Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

giovedì 9 marzo 2023

Concessioni balneari, come funzionano in Europa

Spagna e Portogallo si sono attirate, come l’Italia, una procedura d’infrazione, ma nel resto dell’Unione si sono messe in moto le riforme per recepire la Direttiva e le gare si fanno. A dodici anni dalla sua entrata in vigore, è ora di smettere di perdere tempo

di Matteo Fabbri

Dal 2006 ad oggi in Italia si sono succeduti dieci diversi governi di vari schieramenti politici più o meno europeisti ma tutti straordinariamente in difficoltà di fronte al recepimento di una direttiva europea nata con l’idea di liberalizzare i servizi in Europa e che, nel nostro Paese, si è arenata sulle concessioni delle spiagge: la Bolkestein.
Il sistema italiano delle spiagge è sempre stato caratterizzato da concessioni molto lunghe, alla scadenza delle quali seguivano rinnovi automatici o diritti di insistenza. Questo meccanismo ha garantito una certa stabilità ai circa trentamila imprenditori coinvolti e permesso investimenti a lungo termine, impedendo però l’ingresso di nuove imprese nel mercato.

Una storia italiana
La Bolkestein ha stabilito che le concessioni demaniali devono essere messe a gara, garantendo la concorrenza tra tutti i potenziali concessionari. Trasparenza e imparzialità sono i principi cardine della normativa che hanno imposto un ripensamento della normativa italiana. O almeno avrebbero dovuto farlo.

Sì, perché in realtà il legislatore italiano non ha mai recepito la Direttiva e come naturale conseguenza sono arrivate due procedure d’infrazione, l’ultima delle quali recentissima. A queste si aggiungono la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue del 2016, ma soprattutto quella del Consiglio di Stato nel 2021, che in maniera perentoria hanno indicato le gare come unica soluzione percorribile.

Palazzo Spada ha aggiunto anche che in caso di mancato intervento da parte del legislatore italiano, tutte le concessioni sarebbero andate a gara dal primo gennaio 2024. Insomma, non sono più possibili ulteriori rinvii, è necessario intervenire e bisogna farlo entro la fine del 2023. Tutto risolto dunque? Non esattamente.

Nel 2022 il Governo Draghi aveva avviato un percorso di riforma incentrato sulle gare. A una maggiore concorrenza si sarebbero aggiunte la tutela per il concessionario uscente attraverso il riconoscimento degli investimenti e la realizzazione di un equo rendimento del capitale investito, così come previsto dalla Direttiva stessa.

Poi però a Draghi è mancata la fiducia del Parlamento e da ottobre è Giorgia Meloni a guidare il Paese. Fratelli d’Italia si è sempre schierata dalla parte degli operatori contro le gare e poco più di un anno fa la allora leader del partito di opposizione dichiarava in aula che avrebbe provato in tutti i modi a bloccare la riforma.

Un film già visto
Nell’ultimo anno però è cambiato il mondo: la Meloni di Governo ha avviato un processo di “europeizzazione” delle sue posizioni e anche sulle concessioni demaniali sembrano essersi ammorbidite le barricate degli anni dell’opposizione. Su spinta degli altri due partiti di maggioranza, l’esecutivo ha approvato all’interno del milleproroghe una proroga di un anno delle concessioni in scadenza a fine 2023, giustificandola con la necessità di avere tempi adeguati per il riordino del settore.

Un film già visto, tanto che Mattarella ha firmato il Decreto con riserva, sollevando perplessità proprio rispetto alla compatibilità della misura con il diritto europeo. Alle dichiarazioni del Colle hanno fatto eco quelle della Commissaria al mercato interno Sonya Gospodinova che ha definito le proroghe proposte dall’Italia «preoccupanti».

Questa volta non sono più ammessi tentennamenti e Meloni dovrà necessariamente assumersi la responsabilità di riordinare un settore che da diversi anni vive senza certezze. «Il governo terrà conto del richiamo del Quirinale», ha dichiarato il ministro agli affari europei Raffaele Fitto dopo gli accorgimenti chiesti dal Presidente Mattarella. Come lo farà è difficile da prevedere.

Ma l’Italia non è l’unico Paese ad aver avuto qualche inciampo nel recepimento di questa Direttiva in tema di spiagge.

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