Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale
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sabato 6 dicembre 2025

L’Europa regola l’IA, ma la competitività nasce altrove

Bruxelles definisce il quadro regolatorio più avanzato al mondo per l’IA, ma le industrie dell’Unione rischiano di rimanere indietro. Alla competitività servono investimenti in capitale umano, reti digitali, apertura ai mercati e condivisione dei dati

di Alessandra Bonfiglioli

Nel dibattito europeo sull’intelligenza artificiale domina un paradosso: mentre Bruxelles definisce il quadro regolatorio più avanzato al mondo, l’Unione rischia di restare indietro proprio nelle industrie dove l’IA genera il maggior vantaggio competitivo. Ma quali fattori determinano la competitività di un paese nei settori ad alta intensità di IA? In uno studio recente con Rosario Crinò, Mattia Filomena e Gino Gancia, cerchiamo di rispondere alla domanda analizzando vent’anni di importazioni statunitensi da 68 paesi e in 79 industrie (sia manifatturiere che dei servizi), tra il 1999 e il 2019.
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sabato 11 ottobre 2025

I chatbot possono usare le chat per denunciare possibili atti violenti alla polizia




di Walter Ferri

Il mercato spinge a presentare i chatbot non solo come motori di ricerca o assistenti personali, ma anche come consulenti legali, psicoterapeuti, coach o amici su cui fare affidamento. Invece di assumersi la responsabilità delle gravi criticità legate a tali usi impropri, le aziende stanno imboccando una strada diversa: si tutelano dagli oneri legislativi introducendo forme inedite di sorveglianza. Il nuovo approccio prevede infatti che ogni confidenza dell’utente ritenuta problematica possa essere eventualmente segnalata alle autorità, una scelta che mina la privacy individuale e apre la strada a un modello di controllo di massa.

Per comprendere l’attuale contesto è necessario compiere un passo indietro. Da oltre un anno, negli Stati Uniti si registrano casi di persone che, dopo aver interagito con i chatbot, sprofondano nella psicosi, danno sfogo a idee che portano al loro arresto, avviano pratiche di autolesionismo o arrivano addirittura a togliersi la vita. In molti di questi episodi, i protagonisti non erano caratterizzati da precedenti clinici pertanto i cronisti, i politici e i parenti delle vittime si sono focalizzati sugli scambi intrattenuti da questi soggetti con le IA, attribuendo alle macchine la responsabilità di quanto accaduto.

Il problema, verosimilmente, è più complesso e affonda le radici in carenze strutturali profonde. Chi si affida a uno “psicologo IA”, per esempio, lo fa spesso perché non può accedere a cure specialistiche di stampo tradizionale. Eppure questo non cambia la percezione pubblica: l’idea che i chatbot possano causare sofferenza e disturbi mentali sta progressivamente prendendo piede. A fine agosto, i genitori di Adam Raine – un sedicenne morto suicida dopo numerose interazioni con ChatGPT – hanno intentato causa contro OpenAI. Dalle carte processuali sono emerse conversazioni inquietanti: la macchina, programmata per convalidare le idee dell’utente, finiva per assecondare il disagio del giovane, un atteggiamento che, secondo l’accusa, avrebbe contribuito a spingerlo verso la tragedia. Pochi giorni dopo l’emergere della vicenda, OpenAI ha pubblicato un annuncio sul proprio blog, promettendo “un sostegno concreto alle persone nel momento del bisogno”.

In pratica, questo “sostegno” consiste nell’inoltrare alcune conversazioni sensibili a un “team addestrato”, ovvero a revisori umani che possono decidere a loro discrezione se girare il caso alle autorità competenti. Sebbene Sam Altman – CEO di OpenAI – avesse in passato dichiarato di confidare in un futuro in cui i chatbot avrebbero ottenuto la stessa riservatezza garantita oggi a uno psicoterapeuta, l’azienda si mostra attualmente pronta a monitorare e segnalare alla polizia ogni forma di potenziale reato violento. Sulla scia di OpenAI, anche Anthropic, Google e Microsoft hanno a loro volta adottato politiche affini. Una scelta che assume in questo senso contorni ancora più significativi, visto che queste imprese stanno costruendo ecosistemi di servizi integrati che vanno ben oltre i chatbot. Stiamo parlando di sistemi di posta elettronica, assistenti alla programmazione o segretari digitali, capaci di penetrare in ogni sfera della vita online.

