Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale
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mercoledì 10 dicembre 2025

L’Ue approva la deregolamentazione dei nuovi Ogm



di Enrica Perucchietti

L’Unione Europea ha dato il via libera al nuovo quadro regolamentare per le cosiddette “Nuove Tecniche Genomiche” (Ngt), soprannominate in Italia “Tea” (Tecniche di Evoluzione Assistita): buona parte delle piante ottenute con queste tecniche sarà considerata equivalente a varietà convenzionali e, quindi, sarà esentata da obblighi di etichettatura, valutazione del rischio e monitoraggio ambientale. Le organizzazioni contadine, dell’agricoltura biologica e ambientaliste condannano senza appello l’accordo, denunciando l’assenza di un adeguato monitoraggio degli impatti su salute e biodiversità, i gravi rischi per il settore biologico e la totale mancanza di limiti allo strapotere delle multinazionali sementiere.

Dopo oltre due anni di negoziati, l’Ue ha definito una classificazione chiara: le Ngt saranno divise in due categorie, Ngt-1 e Ngt-2. Le piante della classe Ngt-1 – che comprendono prodotti di laboratorio considerati equivalenti a quelli della natura, con modifiche minime al genoma – saranno trattate come piante convenzionali. Per esse non ci sarà l’obbligo di etichettatura né di tracciabilità, né altre misure restrittive. In questa categoria, attualmente ricade il 94% dei nuovi Ogm in fase di studio. Le varietà catalogate come Ngt-2, cioè, quelle con modifiche più ampie di una soglia arbitraria di 20 nucleotidi, o con tratti potenzialmente sensibili – come tolleranza agli erbicidi o effetti insetticidi – resteranno soggette alla normativa vigente per gli Ogm: autorizzazioni, controlli, etichette informative. Gli Stati membri avranno anche la facoltà di vietare o limitare la coltivazione sul proprio territorio. Secondo le autorità comunitarie e alcuni rappresentanti del mondo agricolo, la mossa rappresenta un’opportunità per rinnovare e modernizzare il settore agrario europeo: le nuove varietà potrebbero essere più resistenti agli stress ambientali, come siccità o inondazioni e tolleranti a condizioni sempre più difficili causate dai cambiamenti climatici. Inoltre, potrebbero richiedere un uso inferiore di fertilizzanti e pesticidi, con benefici per la sostenibilità e la competitività della produzione agroalimentare. In una nota, la confederazione agricola Coldiretti ha definito l’intesa «un passo avanti importante» per valorizzare le potenzialità delle tecniche di evoluzione assistita a favore degli agricoltori europei.

La decisione ha però suscitato l’allarme di molte associazioni per l’agricoltura biologica, ambientaliste e per la tutela dei consumatori – tra cui FederBio, Slow Food, Greenpeace, Lipu e altre – che bollano l’accordo come un grave passo indietro per la tutela della biodiversità, dell’ambiente e della sovranità alimentare. «I Tea sono Ogm e come tali devono essere regolamentati», spiega FederBio, che invita la plenaria dell’Europarlamento a bocciare la proposta e i governi a rifiutarla. Il nodo centrale delle critiche riguarda la liberalizzazione delle Ngt-1: esentare dalla regolamentazione piante ottenute con tecniche genetiche, senza obblighi di etichettatura e tracciabilità, significa aprire la porta a una diffusione su larga scala di varietà potenzialmente brevettate. Le nuove norme favorirebbero, infatti, le multinazionali, permettendo loro di brevettare le sementi. Questo potrebbe compromettere la certificazione di chi produce biologico o alimenti “Ogm-free” e mettere a rischio varietà tradizionali e locali, elemento chiave della biodiversità agraria. La contaminazione genetica dei campi non sarebbe più controllabile e le aziende agricole convenzionali o biologiche correrebbero il rischio di perdere lo status e la fiducia del mercato. Vi è poi un problema di trasparenza e oneri: in caso di danni ambientali o sanitari, le imprese che immettono sul mercato prodotti Ngt-1 potrebbero sottrarsi a controlli o responsabilità, rendendo difficile la tracciabilità e la tutela dei consumatori.

