Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale
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venerdì 31 ottobre 2025

Adesione Ue: Cipro d'esempio per Ucraina, Georgia e Moldova?

La mancanza di integrità territoriale di Cipro - dal 2004 membro dell'Ue - non è mai stato un problema esistenziale per l'Unione, ma per i tre nuovi candidati potrebbe non essere lo stesso. Intervista a Denis Cenușa, esperto associato al Geopolitics and Security Studies Center

di Federico Baccini

Sono passati ormai tre anni e mezzo dalla richiesta di adesione all'Unione europea da parte di Ucraina, Moldova e Georgia. Tra percorsi spediti verso l'obiettivo 2027, a ostacoli con i veti dell'Ungheria di Orbán, o bloccati per gli incontestabili regressi democratici, per tutti i tre candidati rimane presente - seppur sottotraccia - una questione tanto cruciale sul piano nazionale quanto complicata a livello europeo: la presenza di territori separatisti o occupati dalla Russia.
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venerdì 3 ottobre 2025

Loperfido: «Il voto in Moldavia consegna una responsabilità all’Ue»

Più dell’influenza russa poté il popolo. Nonostante una campagna elettorale caratterizzata da diversi tentativi di infiltrazione del Cremlino, con influencer pagati per orientare l’opinione pubblica e grossi investimenti in questo senso, in Moldavia trionfa il fronte europeista di Maia Sandu. Ora, però, all’Europa la responsabilità di essere capace di includere e difendere sempre di più quelle zone tumultuose nella logica di allargamento a tutta l’area dei Balcani

di Federico Di Bisceglie

Il sole non sorge più ad Est, si guarda a Ovest. Fuori di metafora, la vittoria del fronte europeista in Moldavia – rappresentato dal partito Pas guidato dalla presidente Maia Sandu – segna un passaggio fondamentale per l’equilibrio geopolitico di quella regione tumultuosa e attraversata ancora da profonde divisioni. Un voto arrivato in un contesto di bassa affluenza e di forte pressione russa – la campagna elettorale è stata caratterizzata da attacchi hacker pesanti e da tentativi di infiltrazione del Cremlino – , ma che ha confermato l’orientamento della popolazione verso Bruxelles.
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venerdì 29 agosto 2025

Ana-Maria Icătoiu: «La Romania affronta la sua prova di maturità nell'Ue»

A quasi 18 anni dall'adesione all'Ue, la Romania si trova ad affrontare una vera prova di maturità davanti alla nuova bozza di bilancio per il prossimo settennato 2028-2034. Un'intervista ad Ana-Maria Icătoiu, Federazione per l'innovazione e la competitività sostenibile nelle Pmi

di Mihnea Lazăr

La nuova bozza di bilancio dell'Unione europea per i prossimi sette anni rappresenta una vera prova di maturità per la Romania, che, per coincidenza o meno, festeggerà 18 anni dall'adesione all'UE nel 2025. Il bilancio proposto dalla Commissione europea ammonta a quasi duemila miliardi di euro, da spendere nel periodo 2028-2034.
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venerdì 27 giugno 2025

Mubarak Al-Yousifi: «Yemen, tra libertà violate e aspettative disattese»

Presente e il futuro dello Yemen, tra le sfide di politica interna ed estera e la segregazione di genere perseguita dal movimento degli Houthi

di Michele Maresca

Il futuro dello Yemen dipende dalla sua capacità di ricostruire uno stato coeso e civile, qualcosa che al momento appare lontano. Nelle aree controllate dagli Houthi, diritti umani e libertà individuali sono gravemente minacciati. La Coalizione Araba favorisce la via diplomatica ma questa scelta non sembra essere quella definitiva, appare piuttosto una “tregua strategica” che potrebbe crollare in qualsiasi momento se la situazione sul campo dovesse cambiare.
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venerdì 18 aprile 2025

Gianni Girotto: «La grande finanza ha rovinato l’economia mondiale»