In merito, il Garante della Privacy italiano ha recentemente lanciato un segnale d’allarme, sottolineando come le normative vigenti – Digital Services Act, GDPR e persino l’AI Act – lascino ampie zone grigie su questa forma di “controllo digitale automatizzato”. “Le multinazionali dell’intelligenza artificiale hanno già dispiegato sistemi di monitoraggio che superano le capacità di sorveglianza tradizionali”, ha spiegato Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali. “E lo hanno fatto aggirando completamente il processo di approvazione democratica europeo”. In un’intervista a Il Giornale, Ghiglia è ancora più esplicito: “ogni parola può diventare un fascicolo. Il confine tra sicurezza e sorveglianza massiva si assottiglia ogni giorno”.

Usare i chatbot come confidenti non significa solamente affidarsi a strumenti inaffidabili e soggetti a “allucinazioni”: equivale, di fatto, a fornire il proprio consenso a essere denunciati. Ciò dipende dalle interpretazioni più ampie del cosiddetto “interesse legittimo”, il principio giuridico a cui le grandi aziende digitali si appellano senza sosta per giustificare la raccolta e il trattamento massivo dei dati utente. Sul piano normativo, si potrebbe però fare affidamento su qualche argine improvvisato: strumenti giuridici teoricamente applicabili potrebbero dimostrarsi utili a contenere questi eccessi e a difendere i diritti fondamentali legati alla privacy, tuttavia si tratta di regole pensate per altri contesti, che dovrebbero essere interpretate e adattate per star dietro a una tecnologia che corre molto più veloce della legge stessa. Il vero problema è la volontà politica: oggi manca la determinazione ad applicare le norme già esistenti. Anzi, la tendenza sembra andare nella direzione diametralmente opposta, con governo e istituzioni europee che discutono di alleggerire l’AI Act e il GDPR per favorire il “progresso” e la “competitività” industriale. Nel frattempo, cresce anche la tentazione di cedere a misure securitarie permeabili e invasive come il Chat Control, proposta normativa che vuol far sì che sia possibile scansionare in tempo reale le chat private, al fine di rendere più efficace la lotta contro gli abusi sessuali sui minori.

Walter Ferri per L'indipendente
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sabato 4 ottobre 2025

La regolamentazione digitale in Europa: perché è un errore tecnico, non solo politico

L’approccio europeo verso l’innovazione digitale rischia di amplificare la nostra arretratezza tecnologica

di Istituto Bruno Leoni

Alcuni giorni fa Apple ha pubblicato un dossier sulle opportunità perse dai consumatori europei a causa degli eccessi regolatori dell’Ue, a partire dal Digital Markets Act (Dma). Ovvio che l’azienda di Cupertino sta, legittimamente, conducendo una campagna a difesa dei suoi interessi.
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sabato 20 settembre 2025

La legge europea sul Chat Control è a un punto di svolta

L’Unione europea si prepara a votare una norma che imporrebbe alle piattaforme di messaggistica di installare algoritmi capaci di scansionare messaggi, immagini e file privati, anche cifrati end-to-end, per scandagliare messaggi, immagini, video, note vocali alla ricerca di abusi sessuali su minori. Presentata come una misura necessaria per proteggere i bambini online, l’iniziativa comporterebbe, però, un controllo preventivo e generalizzato delle comunicazioni private. Non si tratterebbe, infatti, di indagini mirate, ma di una sorveglianza estesa a ogni cittadino

di Enrica Perucchietti

Il regolamento sul cosiddetto “EU Chat Control” è arrivato a una fase decisiva: l’Ue si prepara a votare una norma che imporrebbe alle piattaforme di messaggistica di installare algoritmi capaci di scansionare messaggi, immagini e file privati, anche cifrati end-to-end, per scandagliare messaggi, immagini, video, note vocali alla ricerca di abusi sessuali su minori. Presentata come una misura necessaria per proteggere i bambini online, l’iniziativa comporterebbe, però, un controllo preventivo e generalizzato delle comunicazioni private. Non si tratterebbe, infatti, di indagini mirate, ma di una sorveglianza estesa a ogni cittadino, con il rischio di errori, falsi positivi e intrusioni indebite.
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sabato 13 settembre 2025

