di Zeynep Tufekci
Quando il vaccino contro la poliomielite fu dichiarato sicuro ed efficace, la notizia fu accolta con grandi manifestazioni d’esultanza. Le campane delle chiese e le sirene delle fabbriche suonarono in tutti gli Stati Uniti. “La poliomielite sarà sconfitta”, titolarono i giornali. “Una vittoria storica”, “monumentale”, “sensazionale”, esclamavano i giornalisti. La gente esplose di gioia: alcuni ballavano nelle strade, altri piangevano. I bambini uscirono da scuola prima per festeggiare.
Ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di simile anche con l’approvazione dei vaccini contro il covid-19, specialmente dopo un terribile anno di pandemia. Ma non è stato così. Il ritmo costante delle buone notizie sui vaccini è stato accolto con implacabile pessimismo. Il problema non è che le notizie non vengono date né che dovremmo già rinunciare del tutto alla prudenza. Il problema è che né le notizie dei giornali né i messaggi delle autorità sanitarie hanno rispecchiato la realtà davvero sorprendente di questi vaccini.
Non c’è niente di sbagliato nel realismo e nella cautela, ma una comunicazione efficace richiede senso delle proporzioni, deve distinguere tra il giusto allarme e l’allarmismo, trovare un equilibrio tra la prudenza e l’evocazione della fine del mondo, la descrizione degli scenari peggiori e l’annuncio dell’imminente arrivo di una catastrofe. Dobbiamo essere in grado di accogliere con gioia le notizie positive, senza dimenticare il lavoro che abbiamo ancora davanti.
Da quando sono stati messi a punto i vaccini, al posto di un equilibrato ottimismo sono stati rovesciati sull’opinione pubblica i timori per le nuove varianti del virus, i dibattiti fuorvianti sull’inferiorità di alcuni prodotti rispetto ad altri e i lunghi elenchi di cose che chi è vaccinato non può ancora fare, mentre i mezzi d’informazione si chiedono se la pandemia finirà mai.
Questo pessimismo sta prosciugando le energie necessarie per superare l’inverno e il resto di questa pandemia. I gruppi contrari alla vaccinazione e quelli che si oppongono alle attuali misure di salute pubblica hanno amplificato i messaggi pessimistici, in particolare l’idea che vaccinarsi non significa poter essere più liberi. Dicono che non ha senso adeguarsi alle regole o farsi vaccinare, perché non produrrà alcun cambiamento positivo. Stanno sfruttando questo momento per lanciare messaggi che mirano ad aumentare la sfiducia nei confronti delle autorità sanitarie, accusandole di spostare continuamente i paletti e lasciando intendere che ci stanno prendendo in giro: o i vaccini non sono buoni come dicono, insinuano queste persone, o il vero obiettivo delle restrizioni è controllare la popolazione.
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