Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale
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martedì 2 settembre 2025

Perché va adeguata l’età pensionabile

In Italia l’età pensionabile è collegata all’aspettativa di vita. Nel 2027 scatta un aumento di tre mesi dei requisiti di pensionamento. Il governo sceglierà ancora di proteggere chi è vicino alla pensione scaricando l’onere sulle generazioni più giovani?

di Marco Leonardi

In Italia l’età pensionabile non è fissa, ma varia in base all’aspettativa di vita. Introdotto nel 2010, questo meccanismo è diventato pienamente operativo con la riforma Fornero del 2011. Ogni due anni, l’Istat ne comunica l’incremento e questo comporta, automaticamente, un aumento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia (67 anni) e anticipato (42 anni e 10 mesi di contributi, uno in meno per le donne).
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martedì 11 febbraio 2025

Le pensioni di domani

Il sistema previdenziale italiano sta subendo un drastico ridimensionamento, con assegni futuri sempre più bassi e un’età pensionabile in costante aumento. Le politiche del Governo favoriscono il contributivo puro, penalizzando i lavoratori e aggravando le disparità tra generazioni, salari e diritti

di Emiliano Gentili e Federico Giusti

Da quanto visto con la Manovra di Bilancio 2023, in materia previdenziale il Governo Meloni si è letteralmente rimangiato quanto spergiurato in campagna elettorale. E le promesse sono state letteralmente cancellate anche con la ultima Manovra che assegna alle pensioni minime cifre irrisorie.

Oggi, chi al 31 dicembre 1995 aveva maturato 18 anni di contributi e quindi poteva beneficiare del calcolo retributivo è ormai in pensione e, quindi, ancora per alcuni anni avremo lavoratori\trici con un sistema misto, calcolato in base alla retribuzione fino alla fine del 1995 e con il sistema contributivo dal 1996 in poi. Nell’arco di pochissimi anni resteranno in attività solo lavoratori entrati dopo il 1996 e quindi si applicherà in toto il contributivo che comporta un assegno pensionistico decisamente inferiore, a parità di anni lavorati, rispetto a quanto percepito dalle generazioni precedenti.
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mercoledì 4 settembre 2024

Fondi pensione: tre modi per trovarsi iscritti alla previdenza integrativa senza averlo scelto

Agendo alla chetichella, i gestori dei Fondi pensione hanno aumentato il numero degli iscritti ma andando in contrasto con il principio basilare dell’adesione libera e volontaria e con il tacito consenso del sindacato. Non quello di base però, tagliato fuori dal business del risparmio gestito

di Beppe Scienza*

La Covip, organo di vigilanza (e spesso di propaganda) della previdenza integrativa, comunica che l’anno scorso gli iscritti sono un po’ aumentati. Già, ma come? Qui viene il bello, anzi il brutto. Le nuove adesioni derivano soprattutto da tre meccanismi perversi, perché basati su scelte compiute da altri. Meccanismi che cozzano contro il principio basilare, orgogliosamente enunciato dalla legge-quadro, che esse sono “libere e volontarie”.
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martedì 6 agosto 2024

Nel confronto tra pensioni in Europa sono i tedeschi i più penalizzati

Stando ai dati Ocse, i pensionati tedeschi escono male dal confronto europeo sulle pensioni nei confronti di austriaci, francesi, italiani e olandesi; è un’altra conseguenza delle decisione di aver voluto primeggiare in Europa a livello produttivo a discapito degli altri Stati membri. Per funzionare, la locomotiva tedesca aveva bisogno di un grande sacrificio di carburante: i lavoratori. Il risveglio è stato traumatico

di Mark Stoffers

A partire dal 1° luglio, i pensionati in Germania hanno beneficiato di un aumento delle pensioni per il 2024. Inoltre, una lettera importante dell’ente previdenziale tedesco ha informato su un ulteriore contributo e una grande modifica della pensione di reversibilità, promettendo più denaro ai beneficiari.
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martedì 13 febbraio 2024

Pensioni in Germania: quasi metà degli assegni sono inferiori ai 1250 euro al mese

Le piazze tedesche si riempiono di gente per manifestare contro le destre, e fanno anche bene, tuttavia è difficile immaginare la stessa mobilitazione di massa per protestare contro un fenomeno sociale così grave e pervasivo come la povertà in vecchiaia e le pensioni da fame in Germania

di Steven Geyer

L’inflazione sembra essere particolarmente dura per i pensionati: come mostrano i nuovi dati dell’Ufficio federale di statistica, quasi la metà dei pensionati in Germania prende meno di 1250 euro al mese. Le donne sono particolarmente colpite da questa situazione. Il politico della Linke Dietmar Bartsch chiede un ulteriore aumento delle pensioni alla luce di questi dati.