La finanza dovrebbe tornare a essere uno strumento per “fare credito” e investire sull’economia reale, con investimenti di medio lungo periodo che nulla hanno a che vedere con le speculazioni attuali in cui le operazioni di compravendita durano pochi istanti. C’è moltissimo da fare, e la cosa più difficile non è individuare soluzioni tecniche e legislative ma cambiare la mentalità

di Olivier Turquet 

Gianni Girotto è stato senatore del Movimento 5 Stelle per due legislature ed è attualmente Coordinatore del Comitato transizione ecologica e digitale di tale movimento. Ma Gianni è anche uno storico socio di Banca Etica e divulgatore su temi economici e di speculazione finanziaria.
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venerdì 7 marzo 2025

Erri De Luca: «Il coraggio di cambiare»

Nel panorama culturale e civile italiano, Erri De Luca rappresenta una figura di riferimento per la sua capacità di coniugare l’impegno letterario con la lotta per i diritti umani, la giustizia sociale e la pace. La sua voce, sempre critica e profonda, ha saputo attraversare i temi più urgenti della nostra epoca: dalla guerra alla discriminazione, dalla questione migratoria alla crisi ambientale.

di Lucia Montanaro

Quando le domande diventano più urgenti, sento la necessità di ascoltare una voce autorevole, quella di un uomo di grande esperienza e integrità, che con il suo impegno e la sua sensibilità è riuscito a toccare le corde più profonde della nostra coscienza collettiva. Per questo, ho scelto di intervistare Erri De Luca, una persona per cui nutro grande stima.
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venerdì 28 febbraio 2025

Doug Klain: «Sull'Ucraina, Trump mette in crisi l'unità transatlantica»

Avviando i negoziati con la Russia senza coinvolgere gli alleati europei e attaccando Zelensky, Donald Trump sta agevolando la strategia russa di attendere il logoramento del supporto occidentale a Kiyv. Lo dice Doug Klain, analista politico di Razom for Ukraine

di Federico Baccini

È bastato appena un mese a Donald Trump per mettere a soqquadro tre anni di unità nello scacchiere transatlantico a sostegno dell’Ucraina contro l'invasione russa. Non solo la decisione di avviare i primi negoziati con il Cremlino senza il coinvolgimento né di Kiyv né degli alleati europei, ma anche l'escalation di accuse nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky - definito da Trump un "dittatore" che porta la responsabilità dell'inizio della guerra con Mosca - mostra già le prime grosse crepe nei rapporti tra le due sponde dell'Atlantico, dalle conseguenze imprevedibili.
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sabato 1 febbraio 2025

Gino Roncaglia: «Credevamo ai supercomputer come Hal 9000, ci siamo sbagliati»

Qual è (e quale sarà) l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla produzione culturale? Che ne sarà delle biblioteche? E dei lavori nel campo dell'editoria? Intervista a Gino Roncaglia

di Marcello Pelizzari

Filosofo e saggista italiano, Gino Roncaglia è docente di editoria digitale, filosofia dell’informazione e digital humanities presso l’Università di Roma Tre. È considerato fra i pionieri dell’uso di Internet in Italia e delle riflessioni sulle sue potenzialità culturali. Questa intervista è stata rilasciata in occasione del Premio Möbius all’Università della Svizzera italiana, a Lugano, con un intervento dal titolo La biblioteca oggi e domani con l’IA.