L’accordo deve ancora essere formalmente approvato: il testo passerà per il voto del Parlamento Europeo e per la ratifica da parte dei governi degli Stati membri. Non è ancora chiaro se le maggioranze siano consolidate. Se entrerà in vigore, il nuovo regolamento potrà cambiare radicalmente il volto dell’agricoltura in Europa: da una parte offrendo nuove opportunità di resilienza climatica, produttività e innovazione varietale; dall’altra aprendo a scenari critici per il biologico, la biodiversità, la tracciabilità del cibo e la trasparenza verso i consumatori. Il dibattito, già acceso, rischia di intensificarsi. Per molte associazioni, la partita non è chiusa: chiedono che il regolamento venga respinto o quantomeno rivisto nelle aule europee prima di qualsiasi approvazione definitiva. La posta in gioco non è solo normativa: riguarda il futuro stesso del cibo che coltiviamo e mangiamo.

Enrica Perucchietti per L’Indipendente
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Il ritorno del ribelle? Alexis Tsipras e la rivoluzione incompiuta

Dall’euforia della vittoria del 2015 alla dura realtà del debito, dell’austerità in Grecia e del compromesso politico, Alexis Tsipras è sempre stato una figura contraddittoria. Ora è fuori dal Parlamento, ma il ribelle si sta preparando a tornare alla ribalta

di Mary Drosopoulos

Era la tarda notte del 25 gennaio 2015 quando la folla nel centro di Atene esplose in un applauso. Le bandiere greche sventolavano contro il chiarore dei riflettori e un grezzo inno rock, “Rock the Casbah”, risuonava dagli altoparlanti: un titolo inaspettato quanto il momento politico.

Un ingegnere quarantenne diventato attivista emerse dal tunnel del palco dell’auditorium: Alexis Tsipras. Alzò il pugno, la folla esultò. Per un Paese martoriato da anni di crisi e austerità, la scena sembrò un sospiro collettivo, la promessa che qualcosa di nuovo potesse finalmente iniziare.
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mercoledì 3 dicembre 2025

Slovenia, quando la sinistra fa il lavoro sporco della destra

Il centrosinistra sloveno risponde alla richiesta di “ordine” con provvedimenti al limite della costituzionalità: sullo sfondo, la questione rom e un anno elettorale ad alta tensione

di Stefano Lusa

Correva l’anno 2006, quando Toni Negri venne al centro sociale Rog di Lubiana. Il “cattivo maestro” parlò di un mondo dominato non più dagli Stati-nazione, ma da un sistema globale al quale si poteva contrapporre solo il potere della moltitudine.

La vecchia fabbrica di biciclette era stata occupata da artisti e attivisti. In quell’occasione Negri disse anche che tra i governi di centrodestra e quelli di centrosinistra non c’era differenza, e che spesso la sinistra finiva per fare il lavoro sporco della destra.

Anni dopo, su richiesta del comune, il centro sociale venne sgomberato con l’aiuto dei reparti speciali della polizia. Al suo posto, l’amministrazione cittadina di centrosinistra realizzò un creative hub, uno spazio pubblico di produzione digitale, culturale e artigianale. Un altro simbolo della “Lubiana da bere” del sindaco eterno Zoran Janković.
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mercoledì 26 novembre 2025