Quasi la metà dei pensionati tedeschi ha un reddito netto inferiore a 1250 euro al mese. È quanto emerge dai nuovi calcoli effettuati dall’Ufficio federale di statistica su richiesta del deputato della Linke Dietmar Bartsch, resi disponibili a Redaktions Netzwerk Deutschland (Rnd). Secondo questi calcoli, circa un pensionato su quattro prende meno di 1000 euro. Le donne sono particolarmente colpite.

Secondo l’analisi straordinaria delle statistiche federali, 7,5 milioni di pensionati in Germania hanno un reddito mensile inferiore ai 1250 euro.
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giovedì 8 febbraio 2024

Pensioni, un circolo vizioso e assistito

Il problema pensionistico italiano resta sempre ssolo ste: un rubinetto aperto verso le pensioni di anzianità o comunque anticipate, integrate a carico della fiscalità generale anziché delle aziende interessate. E i numeri parlano chiaro: nel decennio 2012-2022, quello della legge Fornero, è stato dato il via libera a 946 mila pensionamenti anticipati

di Mario Seminerio

Allinizio di gennaio è stato presentato il rapporto annuale (l’undicesimo) del centro studi Itinerari previdenziali sull’andamento del sistema pensionistico del paese, che illustra gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle differenti gestioni pubbliche e privatizzate che compongono il sistema pensionistico obbligatorio italiano, con dati aggiornati al 2022.
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giovedì 21 dicembre 2023

Pensioni, c’era una volta la perequazione automatica

Pur di fare cassa, i governi continuano a calpestare i criteri che la perequazione delle pensioni deve rispettare. Le risorse devono arrivare da un’età media al pensionamento più consona al paese col maggior quoziente di dipendenza old age nell’Ocse. Il sistema contributivo resta una chimera

di Mirko Bevilacqua e Sandro Gronchi

Il sistema contributivo italiano meriterà il nome che porta sol quando ne saranno corretti gli errori e colmate le lacune, come è stato nuovamente ricordato qui e qui. Fra le lacune c’è l’assenza di un meccanismo di perequazione coordinato coi coefficienti di trasformazione, che priva questi ultimi di ogni fondamento attuariale con grave pregiudizio per il senso e le finalità del calcolo contributivo della pensione.

A ventotto anni dalla riforma Dini, occorre ammettere che le intelligenti complessità del modello contributivo sono un passo troppo lungo per le gambe corte della politica italiana, e che la prospettiva di un ravvedimento appare improbabile.
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martedì 12 dicembre 2023

Pensioni senza un’idea di futuro

Agli interventi sulle pensioni previsti dalla legge di bilancio manca una visione complessiva e lungimirante. Invece di favorire la pensione anticipata, bisognerebbe pensare a come raggiungere la sostenibilità finanziaria e sociale del sistema

di Mario Padula

Sulla materia pensionistica si misura la differenza tra politico e statista. Il primo guarda, al più e non senza sforzo, alle prossime elezioni (spesso al prossimo tweet); il secondo è più lungimirante e sceglie tenendo conto anche degli interessi delle future generazioni, oltre che di quelli delle generazioni presenti (e votanti). E proprio perché riguarda il patto tra generazioni presenti e future, la materia pensionistica va maneggiata con cura e con competenza, con il piglio dello statista più che con quello del politico.

