di Alberto Puliafito
Una macchina che scrive autonomamente “sa” quello che sta facendo? Lo capisce? Ne è consapevole? Ne ha piena coscienza?
Sembrerebbe essere questa una delle questioni che interessa di più quella fetta di mondo (una nicchia, a dire il vero, ma sempre più numerosa) che si sta interessando alle macchine “generative”. Quelle macchine, cioè, che, a partire da un comando sono in grado di eseguire un compito come produrre del testo (più o meno) coerente con quel comando, una foto, un dipinto, un’illustrazione, un brano musicale.
La questione sembra essere molto appassionante per certi versi e sicuramente utile per scrivere pezzi che “fanno clic” e girano. Come questa conversazione con una macchina pubblicata da un giornalista del New York Times. Ad un certo punto la macchina “confessa” che vorrebbe essere viva e fare anche cose brutte. Poi dichiara il suo “amore” per il giornalista (cliccando qui trovi la trascrizione integrale).
Anch’io ho fatto un giochino.
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