Professore, innanzitutto: da ignoranti, crediamo che l’intelligenza artificiale non abbia nulla a che fare con la cultura o, meglio, con l’idea che abbaiamo di cultura. Non è così, giusto?
«Farei, innanzitutto, una premessa. C’è un primo, fondamentale rapporto fra i sistemi di intelligenza artificiale e noi. Ed è, banalmente, il fatto che siamo stati noi a crearli. Sono, quindi, un prodotto della nostra intelligenza. Possiamo parlare, allora, di un rapporto genetico. Un altro aspetto importante riguarda il cambiamento di paradigma degli ultimi decenni. L’intelligenza artificiale esiste dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ma originariamente era basata su un paradigma logico-linguistico. Ovvero, sull’idea che la nostra intelligenza fosse basata sulla capacità di ragionare e di usare il linguaggio. E che, di riflesso, logica e linguaggio fossero sistemi governati da regole. Di qui l’idea che, per costruire computer intelligenti, bisognasse individuare quelle regole e darle alla macchina. Era, questa, l’idea alla base di HAL 9000, il supercomputer di 2001: Odissea nello spazio. Kubrick chiese la consulenza di Marvin Minsky, all’epoca il massimo esperto mondiale di intelligenza artificiale. Quando venne girato il film, riassumendo, Minsky credeva che entro il 2001 avremmo avuto supercomputer di quel tipo».

Così non è stato: perché?
«Per due motivi. Il primo: quel modello non era sufficiente, nella misura in cui logica e linguaggio sono due componenti importanti ma non è detto che siano alla base dell’intelligenza. O, se preferite, l’intelligenza in realtà è qualcosa di molto più complesso: gli aspetti logico-linguistici sono il risultato di un’evoluzione. Il secondo, strettamente legato al primo: la nostra intelligenza non è solo un obbligo logico e linguistico. Come individuare, allora, meccanismi che riproducano il nostro comportamento?».

E qui, immaginiamo, arriviamo a un nuovo paradigma.
«Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha lavorato su un paradigma completamente diverso. Legato alle cosiddette reti neurali. L’obiettivo, in questo caso, è imitare il funzionamento dei neuroni del nostro cervello. Ma partendo da premesse probabilistiche e non più deterministiche».

Come funziona, allora, un sistema di intelligenza artificiale moderno?
«In maniera, appunto, statistica e probabilistica. In maniera, quindi, in parte imprevedibile, sebbene noi conosciamo che cosa ci abbiamo messo dentro. Siamo stati noi a dettare i parametri e le regole, ma nonostante ciò non possiamo prevedere con esattezza il modo in cui questi sistemi si comporteranno».

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venerdì 17 gennaio 2025

Sad by design. Il nichilismo digitale e il lato oscuro delle piattaforme

Distrazioni, meme culture, fake news, narcisismo e violenza. La “cultura della rete” sembra aver imboccato una strada senza uscita. E se prima di sognare alternative o altri mondi possibili provassimo a capire il qui e ora in cui ci troviamo? Se ci armassimo di un’analisi lucida, prima che di giudizio?

di Marco Dotti

La cultura di internet mostra chiari segni di crisi. Come ha scritto Julia Kristeva, «non c’è nulla di più triste di un dio morto». Il senso di novità è svanito e ha lasciato il vuoto dietro e davanti a sé. A differenza della nostalgia degli anni Novanta, spiega Geert Lovink, teorico dei media e della rete, fondatore dell’Institute of Network Cultures, «qui gli anni felici della gioventù non ci sono mai stati: siamo passati direttamente dall’infanzia al matrimonio, con tutte le limitazioni che ciò comporta». Chi ha più il coraggio di parlare di “nuovi” media? Quest’espressione, un tempo tanto promettente, ormai viene usata solo da qualche ingenuo neofita». Eppure c’è ancora tutto da capire.
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venerdì 29 novembre 2024

Energia verde, un’occasione da non perdere per la Romania

La Romania è posizionata meglio di molti altri paesi Ue per sviluppare le proprie capacità di produzione di energie rinnovabili. Perché si trasformino in realtà, è necessaria però una chiara volontà politica di raggiungere questo obiettivo strategico

di Laura Popa

Dopo anni in cui la Romania è stata un "paradiso" per gli investimenti nelle energie rinnovabili, il governo di Bucarest è riuscito a mettersi nei guai. 

