di Giacomo Andreoli
In pensione a 64 anni con 1200 euro di assegno minimo. La novità arriva dalla Francia, dove la prima ministra Elisabeth Borne ha annunciato la riforma, scatenando le polemiche. A Parigi e dintorni, infatti, si va in pensione a 62 anni e quindi la nuova legge innalzerà l’età minima per smettere di lavorare.
La riforma è stata fortemente voluta dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron per risparmiare soldi pubblici e, a sua detta, rendere più efficiente il sistema pensionistico d’Oltralpe. L’innalzamento dell’età pensionabile, comunque, sarà progressivo e le nuove regole entreranno in vigore effettivamente nel 2030. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà.
Pensioni, riforma francese in vigore da settembre 2023
A partire da settembre di quest’anno si farà slittare l’età pensionabile di tre mesi l’anno per arrivare a 64 anni nel 2030: alla fine del secondo mandato di Macron, quindi, si arriverà così a 63 anni e 3 mesi. Per avere una pensione a tasso pieno dal 2027, invece, che dal 2035, bisognerà quindi aver versato 43 anni di contributi: un allungamento di fatto del periodo rispetto alle regole attuali.
Tuttavia i lavoratori precoci, quelli che hanno versato almeno 1 anno e 3 mesi di contributi prima dei 20 anni, continueranno ad andare in pensione sempre a 62 anni. Per chi ha iniziato a lavorare entro i 16 anni si potrà andare in pensione a 58 anni, chi ha fatto un primo lavoro tra i 16 e i 18 a partire da 60 anni. Secondo Borne si tratta di un «sistema equo consente a chi ha iniziato a lavorare presto di andarsene prima».
Sale la pensione minima
Cresce poi, come detto, l’assegno pensionistico minimo, fino a 1200 euro. I lavoratori che hanno sempre avuto redditi intorno allo Smic (il loro salario minimo), ora partiranno con una pensione pari all’85% di quella cifra. Si tratta di un aumento di 100 euro al mese.
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