Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 9 febbraio 2021

Sulla crisi del giornalismo italiano

Il giornalismo italiano vive un momento di grande difficoltà dovuto, tra l'altro, alla perdita di credibilità. Lo dimostra come è stata affrontata la recente crisi di governo in cui sono emersi schieramenti a favore (o contro) le persone e trascurando, invece, come i politici vadano giudicati per le mosse che compiono, per i programmi che intendono realizzare e per come li realizzano. Un po’ come gli allenatori di calcio, ma senza il tifo

di Nico Piro*
  
In questi giorni abbiamo assistito ad uno spettacolo che, probabilmente, segna la fine della (residua) credibilità del giornalismo italiano tra testate web, twitter personali e carta stampata. Grandi firme anche quelle liberal e giacca-e-cravatta (personaggi che ogni tre per due ti citano il principio anglosassone del cane da guardia del potere e ti mollano un auanaguà british) si sono sbilanciati come mai contro un governo uscente e a favore di un Presidente del Consiglio entrante, spingendo per una soluzione piuttosto che per un’altra (ma sempre professando rispetto in quel Presidente della Repubblica che, nella realtà, tiravano per la giacchetta). Hanno fatto il tifo oscillando tra estasi e offese personali. Ben lontani dal ragionamento politico, hanno indicato soluzioni e offerto suggerimenti non richiesti. Hanno fatto i tifosi non i giornalisti ispirando un esercito di opinionisti da condominio che si è, a sua volta, scatenato sui social “per imitazione” come del resto già accadeva da mesi.
Ora non fraintendetemi, non mi occupo di politica in questo post ma di giornalismo, il problema non è come si chiami l’uno e che curriculum abbia l’altro politico, mi autodenuncio per l’ incapacità - da troppi anni - di seguire bene la politica italiana (mi darete del populista?)... qui il problema sono gli attacchi feroci (spesso sguaiati) e le lodi preventive (roba da barzellette di Chuck Norris) ascoltate in questi frangenti. Un giornalismo che a priori dice che un politico nuovo sia il migliore del mondo, pur senza averlo mai visto all’opera in quel ruolo né conoscendone i programmi (non ancora presentati, giustamente), rinuncia al proprio ruolo di coscienza critica pubblica. Se io oggi dico che mr. X sarà il salvatore della patria e di mestiere faccio il notista politico domani come potrò esercitare una legittima critica? E come potrò fargli un complimento motivato che non appaia interessante? I politici - tutti - vanno giudicati per le mosse che compiono, per i programmi che intendono realizzare e per come li realizzano... un po’ come gli allenatori di calcio ma senza il tifo.

Il giornalismo italiano sta perdendo credibilità in questa crisi spingendosi persino a dar consigli (roba tipo “se la Lega non sostiene Draghi perde credibilità europa” ecc ecc”) ma sta anche perdendo definitivamente contatto con la realtà: il 28% degli italiani (sondaggio Corsera) dice che ad uscirne meglio da questa bufera sia stato Conte, seguono staccatissimi tutti gli altri (Salvini e Meloni i più vicini col 9/10%); Renzi è in coda con il 5%. Leggendo i giornali, invece, Conte viene irriso per ogni cosa (da ultimo il tavolino in piazza... sfottuto dagli stessi per cui il predellino di Berlusconi andava benissimo per annunciare una svolta politica... ma allora è questione di forma degli annunci o di antipatie e simpatie?). Sempre la grande stampa esalta Renzi come acuto stratega cioè l’opposta percezione (giusta o sbagliata) che ne ha la “gente”, stando appunto a quel sondaggio. 
Ora - ripeto - non si tratta di politica ma di giornalismo e viene da concludere che siamo messi male.

Restano solo due consolazioni nel vedere questi tempi bui di un mestiere indispensabile.
La prima: i criticati telegiornali del servizio pubblico appaiono come giganti dell’equilibrio a fronte di un far west di giornali e talk show ridotti a bollettini di propaganda.
La seconda: da oggi in poi avremo un po’ di sollievo, con queste premesse, tutto andrà bene e le firme dei giornaloni (con relativi cloni di condominio che appaiono sui social convinti che siano gli unici a leggere i giornali e quindi a pretendere di avere posizioni originali) non le leggeremo più scagliarsi ossessivamente contro i banchi a rotelle, l’ex del grande fratello finito a Palazzo Chigi, il bibitaro (che poi lo si poteva criticare sul merito politico per mille motivi ma lo si è attaccato perché veniva da un mestiere umile), i coefficienti dei casi positivi sulla radice quadrata dell’incidenza media dei contagiati (perché loro sanno fare i conti davvero ma non si erano mai accorti dell’errore nei dati in Lombardia), la chiusura dei bar alle 18 (“ma perché prima di quell’ora il virus non c’è?”), il bonus monopattino (“la gente muore di fame e voi buttate soldi” come se i monopattini non li vendessero negozi con commessi e imprenditori che danno da mangiare a delle famiglie), “le mascherine perché le dobbiamo mettere per entrare al bar se poi al bancone dobbiamo togliercele per bere?” (vagli a spiegare che non te le devi mettere per entrare ma te le devi mettere sempre e solo momentaneamente togliere), “la cassa integrazione che i miei dipendenti non hanno mai avuto” (certo li tenevi al nero), i contratti dei vaccini (che sono europei e mancano in tutto il mondo ma Speranza...), i permessi per spostarsi a chi ha la seconda casa (da “ci negate la libertà” a “un governo classista che favorisce i proprietari immobiliari!”)... Insomma almeno i virologi da mille like e gli economisti che moltiplicano bugie messe in giro da siti di finta informazione, almeno di quelli adesso ce ne siamo liberati. È già un primo successo della nuova stagione politica. 
L’altro spero sia la vittoria dell’Italia che è l’unica cosa per la quale io, personalmente, posso appassionarmi...

*Nico Piro è giornalista - attualmente inviato della redazione esteri TG3 - e scrittore; Tashakor è il blog nel quale raccoglie una parte del suo lavoro.

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