ProtectEU, la nuova architettura della sicurezza europea

Nel momento in cui l’Unione Europea ridefinisce il proprio ruolo nello scenario globale, la sicurezza emerge come nuovo terreno di integrazione funzionale. ProtectEU non rappresenta soltanto una risposta alle minacce, ma un progetto politico di coesione che trasforma la sicurezza in uno dei pilastri di una sovranità europea condivisa e moderna

di Elena Cioffi

La sicurezza è il fondamento di tutte le nostre libertà.” Con queste parole, la Commissione Europea ha presentato il 1 aprile 2025, a Strasburgo, ProtectEU, la nuova strategia di sicurezza interna dell’Unione. Non si tratta di un documento tecnico né di un aggiornamento di politica pubblica. ProtectEU ridefinisce il modo in cui l’Europa pensa e costruisce la propria sicurezza, trasformandola in un progetto politico condiviso.
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Eurotassa sul junk food? Prima di mettere una nuova tassa, cancellare una vecchia spesa

L’Unione europea è già oggi una delle aree del globo caratterizzate dalla più alta pressione fiscale e dalla più pervasiva presenza pubblica

di Istituto Bruno Leoni

Una tassa europea sul cibo spazzatura? Se ne parla da tempo, ma pare che questa volta ci siamo vicini. L’imposta soddisferebbe due obiettivi: da un lato, la Commissione europea ha bisogno di individuare entrate (e quindi basi imponibili) per finanziare le politiche comuni senza chiedere agli Stati membri maggiori trasferimenti (è la stessa ragione per cui, tempo fa, si parlava di una tassa europea sulle grandi imprese); dall’altro, l’ambizione di raddrizzare il legno storto dell’umanità attraverso tasse e regole è particolarmente sentita a Bruxelles, che non vede l’ora di sperimentare strumenti nuovi.
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venerdì 31 ottobre 2025

I Quattro Cavalieri della Tech-pocalisse europea

Aver abdicato agli Stati Uniti qualsiasi iniziativa in campo digitale ha reso l’Europa fragile sotto ogni punto di vista. La dimostrazione lampante è nella partita sull'intelligenza artificiale, dove il Vecchio Continente si mostra per quel che davvero è: un continente vecchio

di Mario Seminerio

Nel terzo trimestre, la crescita tedesca è stata pari a zero, portando la crescita tendenziale, corretta per i giorni lavorati, allo 0,3 per cento, la più debole del G7. Prosegue quindi la stagnazione della Germania, del cui rischio vi avevo ampiamente allertati quando i modelli econometrici insistevano a pronosticare corposi rimbalzi “il prossimo anno”.
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Adesione Ue: Cipro d'esempio per Ucraina, Georgia e Moldova?

La mancanza di integrità territoriale di Cipro - dal 2004 membro dell'Ue - non è mai stato un problema esistenziale per l'Unione, ma per i tre nuovi candidati potrebbe non essere lo stesso. Intervista a Denis Cenușa, esperto associato al Geopolitics and Security Studies Center

di Federico Baccini

Sono passati ormai tre anni e mezzo dalla richiesta di adesione all'Unione europea da parte di Ucraina, Moldova e Georgia. Tra percorsi spediti verso l'obiettivo 2027, a ostacoli con i veti dell'Ungheria di Orbán, o bloccati per gli incontestabili regressi democratici, per tutti i tre candidati rimane presente - seppur sottotraccia - una questione tanto cruciale sul piano nazionale quanto complicata a livello europeo: la presenza di territori separatisti o occupati dalla Russia.
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mercoledì 29 ottobre 2025

Gli investimenti Ue per la difesa: un primo passo con molte criticità

La Commissione Europea stima 800 miliardi di investimenti nei prossimi quattro anni per rafforzare la difesa europea. Come sono calcolati e i possibili rischi insiti nei piani Ue

di Paolo Pellegrini

Nelle intenzioni della Commissione Europea gli investimenti in materia di Difesa che i Paesi dell’Ue dovrebbero realizzare nei prossimi quattro anni ammontano a 800 miliardi di euro. Secondo quanto delineato nei piani ReArm Europe/Readiness 2030 (condivisi negli obiettivi generali da Parlamento e Consiglio) tali investimenti, sovrapponibili o complementari a quelli richiesti ai propri membri dalla Nato, saranno realizzati soltanto in minima parte tramite indebitamento comune e per il resto saranno a carico diretto dei bilanci degli Stati membri, grazie a un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità.