Quello che il disegno di legge bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026 (disegno di legge di bilancio, per brevità e d’ora in poi) riserva sul tema delle pensioni non lascia spazio a equivoci: siamo di fronte a interventi frammentari, che mancano di una visione complessiva del sistema e rivelano una limitata comprensione dei problemi che lo affliggono.
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martedì 31 ottobre 2023

A Fornero, Fornero e mezzo

La mistica degli ultimi anni di ubriacatura populista, dove “qualcuno” riteneva che la demografia fosse diventata variabile indipendente e residuale è arrivata al capolinea: comprimere gli esborsi contrastando i pensionamenti anticipati diventa quindi necessario. A sorpresa, il governo Meloni pare perseguire effettivamente una disciplina dei conti pubblici a cui pochi sarebbero stati disposti a credere in campagna elettorale

di Mario Seminerio

Nella bozza di legge di bilancio, che va intesa esattamente come tale, cioè in divenire ma con paletti quantitativi, sono presenti numerosi interventi di “aggiustamento” sulle pensioni. A una prima ricognizione, tali interventi rappresentano delle strette spesso importanti, verosimilmente per rispondere alla realtà, che presenta un profilo di spesa pensionistica in ascesa sia a causa dei noti motivi demografici che di sciagurati provvedimenti adottati anni addietro, nel momento di maggiore ubriacatura populista. Vediamo queste ipotesi di intervento sulla materia previdenziale, senza ambizione di esaustività e sapendo che il percorso parlamentare, come il tempo nella canzone di Franco Battiato, “cambia molte cose nella vita”.
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martedì 11 luglio 2023

Opzione donna, la flessibilità non abita più qui

Dal 2004 a oggi “Opzione donna” ha rappresentato uno dei pochi strumenti di autentica flessibilità in uscita che un sistema contributivo ben disegnato dovrebbe avere. L’aver reso molto difficile l’accesso alla misura risponde solo a ragioni di contenimento della spesa.

di Carlo Mazzaferro

“Opzione donna” è stata introdotta nel 2004 in via sperimentale, fino al 2015. Come spesso accade in Italia, la norma è stata poi riconfermata anno per anno a partire da quanto previsto con il decreto legge 4/2019 in attesa di una sistemazione più organica riguardo al tema della flessibilità in uscita. Soprattutto nell’ultimo quinquennio lo strumento è stato utilizzato sempre più spesso da un numero crescente di lavoratrici. Con l’ultima legge di bilancio, una serie di condizioni molto stringenti per potervi accedere ne ha seriamente depotenziato il ruolo, tanto da mettere in discussione la sua stessa esistenza.
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martedì 27 giugno 2023

Contro l’inflazione meglio il Tfr: la previdenza integrativa è priva di difese

Con l’inflazione i nodi vengono al pettine. I risultati di fondi pensione e piani individuali pensionistici (Pip) sono disastrosi, a conferma che possono tutt’al più servire come forma di elusione fiscale, per altro con molti rischi. La loro diffusione è frutto di illusioni e malintesi

di Beppe Scienza*

La questione è attuale perché è uscita la relazione annuale della Covip, organo di vigilanza. Ma come sarebbe andata si era capito già a fine 2022-inizio 2023, tanto che persino la stampa economica si era convertita. Sullo stesso Corriere della Sera, sistematicamente schierato a favore della previdenza integrativa, scriveva infatti Massimiliano Jattoni Dall’Asén – e gliene va dato merito – che “tenersi stretto il Tfr è al momento la soluzione più saggia” nel supplemento L’Economia.
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martedì 16 maggio 2023

Non è vero che ci sono sempre più pensionati e meno lavoratori

Stando a quanto afferma il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ci sarebbero «sempre più persone da mantenere e sempre meno persone che lavorano», ma i numeri dicono un’altra cosa. Anche se alcune previsioni restano poco incoraggianti

di Carlo Canepa

Martedì 18 aprile, in visita al Salone del Mobile a Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato (min. 0:52) della crisi demografica che colpisce l’Italia da anni, dicendo che il Paese ha un «problema di tenuta» del «sistema economico e sociale». Secondo Meloni in Italia ci sono infatti «sempre più persone da mantenere e sempre meno persone che lavorano». La presidente del Consiglio ha poi ribadito che il governo vuole risolvere questo problema con investimenti sulla natalità e sull’occupazione femminile, e non con l’immigrazione.

