Sahra Wagenknecht, stella della Linke, è oggi per il suo partito soprattutto un problema. Un problema rossobruno
di Edoardo Toniolatti
Nel panorama della sinistra tedesca, ma forse in generale di tutto lo scenario politico, è difficile trovare una figura più polarizzante di Sahra Wagenknecht.
La moglie di Oskar Lafontaine, fondatore e padre nobile della Linke che però ha abbandonato un anno fa, è diventata negli anni una vera e propria star del partito di sinistra. La sua immagine forte e riconoscibile, unita a un sapiente uso di una retorica incendiaria ma molto efficace, ne ha fatto uno dei volti più noti e celebrati della Linke, uno dei segreti della duratura visibilità garantita a un partito che, numeri alla mano, sembrerebbe invece destinato a un ruolo decisamente più marginale. Nonostante le perenni tensioni interne, gli scontri fra moderati ed estremisti, fra realisti e radicali, per molti l’equazione “Linke = Sahra Wagenknecht” è stata a lungo assolutamente valida.
Quella che a prima vista per la Linke sembrava una benedizione, però, si è rivelata una condanna travestita. E da parecchio tempo ormai die rote Sahra (“Sahra la rossa”) è soprattutto un problema.Come detto, il tasso di litigiosità interno al partito di sinistra è da sempre elevatissimo. Wagenknecht appartiene all’ala più radicale, ma il suo successo le ha consentito di evitare attacchi plateali da parte della componente moderata. Da alcuni anni però la situazione è diventata praticamente ingestibile, con la corda tirata così tanto che non ci si chiede più se si spezzerà, ma quando.
Le cose iniziarono a precipitare soprattutto dopo il 2015 e la crisi dei rifugiati, quella che portò in Germania oltre un milione di persone e indissolubilmente legata al celebre wir schaffen das di Angela Merkel, la frase diventata ormai proverbiale con cui la Cancelliera certificava la sua politica di apertura dei confini. Al coro di voci critiche, provenienti soprattutto da destra, si aggiunse ben presto anche quella di Wagenknecht, che definì “irresponsabile” la decisione di Merkel e arrivò addirittura ad accusarla di corresponsabilità dell’attentato di Berlino del dicembre 2016, a causa dell’apertura indiscriminata ai rifugiati e della presenza di personale militare tedesco in Afghanistan. Molti nella Linke non apprezzarono; chi invece apprezzò furono alcuni esponenti di AfD, tanto che un editoriale della Frankfurter Rundschau iniziò a chiamarla die blaue Sahra (“Sahra la blu”), dal colore associato agli alternativi.
Col passare del tempo diventava sempre più chiaro che i confini del partito di sinistra stavano stretti a Wagenknecht, che infatti cercava di intercettare esperienze movimentiste e di aggregazione provenienti da altriambienti. Fu lei l’esponente politica più vicina ai gilet gialli francesi, tanto da manifestare davanti alla Cancelleria in divisa d’ordinanza nel dicembre del 2018.
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