Debito comune e investimenti nazionali
Il fondo Safe (Security action for Europe) permetterà di raccogliere sul mercato fino a 150 miliardi di euro, garantiti dall’Ue, da girare agli Stati che ne hanno fatto richiesta (18, tra cui l’Italia per 14,9 miliardi) sotto forma di prestiti a basso interesse e lunga scadenza (i rimborsi sono previsti a partire dal decimo anno e per una durata di ben 45 anni). Per accedere al fondo è necessario che gli Stati procedano ad acquisti congiunti almeno insieme a un altro Stato Ue, che gli armamenti rientrino in alcune definite categorie (ovviamente nell’ambito degli standard Nato) e che almeno il 65% di ogni prodotto sia costruito in un Paese europeo. Questi investimenti, dunque, contribuiscono a definire un livello sia pure minimo di coordinamento europeo e di stimolo all’industria Ue.
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mercoledì 22 ottobre 2025

La Roadmap per la prontezza difensiva europea: obiettivo 2030

L’Unione Europea ha scelto alcuni progetti strategici per costruire concretamente la
prontezza delle capacità difensive europee, per fronteggiare la “persistente minaccia”
rappresentata da una Russia ostile e militarizzata ai suoi confini orientali. Un passo
davvero ambizioso verso una vera politica di sicurezza europea, ma i nodi di governance e
integrazione restano per ora irrisolti


di Giulio Croce

Il 16 Ottobre 2025, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera
Europea, Kaja Kallas, hanno presentato la nuova Roadmap Difensiva per rafforzare le
capacità europee. Il documento, chiamato ufficialmente “Preserving Peace – Defence
Readiness Roadmap 2030”, dà seguito alla svolta securitaria iniziata con la pubblicazione
del Libro Bianco per la Difesa – Readiness 2030 (cui il nome è chiaramente richiamato dal
titolo della Roadmap).
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Il crepuscolo del macronismo e il doppio governo Lecornu

Dopo la caduta del governo Bayrou e la nomina di Sébastien Lecornu, la Francia entra in una fase di sfilacciamento politico e sociale. La France Insoumise denuncia la “continuità nell’austerità”, mentre le piazze mostrano la profondità del dissenso e la fragilità dell’esecutivo

di Giulio Chinappi

La sequenza aperta dalla caduta del governo Bayrou e dalla successiva nomina di Sébastien Lecornu a Matignon ha illuminato quella che, quella che in Francia viene chiamata l’“eccezione centrista macroniana”, capace per anni di imporsi come cerniera tra destra e sinistra, è entrata in una stagione crepuscolare. Sul piano istituzionale, l’assenza di una maggioranza stabile e la necessità di cercare voti “a geometria variabile” rendono l’esecutivo dipendente da tatticismi parlamentari; su quello sociale, la ripresa della mobilitazione unitaria e l’ampiezza dei cortei svoltisi dal 18 settembre in poi hanno mostrato una società polarizzata, stanca dei sacrifici a senso unico e ormai impermeabile alla retorica della “responsabilità” di bilancio.
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mercoledì 15 ottobre 2025

La guerra di Putin contro l’Europa

È la Russia a provocare con le sue guerre neo-imperialiste il riarmo dell’Europa, o è l’Europa che con il riarmo provoca la Russia? Non importa, la questione è un’altra: se l’Ucraina diventasse il ventottesimo stato membro, l’eccezionalismo russo verrebbe incrinato, e la Russia perderebbe una volta per tutte un grande mercato di sbocco per i suoi prodotti

di Gabriele Catania

Nella notte tra il 9 e il 10 settembre una ventina di droni ha violato lo spazio aereo della Polonia – uno Stato membro della UE e della NATO. Alcuni di essi sono stati abbattuti, principalmente dai caccia F-35 dei Paesi Bassi intervenuti (al pari di un E-550A italiano decollato dalla base aerea di Ämari, in Estonia) per dare manforte alla Siły Powietrzne, l’aeronautica militare polacca.
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mercoledì 8 ottobre 2025

