di Lucia Capuzzi
Hanno alzato il tiro. Ancora. Quattro giorni dopo aver espulso le donne delle università, il governo taleban ha vietato alle Ong attive in Afghanistan di impiegare personale femminile.
In un editto, emesso alla vigilia di Natale, il ministero dell’Economia ha minacciato di revocare la licenza alle organizzazioni che non rispetteranno il bando. Stavolta, però, gli ex studenti coranici hanno toccato una corda sensibile. Forse troppo. Dal ritorno dei taleban al potere, l’economia afghana si è ridotta di oltre un terzo a causa dell’interruzione del flusso da 3,5 miliardi dollari l’anno di aiuti internazionali. Da questi ultimi dipendeva il 75 per cento della spesa pubblica. Di colpo, dunque, il Paese, già povero, si è trovato al tracollo.
Ormai almeno il 59 per cento della popolazione – quasi 25 milioni di donne e uomini – ha necessità di assistenza umanitaria.
Se l’Afghanistan non è ancora sprofondato nel baratro è solo grazie alle Ong e alle organizzazioni internazionali. Anche una parte importante della base taleban va avanti grazie a loro. Colpire queste ultime, dunque, potrebbe essere un boomerang. Il malcontento sociale, tra regole anacronistiche soprattutto per i giovani e miseria, è già forte.
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