Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

mercoledì 11 gennaio 2023

Pillole dal conflitto sociale in Gran Bretagna: i Trasporti

Seconda puntata del viaggio dello storico Alberto Pantaloni nel mondo del lavoro nella Gran Bretagna post Brexit. Dopo l'analisi del settore della Sanità, tra salari congelati e negoziati sempre più aspri questa volta sono i Trasporti a essere passati sotto la lente

di Alberto Pantaloni*

Le compagnie ferroviarie hanno congelato i salari di molti ferrovieri e vogliono tagliare i servizi ferroviari e migliaia di posti di lavoro. Come ultima risorsa, i ferrovieri stanno scioperando per difendere i propri posti lavoro, i propri stipendi e le condizioni di lavoro e di vita.
Mentre le compagnie ferroviarie stanno minacciando passeggeri e lavoratori coi tagli, le compagnie hanno fatto una vera e propria fortuna durante la pandemia:
- 300 milioni di sterline di profitti per le compagnie che gestiscono i servizi del personale viaggiante;
- 949 milioni di sterline per le compagnie proprietarie dei treni;
- 235 milioni per quelle della manutenzione e riparazione;
- 80% di questi profitti vanno ad aziende non britanniche.

In media le compagnie ferroviarie stanno facendo 500 milioni di sterline di profitti ogni anno.

La vertenza, promossa dalla National Union of Rail, Maritime and Transport Workers (RMT), aderente al Tuc, da questo autunno si sta strutturando come un’azione coordinata fra lavoratori e lavoratrici di tutta la rete ferroviaria, tutto il personale viaggiante, e quelli della metropolitana e della tramvia di Londra.

A seguito di intensi negoziati era stato inizialmente raggiunto un accordo in cui Network Rail, l’associazione datoriale di categoria, si sarebbe impegnata a fare un'offerta salariale e occupazionale migliore e sembrava si stesse andando verso un accordo negoziato. Tuttavia, con una drammatica inversione di rotta, i capi di Network Rail fatto marcia indietro e hanno cercato di imporre tagli ai posti di lavoro, un aumento dell’orario di lavoro e un peggioramento dei turni. In un tentativo maldestro di scavalcare il sindacato nella trattativa, Network Rail ha scritto direttamente al personale riproponendo i termini di un precedente accordo che la Rmt aveva già rifiutato categoricamente. Da qui l'inasprimento del conflitto e la programmazione di una nuova impressionante ondata di scioperi nel mese di dicembre: il 9-10, dal 12 al 14, il 16-17 e dal 22 al 31 dicembre.

La tensione è altissima e il governo sta promuovendo nuove leggi antisciopero "autocratiche” per porre fine a quella che si è dimostrata come una efficace vertenza industriale nel comparto. È stato infatti presentato un disegno di legge sui «Livelli Minimi di Servizio» diretto esclusivamente al settore delle ferrovie e impedisce legalmente ai lavoratori di astenersi dal lavoro. Tra le misure contenute nel disegno di legge, una prevede che i sindacati possano perdere la protezione legale dai danni economici all’azienda se non viene garantito il servizio minimo e un’altra che in caso di sciopero che non rispetti le fasce “protette”, i lavoratori rischiano il licenziamento per giusta causa automatico. Rmt ha rispedito al mittente questo disegno di legge e ha confermato gli scioperi. Sperando di far deragliare governo e aziende ferroviarie.

*Alberto Pantaloni è uno storico italiano membro della redazione centrale della rivista di storia critica «Historia Magistra»; nei suoi studi si è prevalentemente occupato di storia dei movimenti sociali e politici nell’Italia degli anni Settanta, con saggi su Lotta continua e il movimento del ’77, e di storia della storiografia marxista in Gran Bretagna, con saggi sul Communist Party Historians’ Group. Il suo ultimo libro è "Eric Hobsbawm storico del lavoro. Il movimento operaio dalla Rivoluzione industriale alla fine del secolo breve".

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