La crisi abitativa nei Balcani occidentali

In città come Belgrado, Tirana e Pristina il costo degli alloggi è ormai troppo alto rispetto al livello delle retribuzioni. Il mercato immobiliare è sempre meno accessibile, soprattutto per i giovani, ma le istituzioni stentano a fare la loro parte

di Jovana Matthews*

Da sette anni Dejana Stošić vive in affitto a Belgrado. Questa ventiseienne originaria di una cittadina del sud della Serbia lavora per un’azienda privata e ha da poco visto aumentare il suo stipendio, ma per il momento non ha in programma di lasciare l’alloggio condiviso in cui abita. Il costo della vita nella capitale serba ormai è molto alto.
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La Banca centrale europea semplifica anche la supervisione bancaria

Per non perdere terreno rispetto agli Stati Uniti, anche l'Europa sceglie di «razionalizzare» la supervisione bancaria

di Valentina Neri

Il 15 settembre 2008 Lehman Brothers –all’epoca la quarta più grande banca d’investimento statunitense – dichiarò bancarotta. Scatenando il panico nei mercati e dando il via alla crisi finanziaria globale. Le istituzioni si trovarono obbligate a intervenire su un sistema bancario ipertrofico, sregolato e intrinsecamente rischioso. A pochi giorni dal 17° anniversario del crac, Sharon Donnery – che fa parte del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea – annuncia tramite una nota le «misure concrete per razionalizzare e semplificare la supervisione bancaria europea, preservando al contempo la resilienza che abbiamo lavorato così duramente per costruire».

La Bce sposa così il mantra della semplificazione, tanto caro alle istituzioni dell’Unione di questi tempi.
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mercoledì 1 ottobre 2025

L’isola che non studia più: dal primato accademico alla crisi dell’università britannica

Un tempo punto di riferimento internazionale del settore, le università britanniche attraversano una crisi profonda. Il blocco delle rette, gli investimenti attuati per attrarre, in una logica competitiva, iscritti, e la stretta sull’immigrazione regolare da parte di successivi governi, hanno contribuito a portare molti atenei sull’orlo del collasso finanziario. Ma l’emergenza più grave è quella educativa: la qualità della didattica dovrebbe preoccupare almeno quanto i deficit dei bilanci

di Emilio Carnevali

Con 600 milioni di copie vendute, la saga di Harry Potter è probabilmente seconda solo al Libretto Rosso di Mao nella classifica dei libri (non religiosi) più diffusi nella storia. I personaggi e le avventure di quel mondo fantastico sono frutto della geniale fantasia di J.K. Rowling. Ma i luoghi, le atmosfere e i rituali della vita comunitaria sono quelli della tradizione accademica inglese, spesso “celebrati” amplificandone i tratti originali.
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I danni dell’austerità: chi è povero vive 7 anni in meno

Chi vive in povertà nei Paesi membri dell’Unione Europea può arrivare a perdere fino a sette anni di vita rispetto a chi gode di condizioni economiche più favorevoli. È quanto emerge dall’analisi diffusa dalla Commissione europea in un rapporto in cui si evidenzia come le disuguaglianze sociali e sanitarie siano profondamente radicate e aggravate dalle politiche restrittive che hanno segnato l’ultimo decennio

di Enrica Perucchietti

Una fotografia che smaschera una contraddizione fondamentale nel modello europeo: l’Unione che oggi denuncia le conseguenze dell’austerità, è la stessa che per anni ha imposto quei vincoli che hanno compromesso diritti sociali, welfare e sanità pubblica.
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giovedì 25 settembre 2025