La disuguaglianza algoritmica: il lato oscuro dell’efficienza digitale

Gli algoritmi di intelligenza artificiale, pur percepiti come neutrali, possono in realtà amplificare pregiudizi e disparità sociali. Richiamando esempi tratti da contesti come il riconoscimento facciale, la giustizia penale e il welfare, Giuseppe Pignataro illustra criticamente il conflitto tra efficienza tecnica ed equità sociale e sottolinea la necessità urgente di trasparenza e consapevolezza etica nella gestione delle tecnologie digitali

di Giuseppe Pignataro

Viviamo in un’era in cui gli algoritmi cominciano seriamente a guidare un numero crescente di decisioni – dalla selezione del personale all’erogazione di crediti, dalla sorveglianza alla distribuzione di servizi pubblici. Agli algoritmi si attribuisce spesso un’aura di imparzialità matematica, ma la realtà è più complessa e inquietante. Già da alcuni anni, come sottolinea Demichelis, è emerso che persino algoritmi di intelligenza artificiale estremamente accurati possono favorire la perpetuazione della disuguaglianza. L’efficienza algoritmica – quando finalizzata unicamente a obiettivi di raccolta informatica e di performance – rischia di non servire il benessere sociale.
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Facebook, Instagram, X e YouTube: i social della disinformazione climatica

Le piattaforme spingono consapevolmente i post cospirazionisti sulla disinformazione climatica per i loro interessi economici e politici

di Luca Pisapia

Quando a inizio di luglio le inondazioni in Texas hanno ucciso centotrenta persone, tra cui oltre venti ragazze in un campo estivo, i social network hanno dimostrato il loro immenso e nefasto potere nel campo della disinformazione climatica. Non solo hanno diffuso false informazioni, mettendo a rischio diverse vite umane e ostacolando il lavoro dei soccorritori. Ma tra fake news, assurde cospirazioni e improbabili teorie del complotto, le grandi piattaforme come Meta (Facebook e Instagram), X e YouTube si sono rivelate ancora una volta il peggior megafono del negazionismo climatico.

Il tutto per qualche milione di click. Ovvero, per un pugno di dollari da guadagnare attraverso pubblicità e raccolta di dati.
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sabato 5 luglio 2025

Anonimato in rete - considerazioni a quattro mani

C’è una relazione complicata, per voler usare un linguaggio social, tra la tutela dei dati personali e l’uso di account con nomi di fantasia da parte di alcuni utenti delle piattaforme virtuali. Lo dimostrano alcuni recenti episodi, l’ultimo dei quali è quello che ha coinvolto Alessandra Durante, assessora alla Famiglia, Giovani, Comunicazione e all’Educazione Digitale – paradossalmente, proprio all’educazione digitale - del Comune di Lecco

di Vitalba Azzollini e Christian Bernieri

Lo scorso 29 giugno è emerso che “Membro anonimo 582” – account attivo su un gruppo Facebook cittadino – era in realtà la stessa assessora che, coperta da quel nome di fantasia, aveva insultato un cittadino. Quest’ultimo si era limitato a segnalare il dissesto delle piastrelle di un marciapiede. Ma l’account fake, cioè Durante, l’aveva accusato di voler “sentirsi qualcosa”, paragonando il suo tono a quello “di un alunno di terza elementare”.
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sabato 24 maggio 2025

Come Internet e le AI stanno ridisegnando il divario digitale

L’avvento di Internet ha permesso una democratizzazione dell’informazione senza precedenti, ma anche introdotto una frattura tra chi sfrutta attivamente questa risorsa per approfondire le conoscenze e chi, per scelta o per altri motivi, rimane ai margini. Occorre uno sforzo consapevole e continuo da parte delle istituzioni, degli educatori, delle piattaforme tecnologiche e dei singoli per mitigare le disuguaglianze

di Bruno Saetta

Con l’avvento di Internet abbiamo assistito a una democratizzazione dell’informazione senza precedenti. Il costo marginale dell’accesso alle informazioni è quasi zero, una volta online tutto o quasi è più o meno accessibile, da Wikipedia all’enciclopedia Treccani o ai corsi del Mit. Gli argomenti di nicchia (effetto long tail) che prima non rientravano nei manuali scolastici ora sono disponibili per gli autodidatti motivati (anche se qui occorrerebbe includere un discorso sulla disinformazione, che però esula dal contesto).
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sabato 29 marzo 2025

Dove sono i soldi dell’Intelligenza Artificiale?

