di Marco Dell'Aguzzo
L’Iran ha iniziato a ricevere benzina e diesel russi via treno. L’Ungheria amplia gli accordi con Gazprom e Rosatom sul gas e sul nucleare. Mentre l’Unione europea, nonostante il distacco dai gasdotti, aumenta le importazioni di Gnl dalla Russia.
Il nuovo commercio petrolifero (su rotaia) tra Russia e Iran
Stando alle fonti di Reuters, la Russia ha iniziato a esportare combustibile in Iran tramite le ferrovie, in modo da proteggere il commercio dalle sanzioni che i paesi occidentali hanno imposto su entrambi i paesi. L’Iran, come la Russia, è un produttore di petrolio e possiede anche delle raffinerie; di recente, però, i livelli di consumo di combustibile hanno superato la capacità produttiva.
Secondo l’agenzia, a febbraio e a marzo Mosca ha fornito a Teheran 30.000 tonnellate di benzina e gasolio. I carichi sono stati trasportati a destinazione via treno, attraversando il Kazakistan e il Turkmenistan. Quantità più piccole sono state trasportate via nave attraverso il mar Caspio, che separa le due nazioni.
Il commercio di prodotti petroliferi su rotaia comporta delle difficoltà logistiche per la Russia, stando alle fonti di Reuters, perché l’infrastruttura non è in grado di sostenere questo aumento dei trasporti. Mosca e Teheran stanno però lavorando alla realizzazione di un corridoio commerciale – che richiederà l’adeguamento delle rotte ferroviarie, marittime e fluviali – proprio per facilitare gli scambi bilaterali e aggirare le sanzioni, emancipandosi dai porti europei e dal canale di Suez.
Gli accordi con l'Ungheria sul gas e sul nucleare
In Ungheria, invece, la Russia ha ottenuto un ampliamento dell’accordo per la fornitura di gas naturale e un rinnovo del patto di finanziamento alle centrali nucleari del paese.
Pur facendo parte dell’Unione europea, che sta lavorando per accelerare il distacco energetico da Mosca, Budapest si sta muovendo in senso contrario, accrescendo la dipendenza da una nazione con la quale intrattiene ottimi rapporti. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha criticato le sanzioni che l’Unione ha imposto sulla Russia per aver aggredito l’Ucraina, sostenendo che non funzionino.
Gazprom, la società gasifera statale russa, ha dichiarato che, oltre a valutare l’invio all’Ungheria di forniture di gas superiori a quelle contrattualizzate (all’Europa negò volumi aggiuntivi già nell’estate precedente all’invasione dell’Ucraina) nel 2023, potrebbe anche accettare pagamenti in ritardo rispetto alla consegna. Rosatom, la compagnia nucleare statale russa, si sta invece occupando dell’espansione della centrale nucleare ungherese di Paks.
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In Ungheria, invece, la Russia ha ottenuto un ampliamento dell’accordo per la fornitura di gas naturale e un rinnovo del patto di finanziamento alle centrali nucleari del paese.
Pur facendo parte dell’Unione europea, che sta lavorando per accelerare il distacco energetico da Mosca, Budapest si sta muovendo in senso contrario, accrescendo la dipendenza da una nazione con la quale intrattiene ottimi rapporti. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha criticato le sanzioni che l’Unione ha imposto sulla Russia per aver aggredito l’Ucraina, sostenendo che non funzionino.
Gazprom, la società gasifera statale russa, ha dichiarato che, oltre a valutare l’invio all’Ungheria di forniture di gas superiori a quelle contrattualizzate (all’Europa negò volumi aggiuntivi già nell’estate precedente all’invasione dell’Ucraina) nel 2023, potrebbe anche accettare pagamenti in ritardo rispetto alla consegna. Rosatom, la compagnia nucleare statale russa, si sta invece occupando dell’espansione della centrale nucleare ungherese di Paks.
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