La Francia si prepara al post Bayrou: tra crisi economica e sfide europee

La crescita esponenziale del debito pubblico in Francia ha messo in crisi il governo Bayrou. Tra il rischio di recessione economica e il possibile intervento del Fondo Monetario Internazionale, il primo ministro ha sottoposto al voto di fiducia dell’Assemblea nazionale il piano di risparmi da 44 miliardi di euro. Tuttavia, l’esito negativo dimostra come la crisi del debito sia anche politica, con il rischio di escalation sull’intera Eurozona

di Alexandra Elena Vechiu

L’instabilità politica non è più l’eccezione in Francia che, dal 2024, ha visto succedersi tre governi. L’esecutivo di François Bayrou, oltre a non essere stato sostenuto dalla maggioranza, si è trovato alle prese con un preoccupante rapporto debito/PIL, pari al 114%. Pur restando la seconda economia europea, le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sono tutt’altro che ottimistiche e Parigi rischia di diventare l’anello debole dell’Unione.
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mercoledì 17 settembre 2025

Cop30 di Belém: l’Europa è divisa sugli obiettivi climatici

L’Ue è divisa sugli Ndc e rischia di arrivare alla Cop30 di Belém senza obiettivi climatici condivisi, minando la sua leadership globale

di Antonio Piemontese

L’Europa rischia di arrivare alla Cop30 di Belém sul clima a mani vuote. Il problema sono i cosiddetti Ndc (national determined contributions). I Ventisette non si mettono d’accordo sugli obiettivi da darsi per la riduzione delle emissioni al 2035, che dovrebbero essere presentati entro fine mese.

La decisione avrebbe dovuto essere presa giovedì 18 settembre dal Consiglio dei ministri per l’Ambiente. Ma l’Unione è spaccata. Se Spagna, Danimarca e Finlandia sono favorevoli ad aumentare l’ambizione climatica, i contrari sono molti, a partire da Ungheria, Slovacchia e Polonia. Nel novero di chi rema contro c’è anche l’Italia.
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Slovenia, autunno caldo

Il premier sloveno si prepara ad andare a nozze con Tina Gaber, influencer che avrà un sicuro peso nella prossima campagna elettorale. Alle urne, Robert Golob e il suo partito Movimento e Libertà cercheranno di assicurarsi un secondo mandato, per portare a termine le riforme promesse quattro anni fa

di Stefano Lusa 

I due piccioncini si sposeranno sabato a Strugnano. Nel parco di Villa Tartini, a due passi dal mare, il premier Robert Golob e la sua compagna Tina Gaber, pronunceranno il fatidico sì di fronte al sindaco di Lubiana, che verrà appositamente dalla capitale per l’occasione.

Un matrimonio privato, ma anche un evento politico. Tina Gaber non è silenziosa ed invisibile come Melania Trump, la sua connazionale d’America, che si accontenta di stare nell’ombra del marito.

Trentanove anni, influencer e reginetta nei concorsi di bellezza, era comparsa sulla scena nell’aprile del 2023, quando nel corso di una visita ufficiale del presidente macedone aveva accompagnato la sua signora in giro per la Slovenia.
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mercoledì 10 settembre 2025

Kosovo, crisi senza fine

Sette mesi dopo le elezioni, il Kosovo ancora non ha un parlamento costituito: l’assemblea ha finalmente eletto un presidente, per poi però bloccarsi sulla scelta del vice-presidente serbo. Una situazione che resta divisiva e incerta

di Mehmet Krasniqi

Il Kosovo è entrato in una nuova fase di incertezza istituzionale. Il "Movimento Vetëvendosje", che ha vinto le elezioni ma non ha ottenuto la maggioranza parlamentare, ritiene che l'Assemblea sia costituita, ma questa posizione è contestata dai partiti di opposizione e dai giuristi.
Sei mesi e mezzo dopo le elezioni parlamentari e dopo 60 sessioni costitutive dell'Assemblea, Dimal Basha, proposto da "Vetëvendosje", è stato finalmente eletto Presidente con i voti del "Partito Democratico del Kosovo" (PDK) e dell'"Alleanza per il Futuro del Kosovo" (Aak).
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mercoledì 3 settembre 2025