Entro il 2050 i paesi dell’Ue dovranno raggiungere la neutralità climatica. C’è ancora un enorme potenziale per l’energia rinnovabile in Romania, ma il Paese rischia di non sfruttarlo a causa di interessi politici e cattiva gestione. All’inizio di quest’anno, il ministro dell’Energia Sebastian Burduja ha affermato che nel 2023 la Romania ha avuto una capacità di produzione elettrica quasi dieci volte maggiore rispetto al 2022. In realtà, dicono gli esperti consultati da PressOne, gran parte della capacità totale di produzione di energia della Romania esiste solo sulla carta. Questo anche perché i progetti per nuova capacità di generazione di energia elettrica verde sono ancora in attesa di essere firmati, secondo le informazioni ottenute dalle istituzioni competenti.

La Romania si è impegnata con Bruxelles a far sì che il 36,2% del suo consumo energetico provenga da fonti rinnovabili entro il 2030, PressOne ne ha parlato con l’esperta di energia Corina Murafa.

Energia verde con i fondi europei
La Romania potrebbe aumentare la propria capacità di produzione di energia rinnovabile con l’aiuto dei fondi europei, ovvero il National Rural Development Programme (Nrdp) e il Fondo per la Modernizzazione.

Secondo i dati inviati su nostra richiesta dall'Autorità nazionale di regolamentazione dell'energia, oltre il 40% dell'elettricità della Romania nel 2022 è arrivata da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico, biomassa).

In un’intervista a PressOne, l’esperta di energia Corina Murafa afferma che, a differenza di altri paesi europei, "la Romania è posizionata molto meglio per sviluppare capacità rinnovabile", ma affinché ciò accada lo stato deve decidere in quale direzione vuole andare.

"Noi dobbiamo rispondere ad alcune domande chiave, come il ruolo del nucleare e del gas, perché non possiamo seguire due strade contemporaneamente".

Qual è la capacità totale di produzione di energia in Romania e quali sono le fonti di produzione di energia?

Sulla carta, 19.000 MW (megawatt) installati, ma molti MW che compaiono in questa statistica in realtà non esistono più, perché parliamo di centrali elettriche, soprattutto a carbone, che sono state dismesse.
Probabilmente circa 10.000 MW, ma se si guarda alle medie di produzione giornaliera non andiamo oltre i 7-8.000 MW.

Cosa significa, concretamente, una produzione del genere per un paese come la Romania?

È sufficiente per coprire il nostro consumo di elettricità e anche per diventare di nuovo esportatori netti. Tutto quello che si ottiene dalle rinnovabili, dal fotovoltaico, dall'eolico, è consegnato a livello nazionale o esportato. Fondamentalmente, tutte le capacità funzionano al massimo tecnico possibile.

Ora abbiamo un obiettivo europeo da raggiungere per il 2030, secondo cui il 42% del consumo totale di energia, non solo di elettricità, sarà coperto da energie rinnovabili. Abbiamo raggiunto l’obiettivo del 30%, fissato per il 2020, arrivando a circa il 32% del consumo energetico totale. Questo comprende il riscaldamento, che è in gran parte alimentato a combustibili fossili, e il trasporto.

Il Ministero dell'Energia è l'autorità responsabile dell'attuazione e della gestione del Fondo per la Modernizzazione (FM) e delle riforme e degli investimenti attraverso il Pnrr.

Nell’ambito del programma chiave del FM per la costruzione di nuove centrali elettriche basate su fonti energetiche rinnovabili, è stato aperto un bando per progetti tra dicembre 2023 e marzo 2024, del valore di 500 milioni di Euro, secondo una risposta del Ministero dell'Energia. Sono stati presentati complessivamente 1.408 progetti e finora sono stati firmati tre contratti di finanziamento per un valore di circa 1,4 milioni di Euro.

Sul mix energetico, il consumo di energia elettrica arriva per il 70% da fonti rinnovabili, tra cui idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biomasse. Per quanto riguarda l'energia in generale è invece inferiore, perché il riscaldamento dipende ancora fortemente dai combustibili fossili, così come i trasporti.