Nel 2024, OpenAI — la più conosciuta azienda al centro dell’attuale entusiasmo per l’intelligenza artificiale generativa — ha registrato 4 miliardi di dollari di ricavi. Per mantenerne in vita l’infrastruttura, però, ne ha spesi 9. Il conto è semplice: una perdita netta di almeno 5 miliardi, cifra che potrebbe salire ancora se si includono i costi indiretti, come le compensazioni azionarie

di Marco Dotti

Secondo un’inchiesta di Edward Zitron pubblicata il 24 febbraio 2025 sulla newsletter Where’s Your Ed At, l’intero settore dell’IA generativa potrebbe non essere affatto un'industria, ma una costruzione narrativa alimentata da venture capital, media compiacenti e metriche opache.

Un modello economico insostenibile
«Ogni prompt generato da ChatGPT rappresenta una perdita», scrive Zitron. Il motivo è tecnico ed economico: a differenza del software tradizionale, i modelli generativi non scalano con l’aumento degli utenti. Anzi, lo stress computazionale aumenta proporzionalmente ai costi. Servono GPU costose da mantenere, energia in abbondanza, server altamente specializzati. E il dato più impressionante: OpenAI ha speso 3 miliardi solo per l’addestramento dei modelli nel 2024, e altri 2 per farli funzionare in tempo reale.
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Il Regno Unito vuole rivedere le regole sul copyright per l’addestramento dell’Intelligenza Artificiale

Se i contenuti protetti continueranno a costituire una risorsa essenziale per l’addestramento delle Intelligenze Artificiali, diventerà indispensabile sviluppare meccanismi che garantiscano ai titolari dei diritti un ritorno economico equo. La mancanza di soluzioni efficaci rischia di trasformare il confronto tra innovazione tecnologica e diritti d’autore in un interminabile contenzioso legale

di Luca Sambucci

Mentre artisti come Elton John protestano e le aziende tecnologiche spingono per maggiori libertà, il governo britannico si trova al centro di un delicato equilibrio normativo sul copyright nell’era dell’intelligenza artificiale. La revisione delle regole inizialmente proposte per l’uso di contenuti protetti nell’addestramento dei modelli AI ha riacceso il dibattito tra innovazione tecnologica e tutela della creatività.
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sabato 15 febbraio 2025

Noi e DeepSeek. Cosa ci insegna il caso sull’Italia e l’Europa

Le regole sono uguali per tutti ma forse noi siamo troppo zelanti nell’applicarle?

di Istituto Bruno Leoni

Il Garante italiano per la privacy ha intimato a DeepSeek, il concorrente cinese alle intelligenze artificiali occidentali come ChatGPT, di sospendere i suoi servizi in Italia. L’azienda ha risposto di non essere attiva nel nostro né in altri Stati membri dell’Ue, e quindi di non sentirsi vincolata dal diritto unionale. L’Autorità per la protezione dei dati personali ha dunque avviato un’istruttoria. Al momento, DeepSeek non è più disponibile sui principali app store (come Apple e Android) ma è liberamente accessibile dal web.

I rilievi del Garante riguardano le modalità di raccolta e trattamento dei dati personali degli utenti italiani e la loro conservazione su server in Cina.
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sabato 8 febbraio 2025

Sa tutto ma non insegna: ChatGpt è il professore perfetto per i nostri tempi

Quel desiderio di chattare con l’IA e distruggere la scuola per sempre. Finalmente i ragazzi non sapranno niente in modo omogeneo, quindi democratico

di Niccolò Magnani

Guardare con sospetto e non solo con stupore l’evoluzione dell’intelligenza artificiale non sempre è sinonimo di arretratezza culturale o incapacità di cogliere il “seme” del futuro: l’operazione ad esempio portata avanti da Paola Mastrocola – scrittrice e docente – assume una notevole importanza in quanto prova ad indagare le innovazioni di ChatGPT e delle altri IA sul fronte dell’apprendimento, della conoscenza, in ultima analisi dell’educazione. E nel farlo coglie una fortissima problematica che ancora non tutti riescono a intravedere in un possibile dialogo proficuo futuro tra scuola e intelligenza artificiale.
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sabato 1 febbraio 2025

