Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

venerdì 5 maggio 2023

Il fascino discreto della monarchia

Ancora poche ore e avrà inizio il regno di Carlo III, figura a lungo offuscata - e non soltanto parlando di media - dalla madre, la regina Elisabetta II rimasta in carica per oltre settanta anni. Grazie allo storico Alberto Pantaloni, in questo articolo vengono chiariti quali sono i veri poteri della Corona oggi

di Alberto Pantaloni*

Sabato 6 maggio verrà celebrata la cerimonia di incoronazione del nuovo sovrano del Regno Unito, Carlo III. A fronte di una cerimonia sfarzosa, che non a torto provoca le critiche e - diciamo - anche l'indignazione di una parte della popolazione britannica e di buona parte di quella mondiale (almeno quella ex coloniale e quella di fede politica repubblicana), in realtà la "dottrina costituzionale" di quel Paese assegna alla monarchia un ruolo fortemente secondario, non molto dissimile da quello di un normale capo di Stato di una repubblica parlamentare e molto inferiore a quello di una repubblica presidenziale.  


Le attribuzioni riferite alla Corona del Regno Unito sono raccolte sotto la dicitura "Royal Prerogatives". La prima cosa che va specificata è che queste ultime vanno distinte dalla "personal prerogative", che consiste in una serie di immunità di legge e di diritti patrimoniali che, quanto meno a mio avviso, costituiscono il vero elemento fastidioso, anzi odioso dell'istituzione monarchica nel Regno Unito. 
Le Royal prerogatives invece attengono ai tre poteri classici dello stato moderno (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario) e che si dividono in:
1) Executive prerogatives: nomina e revoca dei ministri, dei funzionari pubblici, dei magistrati e dei Pari (Lord) del Regno; comando delle tre forze armate (Army, Royal Navy e Royal Air Force) e dell'intera pubblica amministrazione (Civil Service); le prerogative riguardanti il governo della Chiesa d'Inghilterra e i poteri di emergenza in caso di rivolte o di insurrezioni.
2) Judicial prerogatives: al sovrano è vietato esprimere la propria opinione nelle sedi giudiziarie, ma può concedere la grazia e nomina i giudici;
3) Legislative prerogatives: la convocazione di nuove elezioni per la Camera dei Comuni e quella dei Lord che invece è di natura personale; lo scioglimento dei Comuni; la promulgazione delle leggi.

Come si può vedere, le prerogative della monarchia sono state nella maggior parte dei casi ridotte. Il potere esecutivo è ormai da quasi tre secoli in capo al governo e in particolare al primo ministro. I poteri di dichiarare guerra o la pace, la stipulazione di trattati, l'annessione o la cessione di territori, l'accreditamento dei rappresentanti diplomatici, il riconoscimento di Stati o governi esteri, formalmente in capo alla Corona, di fatto sono espletati da governo e Parlamento. Le prerogative di carattere finanziario e fiscale, sono anch'esse ormai di esclusiva competenza parlamentare e governativa. Inoltre, anche le prerogative rimaste al sovrano molto spesso, come nei casi relativi all'ordine pubblico o alla durata della legislatura, non prevedono un'azione soggettiva volontaria, ma vengono attuate su particolare indicazione ("advice") del primo ministro. Addirittura il discorso di inaugurazione della legislatura è scritto sostanzialmente dal governo.

In cambio di questa evidente cessione di "sovranità" (si perdoni il gioco di parole) la casa reale ha ottenuto in cambio la "Civil List" o "Grant" annuale, cioè l'elenco delle risorse finanziarie e patrimoniali concesse attraverso un fondo speciale in capo al governo.

Non ci sono quindi sostanziali differenze fra una monarchia parlamentare e una repubblica parlamentare, al giorno d'oggi, se non quest'ultimo aspetto appena citato. Tutto questo per dire che forse sarebbe il caso di spostare obiettivo e contenuto della critica, che trascende la forma istituzionale, ed evitare sguaiate manifestazioni di superiorità istituzionale, che come si vede non sono suffragate dai fatti, seguiti nei secoli al famoso avvenimento storico del 30 gennaio 1649 e illustrato nell'immagine che vedete.





*Alberto Pantaloni è uno storico italiano membro della redazione centrale della rivista di storia critica «Historia Magistra»; nei suoi studi si è prevalentemente occupato di storia dei movimenti sociali e politici nell’Italia degli anni Settanta, con saggi su Lotta continua e il movimento del ’77, e di storia della storiografia marxista in Gran Bretagna, con saggi sul Communist Party Historians’ Group. Il suo ultimo libro è "Eric Hobsbawm storico del lavoro. Il movimento operaio dalla Rivoluzione industriale alla fine del secolo breve".


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