Eugenio Montale
giovedì 11 dicembre 2025
L’Argentina di Milei: la rivoluzione del disincanto
martedì 28 ottobre 2025
La Cina in Medio Oriente: tra pragmatismo economico e vincoli geopolitici
di Naziha Mossa
Negli ultimi due decenni la Repubblica Popolare Cinese ha intensificato in maniera significativa la sua presenza economica e diplomatica in Medio Oriente, un’area che fino a pochi anni fa occupava una posizione marginale nelle priorità strategiche di Pechino. La regione è oggi vista come cruciale sia per l’approvvigionamento energetico sia per le opportunità di cooperazione industriale e tecnologica. Tuttavia, la proiezione cinese non si sviluppa in modo isolato: essa è inevitabilmente condizionata dal confronto globale con gli Stati Uniti e dalle dinamiche interne a un contesto regionale complesso e frammentato.
martedì 21 ottobre 2025
In Marocco la Generazione Z vuole la sanità, non la Coppa del Mondo
In Marocco, le proteste della Generazione Z hanno incontrato l’opposizione ai Campionati mondiali di calcio maschile del 2030
di Luca PisapiaÈ scesa in piazza in Kenya, in Nepal, in Indonesia e nelle Filippine. E ora anche in Madagascar, in Perù e in Algeria. È la Generazione Z, le ragazze e i ragazzi tra i 13 e i 28 anni di età, che sta incendiando il mondo. La stessa che ha riempito le gigantesche piazze europee nelle manifestazioni a favore della Palestina. Una nuova onda generazionale, disinteressata alle vecchie parole d’ordine della politica novecentesca, che si coordina attraverso piattaforme come TikTok e Discord per sfidare l’ordine costituito e prendere in mano il suo destino. Un’onda che da qualche settimana è esplosa anche in Marocco.
giovedì 16 ottobre 2025
Argentina, il rischio è politico
Si avvicinano in Argentina le elezioni parlamentari di metà mandato. Il governo Milei ha dalla sua la netta riduzione dell’inflazione. Ma scandali, tensioni sociali e incertezza economica mettono in dubbio il futuro del programma economico del presidente.
di Paolo Rizzo
L’Argentina vive una fase di svolta. L’amministrazione Milei è riuscita dove tutti i governi precedenti avevano fallito: controllare l’inflazione, il male endemico del paese.
La chiave di volta è stata il ritorno immediato al pareggio di bilancio. Javier Milei ha impostato la sua strategia sull’idea che l’Argentina, priva di accesso ai mercati dei capitali, non potesse permettersi un deficit di bilancio. Ogni disavanzo, infatti, avrebbe dovuto essere finanziato con emissione di moneta e avrebbe alimentato nuovamente l’inflazione. Per questo, il presidente ha bloccato qualsiasi iniziativa del Congresso che prevedesse un aumento in deficit della spesa pubblica, arrivando a imporre drastici tagli, dalla sanità alle università, fino alle pensioni.
martedì 7 ottobre 2025
Argentina, il progetto libertario sotto la lente d’ingrandimento: gli investimenti che Milei sognava e che non arrivano
di Sergio Ferrari*
La leva per promuovere l’arrivo di questi capitali è il Regime di Incentivazione dei Grandi Investimenti (Rigi), uno dei pilastri della Legge di Base e Punto di Partenza per la Libertà degli Argentini. Si tratta di un pacchetto di agevolazioni fiscali, tributarie e legali della durata di trent’anni per gli investimenti privati stranieri o nazionali in megaprogetti che superano i 200 milioni di dollari.
mercoledì 24 settembre 2025
Sudan, la Gaza dimenticata: geopolitica di una crisi rimossa
di Alessandro Brugnoletti
Dal 15 aprile 2023 il Sudan è travolto da una guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (Saf) del generale Abdel Fattah al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido (Rsf) guidate da Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti). Ciò che nasce come un conflitto di potere interno si è trasformato in un collasso statale: oltre 11 milioni di sfollati interni, 25 milioni di persone in insicurezza alimentare e l’assedio prolungato di al-Fasher, capitale del Nord Darfur, epicentro di una crisi che le Nazioni Unite definiscono la più grave al mondo.
martedì 16 settembre 2025
In Argentina una vittoria elettorale contro il genocidio sociale di Milei
A due anni dalla vittoria di Milei nel 2023, l’elezione dei parlamentari provinciali di Buenos Aires ha costituito il primo test rilevante dello stato d’animo politico della cittadinanza in generale.