Francia: il Governo Bayrou alla prova del voto di fiducia

Il Primo Ministro francese François Bayrou ha annunciato per il prossimo 8 settembre un voto di fiducia sul proprio esecutivo di minoranza. Con il già annunciato voto contrario di Rassemblement National e La France Insoumise, sembra molto probabile che la Francia si trovi presto nuovamente senza capo di Governo

di Giorgio Fioravanti


Il primo ministro Bayrou si gioca tutto chiedendo un voto di fiducia
Negli ultimi giorni la Francia è ripiombata nell’ennesima crisi politica della Quinta Repubblica. Il prossimo 8 settembre è in programma un voto di fiducia nei confronti dell’attuale Primo Ministro François Bayrou, nominato dal Presidente della Repubblica Emmanuel Macron lo scorso dicembre. Nonostante l’affermazione di estrema destra ed estrema sinistra alle ultime elezioni europee tenutesi a giugno 2024, il Presidente francese aveva deciso di affidare la formazione del Governo a un centrista moderato come Bayrou, leader del piccolo partito Movimento Democratico (MoDem). Ciò aveva provocato l’inevitabile dissenso da parte delle opposizioni, le quali avevano accusato Macron di “aver calpestato la volontà popolare e i principi della democrazia”. A distanza di alcuni mesi, la situazione non è mutata, ma è anzi peggiorata. Il Governo di minoranza di Bayrou ha ora l’arduo compito di adottare il bilancio finanziario annuale, che prevede tagli per circa 44 miliardi di euro dovuti alla scarsa crescita dell’economia francese, circa +0,3% nel secondo quadrimestre del 2025. La richiesta di un voto di fiducia da parte dello stesso Primo Ministro rischia di rivelarsi un importante autogol, dal momento che il Rassemblement National e La France Insoumise, i due partiti oggi più popolari in Francia hanno, prevedibilmente, già dichiarato che voteranno contro la fiducia a Bayrou.

I cittadini e i principali partiti francesi chiedono le elezioni
Qualora dovesse essere sfiduciato, come ritenuto probabile dai sondaggi, Bayrou sarebbe solo l’ultimo capo del Governo in ordine di tempo a perdere il sostegno popolare, dopo Borne, Attal e Barnier. Alcuni sondaggi su un campione di cittadini francesi mostrano come quasi il 70% sia favorevole alla convocazione di nuove elezioni, mentre circa il 65% desidera che il Presidente Macron si dimetta senza aspettare la scadenza del proprio mandato nel 2027. Tali istanze sono riprese di continuo tanto dai nazionalisti del Rassemblement National quanto dai populisti di sinistra de La France Insoumise. I rispettivi leader, Jordan Bardella e Marine Le Pen da una parte e Jean-Luc Mélenchon dall’altra, ritengono che Macron non abbia altra scelta se non quella di sciogliere il Parlamento e convocare nuove elezioni. Non è detto, tuttavia, che tale soluzione risolva lo stallo politico che persiste in Francia da più di tre anni.

Conto alla rovescia per il futuro del governo Bayrou
Nonostante l’esito di eventuali elezioni anticipate non possa garantire un ritorno alla stabilità politica, diversi osservatori ritengono che la “caduta” di Bayrou possa rappresentare una parziale vittoria agli occhi dei cittadini che rivendicano un “ritorno della democrazia nel Paese”. Il prossimo 10 settembre, infatti, numerose categorie sociali francesi hanno proclamato un’imponente manifestazione pubblica per opporsi ai tagli a settori chiave della società come sanità e istruzione. Guardando a episodi simili avvenuti nel passato recente, caratterizzati da violenza e caos, il Governo francese ha invitato la cittadinanza ad avere pazienza, affermando di poter comunque produrre sostanziali miglioramenti nel periodo che precede il voto di fiducia dell’8 settembre.

Giorgio Fioravanti per Il Caffè Geopolitico
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