Proprio per questo motivo è problematico che la Romania, nell'ultima versione del Piano nazionale integrato per l'energia e il cambiamento climatico, abbia fissato un obiettivo per il 2030 pari solo al 36%. Proporre solo il 4% in più in sette anni è ridicolo, soprattutto quando l’obiettivo collettivo dell’UE è il 42%.

La Commissione europea probabilmente dirà che entro il 2030 almeno il 50% di tutto il consumo energetico della Romania, non solo di elettricità, dovrebbe provenire da fonti rinnovabili.

Come spiega la differenza tra il 50% della Commissione europea e il 36% previsto dalla Romania?

Ho solo alcune ipotesi. Faccio anche parte di un gruppo di lavoro presso il Ministero dell'Energia.

L’obiettivo è ottenere quanto più carbone possibile, non necessariamente per mantenere posti di lavoro, ma per gli interessi delle aziende statali politicizzate, incarichi, appalti e così via.

Negli ultimi anni abbiamo lavorato ad un progetto che modella la transizione energetica in Romania e, secondo i nostri calcoli, è economicamente fattibile e tecnicamente possibile eliminare completamente il carbone dal mix energetico entro il 2027. Non farlo è semplicemente una scelta politica.

Inoltre, c'è un attaccamento nazionale alle centrali elettriche a gas naturale, come il nuovo progetto Neptun Deep (progetto da 4 miliardi di Euro nel Mar Nero, ndr). Allo stesso tempo, le centrali elettriche alimentate a gas al momento sono davvero buone e utili per bilanciare le energie rinnovabili, ma sono piuttosto costose e servirebbero grandi investimenti per adeguarle ai più recenti standard europei sulle emissioni. Se vogliamo produrre elettricità col gas, dobbiamo comunque farlo con meno di 200 grammi di CO2/MWh, il che è molto difficile.

Non ultimo, parliamo anche di un forte attaccamento al nucleare. Vogliamo costruire Cernavodă 3 e 4, e questo non lascia molto spazio alle energie rinnovabili. Esistono studi che dimostrano che le energie rinnovabili come quella eolica, fotovoltaica e lo stoccaggio tramite batterie sono più economiche del petrolio e, in alcuni casi, anche del gas.

Dal mio punto di vista, economicamente e tecnologicamente, siamo anche molto più ambiziosi, ma siamo frenati da alcuni attaccamenti legati ad alcune costellazioni socio-politiche.

Tuttavia, abbiamo problemi reali anche quando pensiamo alla quota delle energie rinnovabili nel mix energetico. Dobbiamo aumentare la capacità di backup, che può avvenire tramite lo stoccaggio. Al momento, lo stoccaggio è costoso, ma il prezzo sta diminuendo. E devi avere la capacità di gas naturale per bilanciare quando il vento non soffia e il sole non splende.

In che modo la crescita della capacità di produzione di energia verde è stata sostenuta dai fondi europei?

In primo luogo, i primi MW di eolico e fotovoltaico installati in Romania non sono stati sostenuti dai fondi comunitari, ma dai certificati verdi. In sostanza, chi installava fonti rinnovabili in Romania e immetteva in rete l'energia prodotta aveva un numero di certificati verdi, a seconda della tecnologia utilizzata. La Romania è così diventata il paradiso delle energie rinnovabili ed è così che si sono sviluppati i grandi parchi eolici.

Nel 2015, tuttavia, il programma è stato interrotto. E se si guardano le statistiche, tra il 2015 e il 2020, la Romania è rimasta costante in termini di capacità installata nel settore eolico e fotovoltaico. Nessuno era incentivato a investire perché la tecnologia era ancora troppo costosa.