La provincia di Buenos Aires, con oltre 17 milioni di abitanti – il doppio della popolazione della Svizzera – riunisce quasi un terzo dell’elettorato argentino. Storicamente, i risultati di questo gigante abitativo di 307.000 km2 -più esteso dell’Italia- costituiscono uno degli indicatori di riferimento delle tendenze elettorali a livello nazionale.
Il prossimo 26 ottobre sarà l’altro momento chiave per valutare l’andamento del progetto “anarco-libertorio-antisociale” di Milei: le elezioni parlamentari a livello nazionale. In esse saranno eletti la metà dei deputati e i 1/3 dei senatori.
martedì 9 settembre 2025
Vertice Sco: Cina, Russia e India sempre più unite
di Paolo Bozzacchi
Si scrive Sco (Shanghai Cooperation Organization) ma alla luce dei risultati della 24esima del vertice a trazione cinese con la Dichiarazione di Tianjin e la partecipazione dei Presidenti Xi, Putin e Modi, gli analisti più maliziosi potrebbero leggere l’acronimo come Società Contro Occidente.
mercoledì 27 agosto 2025
La Cina e le opportunità del caos
di Elisabetta Esposito Martino
Armonia senza uniformità
martedì 19 agosto 2025
India e Brasile reagiscono ai ricatti tariffari degli Stati Uniti
India e Brasile, due potenze economiche emergenti, hanno risposto con decisione dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di aumentare le tariffe sulle merci importate dai loro Paesi.
L’India ha bollato le tariffe come «ingiustificate» e «irragionevoli» in seguito alla dichiarazione di Trump, che lunedì su Truth Social ha annunciato l’intenzione di «aumentare in maniera sostanziale» i dazi sulle merci indiane sulla base dell’accusa secondo cui l’India acquisterebbe petrolio russo per rivenderlo sul mercato aperto realizzando ingenti profitti.
martedì 8 luglio 2025
Smantellare il Deep State: Trump in azione
di Elisabetta Grande
Le trasformazioni dell’era Trump. I più poveri fra gli americani -che nel novembre scorso hanno regalato la vittoria elettorale a Trump, nella speranza di un’inversione di rotta rispetto a un passato, durato almeno 40 anni, in cui la forbice socio-economica non ha fatto che ampliarsi a tutto vantaggio di quel 0,1 per cento più ricco della popolazione, che ha accumulato più ricchezza di quanta ne abbia il 50% più povero, anche ‘estraendola’ da costoro” – stanno oggi assistendo ad una trasformazione radicale del proprio sistema.
martedì 1 luglio 2025
La guerra, il dollaro e il debito americano
di Domenico Moro
martedì 24 giugno 2025
Cina: tra deflazione, rottamazione e debito
Le autorità cinesi, nel tentativo di stimolare i consumi e proteggere l’economia dagli effetti dei dazi di Donald Trump, hanno avviato tempo addietro un programma di “rottamazione” di beni durevoli di consumo, dalle auto agli smartphone agli elettrodomestici, finanziato per l’equivalente di 41 miliardi di dollari con emissione di obbligazioni a lunghissima scadenza e assegnando la gestione dei sussidi ai governi locali
Il successo è stato eclatante, al punto che molte amministrazioni locali hanno terminato i fondi anzitempo. Nel mese di maggio, le vendite di elettrodomestici e prodotti di elettronica sono aumentate del 50 per cento sull’anno precedente.
martedì 17 giugno 2025
Le ambizioni di indipendenza del Senegal passano per i Brics
di Giulio Chinappi
Quando, alla fine del 2024, Bassirou Diomaye Faye ha assunto la guida del Senegal, molti osservatori internazionali hanno colto in quella elezione il segnale di una svolta destinata a incidere profondamente sulla tradizionale collocazione geopolitica del Paese. Fino a quel momento, Dakar aveva mantenuto un equilibrio filofrancese consolidato fin dall’indipendenza, accettando basi militari sul proprio territorio e utilizzando in larga parte gli schemi di finanziamento e di partenariato ereditati dal colonialismo. Con la nuova amministrazione, però, è emersa una chiara volontà di riaffermazione della sovranità, sancita dalla decisione di porre fine alla presenza dei circa trecentocinquanta soldati francesi entro la fine del 2025.
martedì 10 giugno 2025
Il bottino di guerra in Ucraina
di Sergio Ferrari*
Alla fine di aprile, il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato un accordo con la sua controparte statunitense, delineando una tabella di marcia e alcune opzioni. Secondo diversi organi di stampa, tra cui la Bbc britannica, si tratta di “un accordo storico per lo sfruttamento delle risorse minerarie del paese europeo” attraverso la creazione di un Fondo di investimento per la ricostruzione dell’Ucraina.
