UE e giunge ad una conclusione che sicuramente non dispiacerà ai fabbricanti di armi: gli stati dell'Unione non sono preparati per le future guerre europee, si dovrà spendere di più per gli eserciti. Ne parla il sempre ben informato German Foreign Policy

    di

    L'esercito degli europei
    L'attuale studio sullo stato della militarizzazione dell'Unione Europea, realizzato dalla Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (Dgap) insieme al London International Institute for Strategic Studies (Iiss) rileva innanzitutto che nell'ultimo anno, in ambito militare, l'Unione ha fatto rapidi progressi. L'integrazione delle forze armate degli Stati membri nell'ambito del progetto Pesco è già iniziata. Anche l'integrazione della pianificazione del riarmo nell'ambito dell'UE viene già affrontata nel quadro della Coordinated Annual Review on Defence (Card). Il Fondo europeo per gli armamenti già ora eroga denaro per lo sviluppo congiunto degli armamenti fra gli Stati membri. La Commissione Europea ha anche dichiarato che l'Autonomia Strategica dell'UE è un obiettivo comune da portare avanti su vari livelli, non da ultimo quello militare.
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