Ma è vero che in Italia il numero dei pensionati continua ad aumentare in rapporto al numero dei lavoratori? Per quanto possa stupire, la risposta in realtà è no. Questo comunque non significa che nel medio e lungo periodo il sistema previdenziale italiano non possa avere problemi.
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mercoledì 22 febbraio 2023

In pensione a 64 anni e 1200 euro di assegno minimo: la novità in Europa

Una riforma delle pensioni per far uscire dal lavoro a 64 anni entro il 2030 e concedere un assegno minimo da 1200 euro al mese: è il provvedimento annunciato in Francia dalla presidente Borne

di Giacomo Andreoli

In pensione a 64 anni con 1200 euro di assegno minimo. La novità arriva dalla Francia, dove la prima ministra Elisabeth Borne ha annunciato la riforma, scatenando le polemiche. A Parigi e dintorni, infatti, si va in pensione a 62 anni e quindi la nuova legge innalzerà l’età minima per smettere di lavorare.

La riforma è stata fortemente voluta dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron per risparmiare soldi pubblici e, a sua detta, rendere più efficiente il sistema pensionistico d’Oltralpe. L’innalzamento dell’età pensionabile, comunque, sarà progressivo e le nuove regole entreranno in vigore effettivamente nel 2030. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà.
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martedì 14 febbraio 2023

Italia e Francia vicine nella partita delle pensioni

In Francia, la riforma del sistema pensionistico, che punta ad assicurare la tenuta dei conti pensionistici da qui al 2030, sta suscitando vigorose proteste. I punti di contatto con quanto previsto in Italia sono molti, ma sul riordino degli schemi speciali siamo in vantaggio

di Carlo Mazzaferro

In Francia la proposta di riforma del sistema pensionistico ha ricompattato il fronte sindacale e ha generato un’ondata di proteste e manifestazioni.

La modifica più contestata riguarda l’innalzamento dell’età minima di pensionamento da 62 a 64 anni. L’approccio scelto dal governo francese per intervenire su un tema così politicamente sensibile, rispetto al quale si sono registrati negli anni passati vari tentativi, spesso falliti, è stato quello della gradualità. L’incremento, inizialmente previsto fino ai 65 anni e poi successivamente ridotto di un anno, si realizzerebbe in maniera progressiva e raggiungerebbe l’obiettivo nel 2030.
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mercoledì 8 febbraio 2023

Pensioni e inflazione: l’Inps è più sicura dei Fondi

Il recupero percentuale del potere d’acquisto dipende dal livello della pensione ma il provvedimento è circoscritto solamente quelle Inps e non interessa la previdenza integrativa, priva di qualsiasi tutela in tal senso

di Beppe Scienza*

Un nodo è venuto al pettine. Una delle tante storture delle cosiddette pensioni di scorta o come altrimenti la pubblicità si premura di chiamarle. Si parla molto dell’aumento del 7,3% per le pensioni Inps avvenuto dal 1° gennaio 2023, cui seguirà un ulteriore conguaglio ancora per il 2022. Una rivalutazione cui non si era abituati con anni di inflazione minima o nulla, se non negativa. Analogo aggiustamento si ripeterà gli anni prossimi, salvo che l’inflazione non si sgonfi del tutto.
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martedì 10 gennaio 2023

Pensioni alle prese con la trappola dell’inflazione

I pensionati sono particolarmente esposti agli effetti dell’inflazione. Ma per contenere il peso della spesa pensionistica sui conti pubblici si ricorre a un adeguamento parziale dei trattamenti, specie se alti. Va trovato un equilibrio tra due esigenze

di Paolo Giuliani

A novembre l’Istat ha comunicato il dato flash dell’inflazione dell’intera collettività nazionale: +11,8 per cento. In ottobre l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati – che misura l’inflazione per chi è a reddito fisso – ha raggiunto il + 11,5 per cento.

Da più di trenta anni non si registrava in Italia un’inflazione a doppia cifra. Nel 1980 era stato infatti raggiunto il valore più elevato dal 1956, il 21,2 per cento, cui era seguita una decrescita progressiva. Se l’andamento continuerà a essere quello della seconda parte del 2022, il rischio è di superare il + 8 per cento medio annuo.
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martedì 29 novembre 2022

La luna delle pensioni e il pozzo degli extraprofitti

Come ogni anno, in attesa che il governo pro tempore presenti la legge di bilancio, c’è la proliferazione di indiscrezioni, ballon d’essai, flussi di coscienza, tentativi di fuga prontamente riassorbiti dal gruppo ancor prima di affrontare il poggio. Anche quest’anno la tradizione è rispettata

di Mario Seminerio

Come ogni anno, in attesa che il governo pro tempore presenti la legge di bilancio, c’è la proliferazione di indiscrezioni, ballon d’essai, flussi di coscienza, tentativi di fuga prontamente riassorbiti dal gruppo ancor prima di affrontare il poggio. Anche quest’anno la tradizione è rispettata ma, visto che la legislatura è appena nata ma già in campagna elettorale era palmare che l’inchiostro simpatico del libro dei sogni fosse già evaporato, la realtà dovrà fare ancor meno fatica del solito per disarcionare gli eroi di turno.
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giovedì 4 agosto 2022