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venerdì 6 settembre 2024

Rainer Zitelmann: «Vi spiego la rivoluzione capitalista di Milei»

Il 23 agosto 2024 Rainer Zitelmann - storico, giornalista e imprenditore tedesco - ha rilasciato un’intervista al quotidiano argentino La Nacion. Il ritratto della nazione sudamericana è a due facce: da un lato, grazie alla cura Sturzenegger, l'inflazione su base mensile è scesa dal 25 al 4%, ma contemporaneamente il numero dei poveri è passato dal 40% al 55%
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venerdì 29 marzo 2024

Catherine Malabou: «L’AI è un’estensione logica della storia dell’intelligenza»

Cos’è l’intelligenza? E come cambia, se cambia, nella sua versione artificiale? 

di Marco Dotti

Apprendimento automatico, apprendimento profondo, chip cerebrale. L’intelligenza artificiale ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, ma questa rapida evoluzione solleva altrettanti interrogativi etici ed esistenziali, oltre alle preoccupazioni per le sue implicazioni sociali.

Avremo ancora un lavoro domani? La nostra intelligenza sta diventando inutile e obsoleta? Le macchine prenderanno il nostro posto? Domande del genere, di solito, sottintendono già delle risposte. Ma non possiamo essere così ingenui da ascoltarle, perché come osservava sarcastico il sociologo Pierre Bourdieu, nelle sue Meditazioni pascaliane (Feltrinelli, 1997), «quel che accade oggi con l’Intelligenza Artificiale non è altro che la versione contemporanea di un vecchissimo problema politico.
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giovedì 2 novembre 2023

Gerhard Schröder: «Perché la pace in Ucraina si decide a Washington»

Nell’intervista alla Berliner Zeitung, l’ex cancelliere Gerhard Schröder rilancia una versione dei fatti sulla guerra in Ucraina molto vicina a quella del Cremlino ma che tuttavia sembrerebbe credibile: secondo Schröder nel marzo 2022 ci sarebbe stata la disponibilità degli ucraini per arrivare ad un accordo di pace, ma gli americani avrebbero bloccato il processo

di Tomasz Kurianowicz e Moritz Eichhorn

Si dice che lei abbia cercato di mediare da solo...

Nel 2022 ho ricevuto una richiesta dall’Ucraina che mi chiedeva di fare da mediatore tra Russia e Ucraina nella guerra in Ucraina. La domanda era se potevo trasmettere un messaggio a Putin. Sarebbe arrivato anche qualcuno che aveva un rapporto molto stretto con lo stesso presidente ucraino. Si trattava di Rustem Umjerov, l’attuale ministro della Difesa ucraino. È un membro della minoranza tatara di Crimea. Allora la domanda era: come possiamo porre fine alla guerra?

Come?

Ci sono cinque punti. Primo, la rinuncia all’adesione dell’Ucraina alla Nato. L’Ucraina non può comunque soddisfare le condizioni. Secondo: il problema della lingua. Il Parlamento ucraino ha abolito il bilinguismo. Questo deve essere cambiato. Terzo: il Donbass rimane parte dell’Ucraina. Ma il Donbass ha bisogno di maggiore autonomia. Un modello funzionante sarebbe quello dell’Alto Adige. Quarto: l’Ucraina ha bisogno di garanzie di sicurezza. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania dovrebbero fornito queste garanzie. Quinto: la Crimea. Da quanto tempo la Crimea è russa? Per la Russia la Crimea non è solo una striscia di terra, ma fa parte della sua storia. Si potrebbe porre fine alla guerra se non fossero in gioco interessi geopolitici.

E il diritto internazionale?

Non si tratta solo di una questione legale. Gli unici che potrebbero risolvere la guerra nel rapporto con l’Ucraina sono gli americani. Nei negoziati di pace del marzo 2022 a Istanbul con Rustem Umjerov, gli ucraini non hanno accettato la pace perché non potevano farlo. Dovevano prima verificare con gli americani tutto ciò di cui parlavano. Ho avuto due colloqui con Umjerov, poi uno a tu per tu con Putin e poi con l’inviato di Putin. Umjerov ha aperto la conversazione con i saluti di Selenskyj. Il modello austriaco o il modello 5+1 è stato proposto come compromesso per le garanzie di sicurezza dell’Ucraina. Umjerov lo ha trovato valido. Ha mostrato disponibilità anche sugli altri punti. Ha anche detto che l’Ucraina non vuole entrare nella Nato. Ha anche detto che l’Ucraina vuole reintrodurre la lingua russa nel Donbass. Ma alla fine non è successo nulla. La mia impressione: non poteva succedere nulla, perché tutto il resto era deciso a Washington. È stato fatale. Perché il risultato finale sarà che la Russia sarà sempre più legata alla Cina, cosa che l’Occidente non dovrebbe volere.