In base a questo accordo, entrambi i Paesi contribuiranno in egual misura al Fondo e, oltre agli investimenti diretti, Washington potrebbe fornire ulteriore sostegno sotto forma di armi. In una prospettiva a lungo termine, questo Fondo investirà capitali in progetti minerari e di sfruttamento di risorse naturali, nonché nelle infrastrutture correlate. Parlando ai giornalisti, il presidente Donald Trump ha affermato che l’iniziativa fornisce garanzie sul contributo di Washington allo sforzo bellico ucraino: “Oggi abbiamo raggiunto un accordo in base al quale otterremo, in teoria, molto più dei 350 miliardi di dollari [investiti finora nel sostegno militare all’Ucraina], ma volevo essere protetto”.
Già nell’ottobre 2024 Zelensky aveva aperto la porta alla possibilità di un simile accordo. Il suo progetto, allora denominato Piano della Vittoria, composto da cinque punti e tre allegati segreti mai resi pubblici, affermava nella Sezione 4 che “l’Ucraina offre ai suoi partner strategici un accordo speciale per la protezione congiunta delle risorse critiche del Paese, nonché per investimenti congiunti e lo sfruttamento di questo potenziale economico”. Secondo Kiev, “si tratta di risorse naturali e metalli critici per un valore di migliaia di miliardi di dollari, tra cui uranio, titanio, litio, grafite e altre risorse di valore strategico, che forniscono un vantaggio significativo nella competizione globale”. Questa sezione del Piano è completata da uno degli allegati segreti condiviso solo con i “partner designati”.
Gli altri punti del Piano della Vittoria anticipavano il desiderio di incorporare l’Ucraina nella Nato (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico), rafforzare la capacità difensiva di Kiev, l’impiego sul proprio territorio di un pacchetto completo di deterrenza strategica non nucleare (accompagnato da un allegato segreto condiviso solo con Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia e Germania) e, infine, uno sul periodo postbellico. Quest’ultimo propone un possibile e nuovo sistema di mercenari continentali, con “la sostituzione di alcuni contingenti militari statunitensi di stanza in Europa con unità ucraine con reale esperienza nella guerra moderna, nell’uso di armi occidentali e nella cooperazione con le truppe della Nato”.
Né terre né rare: minerali ambiti
L’analisi di questo accordo porta automaticamente al concetto di terre rare, che può dar luogo a interpretazioni errate. Come sottolinea un recente articolo del Cuaderno de Cultura Científica, terra è un termine arcaico utilizzato in chimica per descrivere elementi che si presentano in natura sotto forma di ossidi. Non ha nulla a che vedere con il terreno (suolo) in quanto sedimento più superficiale della crosta terrestre. Il termine raro viene automaticamente associato alla scarsità, sebbene in realtà questi elementi siano molto comuni sul pianeta, più abbondanti di metalli come l’oro. Tuttavia, sono presenti in piccole concentrazioni nei minerali e nelle rocce e la loro estrazione è complessa.
Secondo una vasta gamma di fonti, l’Ucraina potrebbe detenere fino al 5% delle riserve mondiali di questi minerali essenziali per i principali settori industriali e per la transizione verso un’energia rinnovabile e sostenibile. Costituisce una fonte importante in un settore monopolizzato dalla Cina, che controlla quasi il 70% dell’estrazione mondiale delle terre rare.
Sebbene le informazioni siano trattate con la massima riservatezza, si ritiene che l’Ucraina possieda almeno sei dei diciassette elementi delle terre rare: scandio, utilizzato nell’industria aerospaziale; lantanio, utilizzato nella fabbricazione di batterie, televisori e sistemi di illuminazione, e cerio, essenziale nell’industria del vetro. Inoltre, il neodimio, utilizzato nelle turbine eoliche e nelle batterie dei veicoli elettrici, l’erbio, essenziale nella costruzione di laser per trattamenti clinici, e l’ittrio, utilizzato nei radar, nelle apparecchiature di comunicazione e nelle luci Led a basso costo.