Pensionati poveri, di oggi e di domani

Non c’è solo il problema dei pensionati poveri di oggi. Le carriere intermittenti si diffondono, soprattutto fra i più giovani. Ciò prefigura pensionati futuri con assegni molto bassi. Serviranno risposte di natura previdenziale e non assistenziale

di Michele Raitano

L’ultima edizione del Rapporto Annuale dell’Inps include uno studio, di particolare interesse per la ricchezza dei dati amministrativi a disposizione dell’Istituto, sui pensionati poveri. Riguarda sia gli attuali pensionati sia i lavoratori ancora attivi in relazione al rischio che una carriera sfavorevole li trasformi, appunto, in pensionati poveri.

Per i già pensionati, il primo risultato – conforme a quello raggiunto da altri studi – è che, anche accorpando le prestazioni multiple ricevute da uno stesso soggetto (per vecchiaia, invalidità, reversibilità e gli assegni sociali), la quota di “poveri” è elevata ed è altresì ampia l’eterogeneità tra i redditi da pensione. Nel 2021, escludendo dall’analisi chi ha lasciato l’attività prima dei 50 anni di età, la quota di pensionati con reddito pensionistico lordo inferiore a 10 mila euro annui era pari al 20 per cento e la quota è alta (7,3 per cento) anche se si considerano solo gli ex dipendenti privati percettori di pensioni da lavoro che si sono ritirati dal 2017 in poi.
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mercoledì 19 gennaio 2022

Pensioni future “contagiate” dal Covid-19

La crisi causata dalla pandemia non ha influito sulle pensioni attuali. Ha avuto e continua ad avere, però, un impatto sul mercato del lavoro, che potrebbe penalizzare di molto le prestazioni future dei lavoratori di oggi. I calcoli in una ricerca dell’Ocse

di Alessandra Casarico e Marika Fasola

La crisi causata dal Covid-19 ha avuto un importante impatto sul mercato del lavoro, che influenzerà le prospettive di pensionamento e i redditi nel periodo della vecchiaia.

Il reddito dei pensionati è generalmente ben protetto durante le recessioni. Non dipende, infatti, dal mercato del lavoro, se non attraverso un’eventuale indicizzazione ai salari che è raramente applicata. Diversa, invece, è la situazione per chi lavora o sta entrando nel mercato del lavoro in una fase di recessione.
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giovedì 28 ottobre 2021

Oltre “Quota 100”: i limiti del contributivo

Termina il triennio di sperimentazione di “Quota 100”, ma resta comunque l’esigenza di reintrodurre una certa flessibilità nell’età di pensionamento. La via di uscita non consiste però nell’affidarsi al solo sistema contributivo

di Massimo Antichi

Una delle questioni che il governo Draghi deve tentare di risolvere è la fine del triennio di sperimentazione della cosiddetta “Quota 100”. Trovare il bandolo della matassa è complicato: così come è nata, la misura rischia di cessare ancora in tandem con il reddito di cittadinanza, in una competizione contrapposta, per ragioni elettorali, alla ricerca delle necessarie fonti di finanziamento. Il mancato rinnovo del provvedimento è raccontato dai suoi sostenitori – i sindacati e sostanzialmente un solo partito politico – come un insopportabile ritorno alla odiata “legge Fornero”.

Ma i numeri forniti dall’Inps nel suo XXI rapporto annuale non sostengono la tesi di questo presunto dramma sociale. Anzi, dimostrano esattamente il contrario: nel 2020, i 73.396 aderenti a quota 100 rappresentano solo il 22 per cento degli aventi diritto. La percentuale potrebbe apparire non irrilevante, seppur inferiore alle stime del governo di allora, se non fosse che chi ha aderito a “Quota 100” rappresenta un irrilevante 5,2 per cento del totale dei lavoratori con un’età tra i 62 e i 67 anni (circa 1.300.000 soggetti).
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