Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 27 dicembre 2022

Denatalità (bianca), narrazioni pubbliche e crisi ambientale: otto miliardi di bugie

Siamo otto miliardi, con un comunicato lo ha annunciato l'Onu lo scorso 15 novembre. Allora perché si parla di denatalità? I demografi hanno la loro opinione (e c'entra con il razzismo).

di Eugenia Nicolosi

L'Onu ha controllato, sulla terra siamo otto miliardi di persone. Il 15 novembre 2022 è nato l'ottomiliardesimo essere umano portandoci a raggiungere una cifra tonda: a stabilirlo una nutrita squadra di matematici, sociologi, demografi ed esperti di statistica delle Nazioni Unite, Il bebè porta l’umanità a un nuovo record storico raggiunto grazie ai progressi della medicina e al migliorato accesso a cibo, acqua potabile e servizi igienici. Inoltre, che “In realtà, i tassi di fertilità sono relativamente stabili in gran parte del mondo sviluppato lo spiega anche il dipartimento di Demografia dell'Università di Berkeley.
Ma allora perché il tema della denatalità viene sollevato da qualche anno e continua a essere ricorrente (trovando spazio anche tra i nuovi ministeri del nostro Paese)?
Dall'America all'Europa, quindi anche in Italia, si parla di crolli demografici e di indici di natalità preoccupanti. Ma non è un argomento così nuovo come sembra e occorre fare un salto all'indietro per sapere che in Italia, “come noto, le tesi sul declino demografico ebbero fortuna rispetto al resto del continente europeo, entrando a far parte dell’apparato propagandistico mussoliniano già dopo la metà degli anni Venti, in concomitanza con i primi passi della politica popolazionista proclamata dal fascismo”.

“L’attenzione pressante con cui il regime guardava alla questione delle nascite e alle relative rappresentazioni statistiche contribuì ad attirare l’interesse degli esperti verso il progetto popolazionista nazionale mentre gli studiosi della materia furono chiamati in prima linea a individuare ragioni e scenari della diminuzione dei tassi di natalità, determinando l’infittirsi degli intrecci tra demografi”, si legge su Temi economici e morali nel dibattito demografico italiano sulla denatalità, di Maurizio Romano (Università Cattolica del Sacro Cuore).

Nel 1931 la propaganda aveva fatto il suo effetto e quindi fu ammesso e scritto che il nodo della presunta denatalità fosse in realtà la preoccupazione del “decadimento qualitativo della razza” legato, secondo gli analisti, “al differenziale riproduttivo esistente tra le diverse categorie sociali. Fulcro di tale allarmistica impostazione erano i timori, alimentati dalla scarsa prolificità delle classi superiori (in confronto con quella degli strati inferiori) che a riprodursi più facilmente sono i portatori di caratteri meno favorevoli alla vita sociale e che si estinguano le discendenze delle doti intellettuali e morali più desiderabili”, continua il saggio.

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