Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

mercoledì 19 gennaio 2022

Pensioni future “contagiate” dal Covid-19

La crisi causata dalla pandemia non ha influito sulle pensioni attuali. Ha avuto e continua ad avere, però, un impatto sul mercato del lavoro, che potrebbe penalizzare di molto le prestazioni future dei lavoratori di oggi. I calcoli in una ricerca dell’Ocse

di Alessandra Casarico e Marika Fasola

La crisi causata dal Covid-19 ha avuto un importante impatto sul mercato del lavoro, che influenzerà le prospettive di pensionamento e i redditi nel periodo della vecchiaia.

Il reddito dei pensionati è generalmente ben protetto durante le recessioni. Non dipende, infatti, dal mercato del lavoro, se non attraverso un’eventuale indicizzazione ai salari che è raramente applicata. Diversa, invece, è la situazione per chi lavora o sta entrando nel mercato del lavoro in una fase di recessione.
Le molteplici politiche di sostegno all’economia, come sussidi, smart-working, riduzione dell’orario lavorativo e, in generale, tutti gli strumenti volti a preservare i posti di lavoro, hanno fatto sì che l’occupazione sia scesa molto meno del Pil. In Italia, il tasso di occupazione medio annuo è diminuito del 2 per cento nel 2020, mentre il Pil è calato dell’8,9 per cento. Tuttavia, le pensioni future risentiranno degli effetti della recessione legata alla pandemia, anche in presenza di queste politiche di salvaguardia del lavoro. Pure gli interventi che hanno consentito di differire i contributi pensionistici per alcuni mesi e hanno temporaneamente abbassato o rimosso le sanzioni per i ritardi nel pagamento non potranno pienamente proteggere i redditi dei pensionati futuri.

I rischi di una carriera contributiva discontinua
Il rapporto Pensions at a Glance 2021 dell’Ocse offre alcune statistiche interessanti sulle prospettive pensionistiche dei lavoratori che hanno avuto una carriera contributiva discontinua, in particolare a causa di periodi di disoccupazione prolungati. Questi dati possono offrirci una chiave di lettura delle conseguenze della pandemia sulle pensioni future.

Come si vede in figura 1, i lavoratori uomini che percepiscono una retribuzione media e hanno cinque anni di assenza dal mercato del lavoro a causa della disoccupazione avranno una pensione pari al 94 per cento di quella di un lavoratore a carriera ininterrotta.

Il risultato varia notevolmente tra i 38 paesi Ocse: i lavoratori australiani sono i più colpiti: con cinque anni di disoccupazione la loro pensione, è l’87,7 per cento di quella di un lavoratore a piena carriera. In Portogallo, al contrario, non si riscontrano riduzioni. In Italia, il beneficio di un lavoratore che resta disoccupato per cinque anni è il 91,7 per cento di quello corrispondente a una carriera continuativa. Le ripercussioni si inaspriscono con un’interruzione di dieci anni: la prestazione pensionistica corrisponde al 73,4 per cento di quella che si ottiene con una carriera ininterrotta.

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