Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 23 marzo 2021

Se cambiare l’Aria in cda serve a poco

Via il cda del gigante lombardo del procurement, dopo alcune sfortunate vicende. Se ci si ferma a questo, è aria fritta

di Mario Seminerio

Tanto tuonò, che piovve: il presidente della giunta regionale della Lombardia, Attilio Fontana, ha deciso di azzerare il consiglio di amministrazione di Aria SpA, l’azienda regionale per l’innovazione egli acquisti, il cui ambizioso obiettivo è quello di “Governare la spesa pubblica e affiancare la Regione Lombardia nella trasformazione digitale della P.A. supportando le politiche regionali tramite attività di governance-by-data“, almeno come recita il sito (a Roma avrebbero detto mecojoni). Decisione resasi “necessaria” dopo alcuni eclatanti rovesci della campagna vaccinale lombarda, e le sfuriate di Letizia Moratti e Guido Bertolaso. Se solo fosse risolutivo azzerare i cda.
Questa Aria è una strana bestia, visto che nasce nel 2019 per aggregazione di tre società regionali impegnate in tecnologia, infrastrutture e acquisti, che non avevano esattamente fatto mirabilie. Alla fine, per sommatoria di criticità pregresse, come spesso accade nelle imprese di questo tipo, oltre che per esito di battaglie politiche, è nata una entità con un oggetto sociale vastissimo e tale da suscitare ammirazione, almeno verso gli autori dei testi del loro sito istituzionale.

L’alfa e -soprattutto- l’omega degli acquisti pubblici lombardi
E proprio questa stratificazione di attività, in un contesto pubblico finisce col diventare la palla al piede dell’intera organizzazione. Pensate al coordinamento dei progetti strategici, alla necessità di creare comitati interni a matrice per fare parlare le aree aziendali, alla interoperabilità degli standard di comunicazioni, all’imputazione dei costi comuni di struttura.

Tutte cose molto sfiziose, per uno come il sottoscritto che nasce (per studi) come organizzatore aziendale. E che proprio per questo motivo non riesce a entusiasmarsi quando legge di reset di un consiglio di amministrazione. Ad esempio, mi ha sempre affascinato leggere di argomentazioni sulle sinergie di costo ed economie di scala nella aggregazione di entità di grandi dimensioni, dove di solito si verifica esattamente il contrario ma solo un minuto dopo l’implementazione della nuova sovra-struttura, così mirabilmente affrescata nelle slide del sovra-consulente di turno.

Bene, ma che ci importa di tutto ciò, esattamente? Diranno i miei piccoli e grandi lettori. Può importarvi nella misura in cui sto cercando di farvi comprendere che un’organizzazione complessa e che per giunta si è formata per stratificazioni successive, da “ere geologiche” e politiche differenti, di solito ha seri problemi di performance organizzativa. Se poi immaginiamo che in politica vige al massimo grado l’eterno problema del rapporto principale-agente, che poi è quello che fa scadere i risultati di organizzazioni complesse e li dirotta su altri obiettivi non istituzionali, avete fruttuosamente unito i puntini.

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