Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 9 marzo 2021

In picchiata da 20 anni

Alitalia ha alle spalle una lunghissima scia di bilanci in rosso e di sostegni con soldi pubblici. Ecco quanto è costata agli italiani

di Angela Zoppo

Ben 12 governi, fino a quello guidato dall'attuale premier Mario Draghi, e quasi altrettanti amministratori delegati, 11, si sono dati il cambio in questi ultimi 20 anni, mentre Alitalia consumava la sua lenta agonia, passando per l'umiliazione del delisting, innumerevoli ricapitalizzazioni e approdando infine all'amministrazione straordinaria. Un filo rosso lega questi i due decenni della compagnia in caduta libera, oggi a un passo dal consegnare parte delle attività alla newco Italia trasporto aereo, per provare a rinascere più piccola e finalmente redditizia. Un filo rosso, come la sequela ininterrotta dei bilanci, invariabilmente in perdita.
Dal 2000 a oggi la compagnia ha chiuso ogni esercizio col segno meno, cumulando tra perdite a bilancio e quelle stimate (e mai smentite) della gestione commissariale, una cifra che ormai supera gli 11 miliardi di euro. Una sola eccezione ha interrotto questa drammatica catena di bilanci, funestata da attacchi terroristici, avvento delle low cost e infine, il Covid: l'utile di 93 milioni di euro del 2002, che si deve al versamento della penale versata da parte di Klm, allora rea di aver chiuso unilateralmente un contratto di cooperazione.

Alitalia era uscita ammaccata dal disastro delle Torri Gemelle nel 2001, che aveva messo a terra e poi costretto a una vera e propria rivoluzione il settore del trasporto aereo. Nulla rispetto a quello che sarebbe accaduto 19 anni dopo con la pandemia causata dal Covid. Ma allora, era sembrato un disastro dalle conseguenze incalcolabili. La causa intentata un anno prima dall'amministratore delegato, Domenico Cempella, contro gli olandesi, aveva dato i suoi frutti in tempo perché il successore, Francesco Mengozzi, il manager dei mille giorni, potesse passare all'incasso e archiviare in utile quel solitario esercizio del 2002, regalando persino qualche effimero brivido agli azionisti di Alitalia, all'epoca ancora quotata. Non che, riportando il calendario ancora più indietro, sia andata molto meglio.

Uno studio di Mediobanca, dedicato all'Alitalia pubblica dal 1989 al 2007 (l'anno prima della privatizzazione e dell'avvento dei cosiddetti capitani coraggiosi reclutati dal governo Berlusconi) aveva messo in luce perdite per l'equivalente di 6 miliardi di euro e interventi statali, già allora, per quasi 3 miliardi di euro. Di quel brusco divorzio di fine millennio con Klm, Alitalia ha portato i segni a lungo. 

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