Le terre rare fanno parte anche dei cosiddetti minerali critici, un gruppo più ampio di elementi chimici essenziali per la sicurezza, l’economia e la transizione energetica. Si dice che l’Ucraina detenga il 7% della produzione mondiale di titanio (essenziale nell’edilizia e nell’industria aerospaziale) e un terzo delle riserve di litio europee (essenziale per la produzione di batterie). D’altro canto, le sue riserve di grafite, importanti per elettrodomestici, componenti meccanici e batterie, collocano l’Ucraina tra i cinque paesi del pianeta con le maggiori riserve di questo semimetallo.
Il sottosuolo ucraino: relativizzarne il valore
Secondo i termini dell’accordo, metà dei futuri profitti dello Stato ucraino derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali saranno destinati al Fondo di investimento per la ricostruzione . In uno studio pubblicato nella seconda settimana di maggio, lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) solleva diverse questioni in merito al potenziale di queste risorse, nonché alla loro distribuzione. Si nota che nel 2023 lo Stato ucraino ha ricevuto solo circa 1,5 miliardi di dollari di entrate legate ai prodotti del suo sottosuolo ( https://www.sipri.org/commentary/essay/2025/mineral-spoils-ukraine-poor-foundation-peace-and-recovery ).
Anche da una prospettiva postbellica, il Sipri ritiene che le stime ampiamente diffuse secondo cui l’Ucraina possiede decine di miliardi di dollari di ricchezza mineraria “siano state ampiamente screditate” perché “si basavano su calcoli e speculazioni poco trasparenti e su dati di prospezione obsoleti risalenti all’era sovietica ”. E sostiene che l’accordo si basa anche su diversi presupposti errati e idee miopi. In primo luogo, non è affatto chiaro se il settore minerario ucraino abbia un potenziale significativo di entrate inaspettate. In secondo luogo, la Russia blocca attivamente l’accesso a importanti risorse minerarie nei territori occupati, assorbendo al contempo queste risorse del sottosuolo, insieme alle industrie correlate e persino alle strutture di esportazione, nelle proprie reti economiche. D’altro canto, la precedente affermazione degli Stati Uniti secondo cui l’Ucraina possedeva terre rare per un valore di 500 miliardi di dollari “sembra scaturire dal nulla”. Il mercato globale di tutti i minerali chiave considerati essenziali per la transizione verso l’energia verde (cobalto, rame, grafite, litio e nichel, nonché terre rare) ammonta a meno di 500 miliardi di dollari all’anno. In realtà, la maggior parte del valore dell’Ucraina per il Fondo per la ricostruzione sembra risiedere in idrocarburi o combustibili minerali come il gas naturale.
Allo stesso tempo, lo studio del Sipri riconosce che l’Ucraina possiede depositi di molti dei minerali considerati essenziali. Ad esempio, avrebbe uno dei più grandi giacimenti di litio d’Europa. Tuttavia, altri stati europei che attualmente possiedono anch’essi abbondanti riserve di litio incontrano difficoltà nel raggiungere la fase di estrazione, anche senza subire le conseguenze di una guerra sul loro territorio. Allo stesso modo, la produzione ucraina di grafite, manganese e titanio è, e continuerà a essere, importante per mitigare la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento occidentali. Tuttavia , questa importanza non è necessariamente correlata ai ricavi, poiché la domanda e i mercati per i minerali critici di nicchia tendono ad essere estremamente ridotti.
Il Sipri conclude che sia gli Stati Uniti sia la Russia possiedono riserve significativamente maggiori dell’Ucraina in molte categorie di minerali critici di interesse globale, tra cui le terre rare. E minimizza i potenziali impatti positivi: gli Stati Uniti, come molte altre economie avanzate, hanno difficoltà a trovare fonti di investimenti diretti per progetti estrattivi, anche a livello locale.
