Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 6 aprile 2021

L’Italia, il G20 e le tre ferite al commercio mondiale

L’Italia, nella sua veste di presidente di turno del G20 dovrà cercare di curare, almeno in parte, le tre ferite principali al commercio mondiale inferte dalla pandemia. Ecco quali

di Giuseppe Pennisi

Poco se ne parla ma è un compito gravoso. L’Italia, nella sua veste di presidente di turno del G20 dovrà cercare di curare, almeno in parte, le “ferite” al commercio mondiale inferte dalla pandemia.

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), nel 2020 l’ex-import internazionale ha subito una contrazione del 9,2%, dopo avere segnato un incremento del 7,2% nel 2019. All’inizio di quest’anno, si sperava in un rapido rimbalzo, ma le indicazioni preliminari, basate sul primo trimestre 2021, parlano di un nuovo calo. La pandemia continua ad infettare e fare vittime, anche se i programmi di vaccinazione in atto fanno sperare in un marcato affievolimento entro l’autunno, nei Paesi Ocse. Continuerà, però, ad imperversare in numerosi Paesi in via di sviluppo e da là a continuare ad infettare il resto del mondo. A questi effetti strettamente legati alla pandemia che incideranno sempre meno quanto più il Covid-19 sarà sotto controllo, si aggiungono quelli, più gravi, di medio e lungo periodo su cui meno si è riflettuto ma che potranno avere effetti molto pesanti. Le vere e proprie “ferite” al sistema del commercio mondiale.
Una riflessione su questi temi (in gran misura ignorati nel dibattito politico) si è potuta fare in tre seminari organizzati dal dinamico Istituto Bruno Leoni, in collaborazione con l’Ups. Vale la pena riprenderne alcuni spunti che possono essere utili ai lavori di preparazione al G20 in cui, a torto od a ragione, ci si aspetta che la presidenza (ossia l’Italia) ponga sul tavolo proposte concrete.

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