Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 7 marzo 2023

Psicogeografia dello streaming

Forse dovremmo smetterla di delegare ogni responsabilità all’algoritmo, rivendicando al contrario l’agentività delle nostre scelte, per quanto apparentemente discutibili. Un’analisi della Deriva situazionista applicata al web surfing

di Jacopo De Blasio

Guy Debord definisce la psicogeografia come “lo studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui”. La tecnica dell’esplorazione psicogeografica è la Deriva: il vagare tra le vie cittadine, seguendo traiettorie irresponsabili, imprevedibili e tuttavia calcolabili. Oggi, le avventure verso l’ignoto di Debord e Ivain sembrano cedere il passo alla navigazione online. Nello specifico, il tortuoso utilizzo delle piattaforme rappresenta, in un certo senso, l’evoluzione contemporanea della Deriva situazionista. Le analogie, infatti, risultano piuttosto evidenti: con ogni click, con ogni scroll si ha la possibilità di esplorare territori ancora ignoti, eppure familiari, aprendo scenari apparentemente inediti. Ma le distanze si fanno sempre più brevi, i tempi di percorrenza si accorciano, l’offerta appare illimitata. Si afferma, pertanto, un inedito urbanismo virtuale, radicatosi nell’ipertestualità, rimettendo in discussione il consolidato e ormai obsoleto dualismo tra globale e locale, tra centro e periferia.

Tuttavia, le piattaforme streaming, secondo l’architettura sociale a catasta teorizzata da Benjamin Bratton, precedono il livello degli utenti. Le funzioni algoritmiche, infatti, indirizzano il percorso, condizionando le scelte, più o meno consapevoli, degli user. Lo stesso Debord, in tal senso, elimina dall’esperienza il caso come elemento “conservatore”, rifacendosi al materialismo meccanicistico ottocentesco, basato sull’osservazione di rigorosi rapporti di causa effetto. Non a caso la sopracitata – e più diffusa – definizione del concetto di Psicogeografia risale al primo numero della rivista Internazionale situazionista, pubblicato nel 1958, e riporta una breve, seppur significativa, variazione rispetto a quella stilata da Debord tre anni prima – di cui poi si pentirà più avanti, nel 1961. Lo “studio delle leggi esatte e degli effetti precisi” si riduce ai soli “effetti”.

Togliere queste due parole significa affrancarsi dal determinismo geografico del passato. Le condizioni materiali che determinano i comportamenti affettivi, infatti, non sono riducibili esclusivamente a quelle geografiche, disposte coscientemente o meno. L’ambiente geografico, allora, non è che una delle possibili variabili: in quanto considerato come il solo e unico fattore determinante, non è in grado di fornire alcuna risposta sulle passioni umane. L’uomo, pertanto, interviene sull’ambiente e, a sua volta, l’ambiente stesso reagisce, più o meno secondo natura. In tal senso, anche gli algoritmi agiscono allo stesso modo, osservando il comportamento degli utenti. Ciascuna funzione avviene sulla base di quanto avvenuto in precedenza. Sono gli utenti stessi, quindi, a determinarne l’andamento, condizionando la navigazione di chi si connetterà successivamente.

L’azione algoritmica non restituisce nient’altro che la volontà decisionale dei suoi interlocutori. Si tratta di un paesaggio digitale, di un reticolo telematico definito, strutturato per assecondare le necessità, i vizi e le passioni dei suoi avventori. Non sono gli algoritmi, quindi, a imporre il percorso della navigazione, al contrario sono proprio le decisioni degli utenti a determinare i fenomeni virali. Eppure, per quanto non obbligate, sono scelte spesso fortemente condizionate dai suggerimenti, dalle sponsorizzazioni, dai contenuti in tendenza. In un certo senso, sembra una sorta di circolo vizioso. Suona, infatti, come una di quelle ridondanti domande senza risposta, formulate dalla saggezza popolare: sono gli utenti a influenzare l’algoritmo o viceversa? E, a tal proposito, quali potrebbero essere gli effetti di questa inedita geografia digitale sul comportamento affettivo delle persone?

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