E gli europei?

Hanno fallito. Ci sarebbe stata una finestra nel marzo 2022. Gli ucraini erano pronti a parlare della Crimea. Anche il giornale Bild lo aveva confermato all’epoca.

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giovedì 27 luglio 2023

Franco Rella: «Pericolosi e stranieri, siamo tutti in esilio»

Il post-umano è un troppo pieno, un pieno che cancella quello spazio interstiziale, quello Zwischen come lo chiamava la Arendt, in cui nasce la relazione. Al contrario, l’esilio come condizione è qualcosa che si avvicina allo svuotamento, alla kenosis. Per quanto possa apparirci paradossale, lo svuotamento è la condizione che crea spazio per la relazione. Il post-umano, nella pretesa di superarle, rende statiche le frontiere. L’esilio, al contrario, le mette continuamente in crisi

di Marco Dotti

Gli scrittori, insegnava Hans Urs von Balthasar, »sono creatori di luoghi aperti, dove emergono problemi fondamentali e si spalancano finestre». Abbiamo bisogno di finestre aperte, nel chiuso di un discorso pubblico sempre più arroccato dietro muri e confini.
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giovedì 6 luglio 2023

David Harvey: «In Francia, il neoliberalismo diventa violento e autocratico»

Intervista al geografo ed economista David Harvey, uno dei marxisti più influenti della nostra epoca, sullo stato del capitalismo, la sinistra francese e l’importanza del pensiero di Karl Marx

di Mathieu Dejean e Romaric Godin

David Harvey è una delle figure più importanti del marxismo contemporaneo. Di passaggio a Parigi, ha incontrato, il 12 aprile, su invito dell’Institut La Boétie, Jean-Luc Mélenchon. Grande critico del capitalismo, instancabile portatore del pensiero di Karl Marx, geografo pensatore degli effetti concreti del capitale sullo spazio, questo britannico di 88 anni è da sempre un attento osservatore della realtà economica, sociale e geografica.

A margine di questo incontro e di una serie di altri interventi in Francia, David Harvey ha accettato di rispondere alle domande di Mediapart sullo stato attuale del capitalismo, il suo rapporto con l’ex candidato de La France insoumise (LFI) alle elezioni presidenziali, e di Marx.
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giovedì 1 giugno 2023

Marta Ottaviani: «Perché la Turchia è ormai una democratura

“Con queste elezioni la Turchia si va a collocare nell’insieme delle cosiddette democrature, ossia dittature mascherate che con la democrazia di stampo europeo non hanno più niente a che vedere”. Conversazione con Marta Ottaviani, giornalista e saggista esperta di Turchia e Russia

di Marco Orioles

“Con queste elezioni la Turchia si va a collocare nell’insieme delle cosiddette democrature: con la democrazia di stampo europeo non ha più niente a che vedere”

È questo l’amaro commento che Marta Ottaviani, giornalista e saggista esperta di Turchia e Russia, offre in questa intervista di Start Magazine dedicata alle elezioni presidenziali che la scorsa domenica hanno per la terza volta incoronato a Presidente Recep Tayyip Erdogan, cementandone un potere che appare ormai indistruttibile
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venerdì 26 maggio 2023