Le priorità dell’amministrazione Trump di rilocalizzare le catene di approvvigionamento e aumentare la produzione interna sono in conflitto con l’idea di incoraggiare i deflussi di capitali all’estero, anche se diretti verso un presunto partner strategico. Inoltre, i profitti potenziali sono molto poco allettanti perché il tempo medio di esecuzione dei progetti minerari è di decenni, anche in ambienti privi di conflitti. In Ucraina, tutto ciò è aggravato dal fatto che in molte aree i nuovi progetti minerari dovranno attendere che il territorio venga prima bonificato. In altre parole, nonostante tutte le voci su un lauto profitto derivante dall’accordo minerario per gli Stati Uniti o l’Ucraina, secondo Sipri le prospettive economiche appaiono poco chiare.
L’Europa, attualmente teatro di una delle due guerre peggiori degli ultimi 80 anni al suo interno (l’altra drammatica è stata la guerra dei Balcani, tra il 1991 e il 2001), vede la fine dell’attuale conflitto avvicinarsi. Il prossimo capitolo sarà la ricostruzione dell’Ucraina, con costi enormi per gli alleati della Nato. Gli Stati Uniti si sono mossi rapidamente e hanno definito il loro gioco: far pagare Kiev con le risorse naturali del proprio sottosuolo. Si trasferisce così all’Europa occidentale l’enorme responsabilità di una ricostruzione estremamente costosa, che tutti i contribuenti pagheranno con ingenti costi sociali aggiuntivi.
martedì 20 maggio 2025
Non si vota due volte per il “Loco”
Il recente risultato alle elezioni amministrative di Buenos Aires dimostra una cosa: ai cittadini piace la cura che Milei sta somministrando
Non è impossibile che, una volta, gli elettori si sbaglino e votino un pazzo: come si dice in spagnolo, un «loco». Due volte, però, è assai improbabile. Per questo il successo di Javier Milei alle ultime elezioni municipali di Buenos Aires, dopo più di un anno di presidenza, è eloquente su quanto sta accadendo nel
paese latinoamericano. L’Argentina resta un paese con enormi problemi, ma il disastro ereditato dal leader del movimento «La libertà avanza» sta iniziando a trovare qualche soluzione. Innanzitutto gli argentini hanno superato quell’inflazione fuori controllo che impediva risparmio e capitalizzazione, ostacolava i contratti, moltiplicava i conflitti sociali (poiché con l’inflazione alle stelle vi è una costante esigenza di ridiscutere i salari).
giovedì 15 maggio 2025
I primi cento giorni di Trump
di Federico Giusti
I licenziamenti tra il personale Federale si prefiggono due obiettivi: da una parte intimidire e allontanare personale assunto da amministrazioni democratiche, dall’altra ridurre i numeri dei dipendenti pubblici trasformando contratti a tempo indeterminato in rapporti lavorativi fiduciari che durano tanto quanto il mandato del Presidente Usa. Ma così operando si cancella quel poco che resta della presenza statale e pubblica in un paese nel quale tra privatizzazioni e tagli istruzione e sanità sono ridotte al collasso.
Ma come sono i primi 100 giorni della presidenza Trump?
martedì 6 maggio 2025
I paesi del Golfo nel nuovo sistema multipolare
di Enrico Casini e Manfredi Martalò
Il sistema internazionale è profondamente cambiato nel corso degli ultimi anni e questa trasformazione, iniziata alla fine del ventesimo secolo, proseguirà anche nei prossimi anni. Il mondo, infatti, sta assistendo ad un’accelerazione geopolitica e geoeconomica che difficilmente sarebbe stato possibile prevedere soltanto poco tempo fa.
giovedì 24 aprile 2025
Cuba e i suoi alleati: tra fedeltà storica e nuove sfide
di L. M.
Le relazioni tra Cuba, Russia e Cina sono da tempo considerate un pilastro della geopolitica antimperialista. Eppure, negli ultimi mesi, qualcosa sembra cambiare. Non si tratta di una crisi diplomatica, ma piuttosto di una fase di chiarimento.
martedì 8 aprile 2025
Le affinità elettive tra Putin e Trump
di Andrey Babitskiy
Avendo trascorso la maggior parte della mia vita a guardare la Russia di Putin prendere forma, scorgo schemi ricorrenti nella politica americana di oggi. Tra chi segue Donald Trump, gira una teoria solo in parte scherzosa, secondo cui il Presidente degli Stati Uniti sarebbe una pedina del Cremlino, dal momento che smantella le alleanze tradizionali e semina il caos nel governo federale.