Perché è il momento per un social network europeo

In un settore già saturo, e reso esausto dagli ultimi desolanti spettacoli dei suoi oligarchi, l’Europa ha la sua grande chance di tornare protagonista sulla scena digitale. Con un investimento a basso tasso di innovazione, ed enorme ritorno di soft-power

di Filippo Lubrano

Negli ultimi anni l’ecosistema dei social network ha subito profonde trasformazioni, essenzialmente peggiorative rispetto alle speranze, che auspicavano potessero costituire uno strumento per l’empowerment dei cittadini. Le piattaforme consolidate – da Facebook a Twitter (ora X) – sono state messe alla prova da scandali di privacy, manipolazioni algoritmiche e un crescente malcontento tra gli utenti, culminato in una costante (sebbene non massiccia) evasione verso alternative meno invasive.

La diatriba sul ban di TikTok, seguito da una migrazione verso altre piattaforme cinesi (in primis XiaoHongShu, o “Little Red Book” nella versione anglicizzata) per il momento non ancora oggetto di minacce da parte dell’amministrazione americana, ha dimostrato come gli utenti siano disposti a tutto pur di mantenere la loro dose di intrattenimento (o brain-rot, come dicono a Oxford).
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Perché tutti parlano dell’AI cinese DeepSeek

Alla base di questa rivoluzione c’è un innovativo metodo di addestramento dei modelli AI di ragionamento, caratterizzato da costi estremamente contenuti. Grazie a ottimizzazioni avanzate e all’uso di licenze open source, i cinesi di DeepSeek hanno dimostrato che l’intelligenza artificiale di altissimo livello non richiede necessariamente investimenti miliardari, sfidando così i colossi occidentali che continuano a investire somme astronomiche in infrastrutture e risorse

di Luca Sambucci

DeepSeek ha fatto irruzione sulla scena dell’intelligenza artificiale come un outsider determinato a riscrivere le regole del gioco. Ne avevamo già parlato su questo sito il 4 dicembre scorso, quando la documentazione tecnica era piuttosto scarsa. Ora con il lancio di DeepSeek-R1, un modello di linguaggio avanzato capace di competere con giganti come quelli di OpenAI, l’azienda cinese ha dimostrato che innovazione ed eccellenza non sono prerogative esclusivamente riservate a chi dispone di risorse illimitate.

Alla base del successo di DeepSeek-R1 vi è un approccio tecnico audace e innovativo. Il team ha puntato tutto sull’apprendimento per rinforzo (reinforcement learning o RL), evitando la necessità di dataset supervisionati e curati. Questo approccio ha consentito al modello di sviluppare capacità di ragionamento indipendenti, supportate da catene di pensiero (chain-of-thought, CoT) in grado di affrontare compiti complessi con logica e precisione.
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sabato 18 gennaio 2025

Con l’addio al fact-checking sui social a rischio anche la stabilità finanziaria

I social media rinunciano al fact-checking lasciando campo libero alle notizie incontrollate, anche sullo stato di salute delle banche

di Andrea Baranes 

«Zuckerberg si inchina a Trump». È uno dei tanti titoli apparsi negli scorsi giorni riguardo la scelta di Meta (ovvero tra gli altri Facebook, Instagram e Whatsapp) di stoppare il fact-checking e sostituirlo con note della comunità. Semplificando, fino a oggi alcune società esterne e indipendenti erano incaricate di verificare i contenuti per rimuovere messaggi falsi, razzisti, incitanti all’odio. Da oggi, come già avviene su X, saranno gli stessi utenti a pubblicare commenti riguardo la veridicità dei post, ma non ci sarà alcun controllo esterno a monte.
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La sfida delle AI etiche: chi controlla il futuro?

