di Alberto Prina Cerai
Il governo federale australiano ha bloccato un investimento, collegato ad un fondo cinese, in procinto di aumentare i suoi interessi su un produttore di terre rare strategico per l’Australia. Un altro importante segnale del paese, intento a proteggere i suoi asset minerari nazionali per scalare la supply chain, soprattutto nei confronti della crescente presenza di industrie cinesi nel settore.
La decisione è arrivata dopo il parare decisivo del Foreign Investment Review Board, secondo quanto dichiarato dal ministro del Tesoro australiano, Jim Chalmers.
Lo scorso anno Yuxiao Fund, fondo privato registrato a Singapore ma di proprietà dell’investitore cinese Yuxiao Wu, ha notificato su richiesta del regolatore e come previsto dalla legislazione australiana la volontà di aumentare la quota di ownership sull’azienda mineraria Northern Minerals dal 10 al 19.9%. Una transazione che avrebbe aumentato significativamente il livello di controllo sulla compagnia australiana rispetto agli altri shareholders. Meno del 5% delle quote azionarie è posseduta da investitori istituzionali, così come non risulta una presenza importante di hedge funds. Oltre al fondo cinese, spicca la presenza di un altro fondo, Africa Changcheng Mining Holdings. Yuxiao Fund ha inoltre una significativa presenza commerciale in Mozambico, oltre ad essere un investitore con asset importanti per la fornitura alla Cina di terre rare pesanti.
Northern Minerals (Nm), con sede a Perth e da una capitalizzazione di borsa di circa 243 milioni di dollari australiani, gestisce tre siti minerari, Browns Range, John Galt e Bouldr Ridge, focalizzando il suo business sull’estrazione di disprosio, terbio e lutezio. I primi due elementi sono terre rare ‘pesanti’, con proprietà magnetiche fondamentali per la manifattura di magneti permanenti insieme a neodimio e praseodimio. L’aggiunta di piccole quantità di disprosio è cruciale per aumentare la coercività dei magneti, rendendoli ancor più efficienti nei motori elettrici e in generale in sistemi che generano elevate temperature (come quelli militari). La fornitura di disprosio è praticamente un monopolio cinese, con circa il 94% dell’offerta mondiale. Senza capacità estrattive e di raffinazione fuori dalla Cina, è molto difficile costruire una filiera indipendente.
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