Anno III - Numero 44
Un diplomatico è una persona che riflette due volte prima di non dire nulla.
Frédéric Sawyer

martedì 22 maggio 2018

Divisi dalle guerre commerciali

Ottima sintesi di German Foreign Policy sull'ampliarsi delle fratture politiche ed economiche che allontanano sempre di più Berlino da Parigi. Macron ha perso la speranza e non crede più alla riforma dell'eurozona, mentre sull'altro lato dell'Atlantico gli americani danno la caccia all'ex ceo di VW, Winterkorn. Nel frattempo gli industriali tedeschi prima accusano gli americani ma poi chiedono misure protezionistiche sull'acciaio

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Anche dopo il posticipo di un mese accordato dalla Casa Bianca a Bruxelles fino al primo di giugno, nell'ambito della guerra commerciale fra gli Stati Uniti e l'UE, le tensioni commerciali continuano a crescere - soprattutto all'interno dell'UE. Se Donald Trump con la sua minaccia di imporre tariffe punitive sull'alluminio e l'acciaio aveva intenzione di dividere l'Europa, allora questa tattica ha avuto successo, scriveva Handelsblatt ad inizio maggio. Germania e Francia perseguono "interessi diversi"; e ciò fra gli imprenditori tedeschi aumenta la paura di una guerra commerciale. Le "crepe" fra Berlino e Parigi sarebbero sorte in merito alla risposta da dare alla minaccia americana di imporre delle tariffe sulle importazioni. Il confidente di Merkel e ministro dell'economia tedesco Peter Altmaier appoggia un accordo di libero scambio con Washington, che nei fatti costituirebbe una versione ancora piu' estrema del fallito accordo transatlantico per il libero scambio TTIP. La Francia invece rifiuta di aprire un negoziato "sotto minaccia" e chiede che le imprese europee abbiano accesso al mercato agricolo degli Stati Uniti, come oggetto di un possibile accordo di libero scambio, oltre a chiedere l'apertura, anche per le imprese dell'UE, delle procedure per gli appalti pubblici negli Stati Uniti. Gli osservatori ipotizzano che la Casa Bianca difficilmente accetterà le richieste francesi.

Divergenze commerciali e di interessi
Sebbene Altmaier mantenga contatti permanenti con il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, la spaccatura tra Parigi e Berlino persiste. Per capirne il motivo basta dare uno sguardo ai saldi commerciali di entrambi i paesi. La bilancia commerciale francese con gli Stati Uniti è quasi in pareggio, mentre la Germania ha un surplus commerciale di circa 50 miliardi di euro. Il volume delle esportazioni francesi negli USA ammonta a 34 miliardi di euro ed è solo un terzo delle esportazioni tedesche verso gli Stati Uniti. La dipendenza dell'economia tedesca dagli avanzi commerciali porta Berlino "ad entrare in conflitto non solo con la Francia, ma anche con la Commissione UE e molti altri stati membri", si dice. La Germania non avrebbe problemi a vivere con un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, riferisce un poltico europeo della CDU, il quale prosegue: "la Francia invece non potrebbe permetterselo"[2]. Per l'amministrazione Trump non si tratta solo di indebolire il WTO, ma anche l'UE, cercando di "rafforzare ed imporre gli interessi americani negli accordi bilaterali".


Nessuna compensazione
Le crescenti tensioni commerciali all'interno dell'UE si aggiungono alla disputa sull'ostruzionismo che i tedeschi esercitano in merito alla riforma dell'eurozona proposta dalla Francia. Il presidente Emmanuel Macron alla fine deve ammettere il fallimento della sua proposta di riforma con la quale intendeva introdurre dei meccanismi economici e finanziari per compensare le conseguenze della "Beggar-thy-Neighbour-Politik" di Berlino e gli effetti causati dalle sue estreme eccedenze commerciali. Macron nel frattempo "ha perso ogni speranza di raggiungere un accordo di vasta portata con la Cancelliera Angela Merkel in merito alla riforma della zona euro", riferisce il consigliere economico di Macron Patrick Artus [3]. Le riforme proposte da Macron, dopo aver sconfitto il candidato di destra Marine Le Pen, come ad esempio la creazione di un'assicurazione europea sui depositi oppure un ministro delle finanze europeo, dovrebbero funzionare come un antidoto contro la crescita delle destre estreme e contro i forti squilibri socio-economici esistenti fra la Germania e gran parte della zona euro, che di fatto costituiscono la base del dominio politico della Germania sul continente. [4] Dopo che Macron si è reso conto che con i suoi piani stava andando a sbattere contro "una forte resistenza di Berlino", vorrebbe ora "lanciare almeno un'offensiva per favorire maggiori investimenti nei progetti per il futuro dell'Europa", è scritto sempre facendo riferimento alle parole di Artus. Per quanto riguarda i "progetti per il futuro" si tratterebbe soprattutto degli ambiziosi progetti di difesa europea. [5] La politica militare e di riarmo resta nei fatti il solo ambito politico in cui Berlino è disposta ad intensificare la cooperazione con Parigi.

Cospirazione per la truffa
Nel frattempo gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione sull'élite imprenditoriale tedesca i cui alti funzionari si trovano attualmente nel mirino della giustizia americana. L'incriminazione del top manager tedesco ed ex CEO della VW Martin Winterkorn è stata accompagnata dalle "parole energiche" del procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions, commentano i principali media tedeschi. L'ex CEO del Gruppo Volkswagen, nell'ambito dello scandalo del diesel, è accusato di "cospirazione finalizzata alla truffa", reato per il quale - cosi' ha scritto letteralmente Sessions - pagherà un "prezzo molto alto". Winterkorn rischia fino a 25 anni di reclusione in una prigione statunitense. La giustizia degli Stati Uniti ha già perseguito con l'accusa di truffa numerosi impiegati di alto livello del gruppo VW, due dei quali sono stati condannati a diversi anni di prigione. Il manager VW di lungo corso Oliver Schmidt nel dicembre 2017 è stato condannato a 7 anni di reclusione per "provata cospirazione finalizzata alla frode" e ad una multa di 400.000 dollari [7]. La difesa di Winterkorn si basa in gran parte sulla sua dichiarazione di aver appreso della manipolazione di milioni di veicoli solo nel mese delle sue dimissioni, cioè nel settembre 2015. L'accusa americana sostiene invece che fosse a conoscenza della frode di massa già dal maggio 2014.

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