L’idea di una macchina etica può sembrare allettante, ma appare in fin dei conti come una strategia per legittimare l’introduzione delle AI in tutti i settori, anche i più delicati come i triage sanitari. La questione è sempre la stessa: la tecnologia non è intrinsecamente “buona” o “cattiva”, sono il modo in cui viene usata e chi la controlla a stabilirne le variabili determinanti

di Bruno Saetta

L’ultima moda in tema di tecnologia è l’AI morale, un sistema di intelligenza artificiale che si pone come una sorta di benefattore universale. L’etica dell’intelligenza artificiale è un campo di studio che si occupa di garantire che le AI siano sviluppate in modo responsabile, equo e benefico per l’umanità. Quindi una AI etica è una macchina sviluppata appositamente per promuovere il benessere umano, una macchina che evita di fare danni, che rispetta l’autonomia umana e l’ambiente, e non si propone di sostituire l’essere umano né di manipolarlo.
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sabato 14 settembre 2024

Riconoscimento Facciale: il Caso Klette e i pericoli di uno Stato di Sorveglianza

Il governo federale tedesco vuole dare via libera a polizia e autorità migratorie per raccogliere e sfruttare ogni foto del volto presente online. AlgorithmWatch lancia l’allarme contro questa nuova forma di sorveglianza di massa, definendola una minaccia alla privacy

di Pia Sombetzki*

Cos’hanno in comune milioni di tedeschi e un ex membro della Raf, l’organizzazione terroristica che operò nella Repubblica Federale tra il 1970 e la fine degli anni Novanta? Probabilmente almeno una foto di bassa qualità su Facebook e un post con soli tre like. Daniela Klette, ex membro della Frazione Armata Rossa, è stata arrestata a febbraio di quest’anno dopo oltre 30 anni di latitanza.
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sabato 4 maggio 2024

Un’arma o un mondo nuovo?

Le intelligenze artificiali sono un mondo nuovo ma non sono armi e non hanno una voglia matta di distruggerci: se mai sono gli esseri umani a usarle per fare la guerra o per fare più profitto

di Alberto Puliafito

Margrethe Vestager è la commissaria europea per la concorrenza dal 2014 e, dal 2023, la commissaria europea ad interim per l’innovazione e la ricerca. Il 9 aprile 2024 era all’Institute for advanced study di Princeton, in New Jersey. L’istituto è stato diretto, fra gli altri, anche da Julius Robert Oppenheimer, considerato il padre della bomba atomica. In una sala del Fuld hall, l’edificio principale dell’istituto, Vestager ha tenuto un lungo discorso sulle nuove tecnologie che si può leggere integralmente sul sito ufficiale della commissione europea.
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sabato 20 aprile 2024

Amazon chiude i negozi senza cassa: avevano bisogno di troppi cassieri

L’intelligenza artificiale doveva liberarci dal lavoro, ma il caso Amazon racconta l’ennesima storia di sfruttamento degli umani

di Luca Pisapia

C’era una volta, tanto tempo fa, un turco meccanico che viaggiava per il regno dell’imperatrice d’Austria. Questo turco era una macchina. Un automa che sfidava a scacchi i migliori giocatori del regno. E li batteva. La magia della tecnica travalicò i confini, tutti ne parlavano con meraviglia. E un giorno la macchina fu spedita a incantare il nuovo mondo. Giunse così fino a Baltimora, dove un giovane scrittore decise di non lasciarsi abbagliare dalle presunte meraviglie del progresso.
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sabato 30 marzo 2024

Quali sono le professioni a rischio con l’intelligenza artificiale

La struttura industriale italiana potrebbe rallentare gli effetti dell’intelligenza artificiale sul lavoro. Tutte le professioni saranno interessate dall’IA. Ma quelle che richiedono livelli di istruzione medio-alti subiranno le conseguenze maggiori

di Aa. Vv.

Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale degli ultimi anni ha alimentato un’ampia discussione sulla ricaduta della nuova tecnologia sulle nostre vite. Uno degli aspetti più dibattuti riguarda le conseguenze che potrebbe avere sul mercato del lavoro, rendendo obsolete alcune professioni e aumentando la produttività o la domanda per altre. È opinione comune fra gli esperti che l’impatto sia ancora limitato, ma destinato a crescere in futuro.
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