di Cecilia Anesi, Lorenzo Bagnoli e Martin Lane
«Non so a che ora sia la cena», scrive Marina. «Non importa, gli italiani amano mangiare e bere - sempre!!», replica Robert. «Dimenticavo. I regali sono importanti per i giornalisti, visto che ce ne sarà una folla. Molti fotografi», ricorda Marina. «Certamente. Porteremo un sacco di bei regali e i vini migliori, vetri di Murano, dobbiamo solo sapere per quante persone», replica Robert entusiasta.
“Marina” è Marina Klebanovich, attivista russo-polacca con un’ampia rete di contatti nell’ambiente delle destre europee. Si sta scambiando messaggi con Robert Stelzl, noto attivista pro Russia austriaco. Nonostante il tono molto informale, la comunicazione ha uno scopo ufficiale: Klebanovich è la segretaria di Sargis Mirzakhanian, un lobbista russo esperto di comunicazione che ha superato da poco la trentina, dal volto pulito e paffuto, spesso sorridente nelle foto che appaiono sui social.
Lavorando per Mirzakhanian, Marina da due mesi è impegnatissima nell’organizzazione, a ottobre 2016, di una visita di una delegazione di politici e imprenditori italiani in Crimea, all’epoca già sotto sanzioni. Obiettivo ufficiale del viaggio era aumentare gli scambi commerciali, nonostante le disposizioni europee. Non è l’unico evento del genere a cui lavora Klebanovich: ce n’era stato in precedenza uno a maggio 2016 e ce ne sarà un altro ad aprile 2017. Gli italiani sono spesso presenti: politici per lo più di Consigli regionali accompagnano delegazioni di imprenditori.
Oltre alla ricerca di nuovi business, si creano anche alleanze politiche che mirano a ostacolare il piano europeo di sanzionare la Russia. La regia unica di questi incontri è rimasta un segreto fino a quando un gruppo di attivisti ucraini ha hackerato la casella di posta di Sargis Mirzakhanian.
Sargis Mirzakhanian, il megafono della propaganda
Le email - oltre 20 mila - dimostrano che Mirzakhanian era in contatto con diversi alti papaveri del Cremlino. L’organizzazione del lobbista, che non risulta sul registro imprese russo, si chiama International Agency for Current Policy, Iacp. Non si conoscono le sue fonti di finanziamento, eppure, come scrive Marina Klebanovich nella mail, il think tank si è prodigato per finanziare incontri, conferenze, viaggi di osservatori internazionali. In alcune presentazioni interne, si legge che l’organizzazione si definisce «un ristretto gruppo di professionisti» che si riunisce con lo scopo di «cooperare con i principali partiti e politici europei».
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