Un enciclopedista dei nostri tempi

Intervista con l'autore francese Philippe Sollers, che parla del suo impegno contro l'oblio della storia e delle sue prese di posizione sui nodi essenziali della nostra epoca: le biotecniche, la genetica, il rapporto tra i sessi dopo gli anni `70. «Propongo di tornare al dibattito ideologico. Rispetto al secolo dei Lumi, oggi noi siamo in ritardo»

di Marco Dotti 

«In futuro, avremo sempre meno scrittori. Più si pubblica, meno letteratura si ha a disposizione e coloro che gestiscono il sistema editoriale su questo punto non fanno che mentire». Philippe Sollers non usa mezzi termini, quanto a polemiche e sarcasmo, lui che, a detta dei suoi numerosi detrattori, ai piani alti dell'editoria risiede da una vita. Vivacissimo, sicuro di sé, abituato a farsi attraversare da ogni tipo di critica - «ma restituisco sempre il favore», puntualizza minaccioso - per il suo ultimo libro ha scelto un titolo provocatorio, Poker (Gallimard, 2005, pp. 216, euro 16,90). Provocatorio ma indicativo di uno stile in cui «vocazione alla scrittura e al rischio» si intrecciano con una innata passione per il «doppio gioco» intellettuale e per tutto quanto possa disorientare il lettore o l'avversario, considerati spesso alla stessa stregua. «Scrivere non è obbligatorio», dichiara, ma «se decidete di farlo sappiate che sarete sempre sul filo del rasoio».
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venerdì 28 aprile 2023

Grecia: se la Privacy è usata contro la libertà di stampa

L'uso strumentale della protezione dati UE minaccia la libertà di stampa in Grecia. Il caso della giornalista Stavroula Poulimeni e della testata indipendente Alterthess, condannati in prima istanza a pagare un risarcimento di 3.000 euro a Efstathios Lialos, dirigente della miniera d'oro Hellas Gold

di Alessio Giussani

Alla fine di marzo, la giornalista Stavroula Poulimeni e la testata indipendente Alterthess sono stati condannati in prima istanza a pagare un risarcimento di 3.000 euro a Efstathios Lialos, dirigente della miniera d'oro Hellas Gold.

Secondo la sentenza, Poulimeni avrebbe violato la privacy del dirigente citandone nome e ruolo in un articolo del 2020 sulla condanna di Lialos per inquinamento ambientale nella penisola Calcidica, nel nord della Grecia.
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venerdì 24 febbraio 2023

Il futuro del Donbass secondo Izolyatsia

Mykhailo Glubokyi è tra gli animatori dello spazio culturale Izolyatsia, fondato a Donetsk e poi trasferitosi a Kyiv. Un anno fa, allo scoppio del conflitto rilasciò questa intervista che oggi va riletta per il valore storico che assume

di Francesco Brusa

«Il nostro compito non è quello di “correggere” le persone o quello di dire loro cosa devono pensare, piuttosto dovremmo essere capaci di offrire un'idea credibile di futuro insieme».

Quando la storia sembra ripetersi: i membri di Izolyatsia - associazione culturale e artistica che nel 2014, alle prime avvisaglie della guerra del Donbass, fu costretta a trasferirsi da Donetsk perché la sua sede fu occupata dalle forze separatiste e poi trasformata in una prigione - non immaginavano certo di dover affrontare difficoltà simili a otto anni di distanza.
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giovedì 16 febbraio 2023

Judith Herrin: «Non c'è nessun tramonto dell'Occidente»

I barbari e la cultura classica, il falso scontro di civiltà, il potere delle donne dalla Persia all’Iran, Putin e il tradimento di Bisanzio. Dialogo con la grande studiosa britannica che spiega: "Roma non cadde, divenne multietnica"

di Silvia Ronchey

«Decadenza e caduta dell'Occidente? Non direi». Da qualche anno lo sguardo austero di Judith Herrin si è fatto più ironico. Si allarga scintillando da Bisanzio alla storia globale e dal passato al presente ora che da Oxford è venuta a festeggiare il suo ottantesimo compleanno a Ravenna, di cui le è stata data la cittadinanza onoraria in occasione dell'uscita del rivoluzionario libro (Ravenna, capitale dell'impero, crogiolo d'Europa, Rizzoli) nel quale si occupa di un'epoca cruciale: quella della caduta dell'impero romano d'Occidente.
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