di Lorenzo Bagnoli e Matteo Civillini
C’è una palazzina a nord-ovest della città di Lussemburgo, capitale del Granducato, che unisce varie stagioni e uomini noti del capitalismo d’assalto all’italiana. Dalle scalate dei “furbetti del quartierino”, alle squadre di calcio usate come matrioske per altri affari, passando per finanzieri, consulenti, investitori immobiliari, faccendieri e fiduciari. Nomi, schermati dietro complessi sistemi societari, che si rincorrono da almeno vent’anni tra economie arrembanti e inchieste giudiziarie. Da Roma a Milano, Cagliari, Brescia, La Spezia e Leeds. Comun denominatore: il Granducato.
A stringere ulteriormente il legame tra queste vicende è il nome di un fiduciario poco noto in Italia, ma molto conosciuto in Lussemburgo, Gianluca Ninno, e una serie di società i cui soci sono migrati dallo studio Mossack Fonseca di Panama al Granducato, in coincidenza con i Panama Papers.
La perquisizione negli uffici del Brescia Calcio
Alla vigilia della partita con la Cremonese, il 19 febbraio scorso, la Guardia di Finanza è entrata negli uffici del Brescia Calcio per una perquisizione. La procura bresciana ipotizza i reati di omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, evasione fiscale, sottrazione di beni al pagamento delle imposte e autoriciclaggio. Gli accertamenti giudiziari «sono riferiti alla mia persona e non alla Società Sportiva», ha scritto il presidente Massimo Cellino per tranquillizzare i tifosi. Una settimana più tardi la procura ha chiesto perfino gli arresti domiciliari per Cellino, la moglie e tre collaboratori del Brescia. Una richiesta per ora rigettata dal gip del Tribunale di Brescia, che ha spinto i pm a presentare ricorso al Riesame.
Ci sono due motivi per cui Massimo Cellino è conosciuto. Il primo è l’amore per il calcio: dal 1992 siede al vertice di una società, prima il Cagliari (città dove è nato), poi il Leeds United in Inghilterra e ora il Brescia. Poi è noto per le vicende giudiziarie che riguardano i suoi rapporti con il fisco. Secondo l’ultima inchiesta, riporta il Giornale di Brescia, Massimo Cellino avrebbe sottratto all’Erario due milioni di euro solo nel corso dell’anno 2020. Gli accertamenti riguardano operazioni cominciate nel 2015. Avrebbe nascosto gli utili delle sue società italiane dentro scatole all’estero, in regimi fiscali agevolati. Il reato si chiama esterovestizione e ha lo scopo di evadere il fisco. La madre delle sue società, rintracciabile grazie al database di OpenLux, ha sede in Lussemburgo. Soci, amministratori e fiduciarie, riconducono di frequente a banchieri e immobiliaristi che nel 2005 sono stati protagonisti della scalata ad Antonveneta. Relazioni che non invecchiano mai, nonostante siano passati 15 anni.
Alla vigilia della partita con la Cremonese, il 19 febbraio scorso, la Guardia di Finanza è entrata negli uffici del Brescia Calcio per una perquisizione. La procura bresciana ipotizza i reati di omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, evasione fiscale, sottrazione di beni al pagamento delle imposte e autoriciclaggio. Gli accertamenti giudiziari «sono riferiti alla mia persona e non alla Società Sportiva», ha scritto il presidente Massimo Cellino per tranquillizzare i tifosi. Una settimana più tardi la procura ha chiesto perfino gli arresti domiciliari per Cellino, la moglie e tre collaboratori del Brescia. Una richiesta per ora rigettata dal gip del Tribunale di Brescia, che ha spinto i pm a presentare ricorso al Riesame.
Ci sono due motivi per cui Massimo Cellino è conosciuto. Il primo è l’amore per il calcio: dal 1992 siede al vertice di una società, prima il Cagliari (città dove è nato), poi il Leeds United in Inghilterra e ora il Brescia. Poi è noto per le vicende giudiziarie che riguardano i suoi rapporti con il fisco. Secondo l’ultima inchiesta, riporta il Giornale di Brescia, Massimo Cellino avrebbe sottratto all’Erario due milioni di euro solo nel corso dell’anno 2020. Gli accertamenti riguardano operazioni cominciate nel 2015. Avrebbe nascosto gli utili delle sue società italiane dentro scatole all’estero, in regimi fiscali agevolati. Il reato si chiama esterovestizione e ha lo scopo di evadere il fisco. La madre delle sue società, rintracciabile grazie al database di OpenLux, ha sede in Lussemburgo. Soci, amministratori e fiduciarie, riconducono di frequente a banchieri e immobiliaristi che nel 2005 sono stati protagonisti della scalata ad Antonveneta. Relazioni che non invecchiano mai, nonostante siano passati 15 anni.
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