Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

sabato 20 marzo 2021

L’altro Monicelli

Giorgio Monicelli non è uno sconosciuto, ma la fama di cui gode oggi, al contrario di quella di Mario, è di nicchia: è addirittura idolatrato dagli appassionati italiani di fantascienza, in quanto creatore del termine stesso e fondatore e primo direttore della prima e più famosa collana del genere, la mondadoriana «Urania». Ancora oggi, dopo decenni, molte sue traduzioni vengono ripubblicate e rilette, divorate dai lettori che su di esse, come sui film di suo fratello, hanno formato buona parte del loro immaginario, delle loro conoscenze e della loro lingua, ignari però del nome dell’autore della prosa che leggono

di Gianfranco Petrillo*

Pochi sanno che Mario Monicelli, uno dei più grandi registi dell’età splendida del cinema italiano, era nipote di Arnoldo Mondadori, a sua volta il più grande imprenditore della carta stampata che l’Italia abbia mai avuto. Mondadori infatti aveva sposato Andreina Monicelli, sorella del padre di Mario, Tomaso. E intorno ad Andreina, che ne costituì per decenni il pilastro, si formò un clan formidabile.

Tomaso Monicelli e Arnoldo Mondadori erano amici di gioventù a Ostiglia, grande borgo agricolo sulle rive del Po in provincia di Mantova, agli inizi del Novecento. Il giovane e ardente Tomaso divenne noto come drammaturgo e giornalista dell’«Avanti!», il quotidiano del partito socialista italiano, che abbandonò nel 1908 per aderire nel 1911 al nazionalismo. Proprio quell’anno Arnoldo creò, con l’aiuto di Tomaso, la casa editrice «La Sociale», che di Monicelli pubblicò la raccolta di novelle a sfondo paesano Aia Madama e la favola Nullino e Stellina, con illustrazioni di Antonio Rubino. In ottobre sposò una sorella dell’amico, Andreina (Chiavegatti 2010, 35-6). Tomaso aveva un’altra sorella, Gemma, che sposò Guido Cantini, a sua volta commediografo di discreto successo e direttore di riviste mondadoriane, e ne ebbe due figli, Roberto e Gianfranco, il primo dei quali fu in seguito dirigente della casa editrice.

Nel 1915 Tomaso sposò un’altra ostigliese, Maria Carrieri, dalla quale aveva avuto già nel 1912 un figlio, Franco, ai quali sarebbero seguiti Mario appunto (1915), Massimo detto Mino (1919), Furio (1922) e Giovanna (1925). Franco fu giornalista, scrittore e sceneggiatore cinematografico e televisivo; Mino, noto giornalista politico, fu – fra l’altro – collaboratore fisso negli anni cinquanta del mitico settimanale «Il Mondo» di Mario Pannunzio; Furio, vita tormentata, fu autore di un romanzo autobiografico (Il gesuita perfetto, 1952) e insegnò italiano all’Accademia di Brera a Milano. Dell’attività di Giovanna, come troppe volte e troppo a lungo è capitato alla maggioranza delle donne fino alla sua generazione e oltre, non sappiamo nulla.

Tomaso fu corrispondente dal fronte durante la prima guerra mondiale, direttore di quotidiani filofascisti, molto vicino a d’Annunzio e, assurto Mussolini al potere, nel 1923 fu nominato direttore e amministratore delegato del quotidiano bolognese «Il Resto del Carlino», di cui l’anno successivo rilevò la proprietà. Ma, essendosi schierato apertamente contro Mussolini in seguito al delitto Matteotti, nel gennaio del 1925 dovette abbandonare l’impresa e affidarsi prima alla protezione di d’Annunzio e poi a quella del gerarca Giuseppe Bottai per continuare a lavorare nel mondo teatrale e giornalistico. Poté però sempre, grazie alla sorella, contare sull’aiuto dell’avveduto cognato, per barcamenarsi fra mille difficoltà, aggravate da un tenore di vita decisamente superiore ai suoi mezzi, che lo portò a sperperare in breve tempo il sostanzioso ricavato della vendita forzata del quotidiano (Chiavegatti 2010, 60-1). Nel 1928, da una relazione extraconiugale con una giovane attrice, Giulietta de Riso, ebbe anche un’altra figlia, Silvana, che visse con la madre e ne mantenne il cognome, ma fu sempre strettamente legata, con i suoi, al clan. A loro volta Arnoldo e Andreina ebbero quattro figli: Alberto (1914 e quindi pressoché coetaneo di Mario Monicelli, al quale fu sempre legato da un amicizia strettissima), Giorgio (1917), Laura detta Mimma (1924) e Cristina (1934) (Decleva 1993; Chiavegatti 2010; Ferretti 1996; Mondadori 1996; Mondadori 2004).

La documentazione esistente e le testimonianze dicono dell’intensità e della forza dei legami affettivi tra pressoché tutti questi personaggi, anche fra contrasti burrascosi.

Dalla gavetta
Ma, prima di questa già numerosa prole avuta dalla moglie, Tomaso Monicelli aveva avuto un primo figlio da un’altra donna. Giorgio Monicelli non è uno sconosciuto, ma la fama di cui gode oggi, al contrario di quella di Mario, è di nicchia: è addirittura idolatrato dagli appassionati italiani di fantascienza, in quanto creatore del termine stesso e fondatore e primo direttore della prima e più famosa collana del genere, la mondadoriana «Urania». Luigi Cozzi, uno dei massimi esperti in materia, gli ha dedicato addirittura non uno ma due volumi, i primi della sua Storia di Urania e della fantascienza in Italia (Cozzi 2006 e Cozzi 2007), in cui ha riversato le ricerche da lui compiute sul personaggio, soprattutto tramite interviste ai suoi familiari e collaboratori, svolte nel 1981, alle quali attingeremo abbondantemente.

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(*con la collaborazione di Franco Chiavegatti e Maria Chiara Romani)

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