Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

sabato 7 gennaio 2023

L’industria dei giochi da tavolo fa i conti col colonialismo

Da anni è in corso un dibattito sui giochi che si basano su logiche di sfruttamento di territori e popoli, ma qualcosa sta cambiando

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Ogni anno, da anni, vengono pubblicati circa 3000 nuovi giochi da tavolo, e sia per gli appassionati che per chi vuole avvicinarsi a questo hobby esistono ormai giochi adatti a qualsiasi gusto. C’è quello che ti invita a riconoscere le più diverse specie di uccelli, quello in cui bisogna trovare e fermare Hitler e quello in cui collabori con gli amici per evitare la diffusione di malattie altamente contagiose, oltre alle tantissime edizioni diverse di classici come Monopoli.
Una categoria di giochi particolarmente apprezzata dai giocatori e dalla critica è quella dei cosiddetti “Eurogames”, o “in stile tedesco”, chiamati così perché si sono sviluppati a partire dagli anni Ottanta in Germania. Nella categoria rientrano pienamente classici moderni come Catan, Carcassonne, Alta Tensione e Puerto Rico. Negli Eurogames, i giocatori non combattono direttamente tra loro, ma sviluppano strategie per accumulare risorse e ottenere punti. Inoltre non vengono mai eliminati dal gioco e l’elemento della fortuna è molto limitato. Un’altra caratteristica del genere è che le regole sono spesso piuttosto semplici da imparare e che le partite non sono molto lunghe, il che è ideale per le persone a cui piace giocare ma senza impegnarsi per mezza giornata.

Normalmente, gli Eurogames hanno una specifica ambientazione storica e geografica, che serve principalmente a fare da sfondo a meccaniche di gioco basate sull’estrazione e l’accumulazione delle risorse. Da tempo, però, sia tra gli accademici che studiano i giochi da tavolo come fenomeno culturale sia tra i critici e gli appassionati che ne discutono su forum specializzati come BoardGameGeek è in corso una conversazione sul fatto che molti di questi giochi siano ambientati al tempo del colonialismo, il periodo iniziato con la conquista dell’America in cui le potenze europee acquisirono il controllo di grandi territori in altri continenti, sfruttandone le risorse e sottomettendone le popolazioni. Il problema nasce dal fatto che le dinamiche di questi giochi richiedono ai partecipanti di immaginare di essere proprietari di piantagioni o colonizzatori il cui scopo è rendere più produttivi e civilizzati i territori conquistati.

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