Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 23 marzo 2021

Come si esce da una pandemia

Non abbiamo bisogno di messaggi generici ma di una strategia di uscita dalla pandemia ben definita, con una serie di misure graduali e mirate. Dobbiamo far sapere alle persone che essere vaccinate cambierà quasi immediatamente la loro vita in meglio e anche che un aumento delle vaccinazioni modificherà non solo i rischi e le opportunità individuali, ma porterà tutti fuori dalla pandemia

di Zeynep Tufekci

Quando il vaccino contro la poliomielite fu dichiarato sicuro ed efficace, la notizia fu accolta con grandi manifestazioni d’esultanza. Le campane delle chiese e le sirene delle fabbriche suonarono in tutti gli Stati Uniti. “La poliomielite sarà sconfitta”, titolarono i giornali. “Una vittoria storica”, “monumentale”, “sensazionale”, esclamavano i giornalisti. La gente esplose di gioia: alcuni ballavano nelle strade, altri piangevano. I bambini uscirono da scuola prima per festeggiare.
Ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di simile anche con l’approvazione dei vaccini contro il covid-19, specialmente dopo un terribile anno di pandemia. Ma non è stato così. Il ritmo costante delle buone notizie sui vaccini è stato accolto con implacabile pessimismo. Il problema non è che le notizie non vengono date né che dovremmo già rinunciare del tutto alla prudenza. Il problema è che né le notizie dei giornali né i messaggi delle autorità sanitarie hanno rispecchiato la realtà davvero sorprendente di questi vaccini.

Non c’è niente di sbagliato nel realismo e nella cautela, ma una comunicazione efficace richiede senso delle proporzioni, deve distinguere tra il giusto allarme e l’allarmismo, trovare un equilibrio tra la prudenza e l’evocazione della fine del mondo, la descrizione degli scenari peggiori e l’annuncio dell’imminente arrivo di una catastrofe. Dobbiamo essere in grado di accogliere con gioia le notizie positive, senza dimenticare il lavoro che abbiamo ancora davanti.

Da quando sono stati messi a punto i vaccini, al posto di un equilibrato ottimismo sono stati rovesciati sull’opinione pubblica i timori per le nuove varianti del virus, i dibattiti fuorvianti sull’inferiorità di alcuni prodotti rispetto ad altri e i lunghi elenchi di cose che chi è vaccinato non può ancora fare, mentre i mezzi d’informazione si chiedono se la pandemia finirà mai.

Questo pessimismo sta prosciugando le energie necessarie per superare l’inverno e il resto di questa pandemia. I gruppi contrari alla vaccinazione e quelli che si oppongono alle attuali misure di salute pubblica hanno amplificato i messaggi pessimistici, in particolare l’idea che vaccinarsi non significa poter essere più liberi. Dicono che non ha senso adeguarsi alle regole o farsi vaccinare, perché non produrrà alcun cambiamento positivo. Stanno sfruttando questo momento per lanciare messaggi che mirano ad aumentare la sfiducia nei confronti delle autorità sanitarie, accusandole di spostare continuamente i paletti e lasciando intendere che ci stanno prendendo in giro: o i vaccini non sono buoni come dicono, insinuano queste persone, o il vero obiettivo delle restrizioni è controllare la popolazione.

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