Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

giovedì 25 febbraio 2021

Analfabetismo funzionale, la più grande emergenza dell’Italia

L'Italia è il quarto Paese Ocse per la maggiore incidenza di adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni. Fanno peggio solo Indonesia, Turchia e Cile

di Luca Aterini

Come può una comunità riunire le forze e lavorare alla realizzazione di una società diversa – magari migliore – se non è in grado di comprendere neanche le dinamiche di base di quella in cui vive nel presente? È un dilemma che si pone in tutta la sua forza guardando a quella che è emersa dal Forum Ambrosetti come «la più grande emergenza dell’Italia». L’analfabetismo funzionale.

«Per analfabetismo funzionale – precisano dall’Ambrosetti club – intendiamo l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Si traduce, in pratica, nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni che riguardano l’attuale società».
È un problema che si scontra in pieno con la natura stessa dello sviluppo sostenibile, inevitabilmente complessa, ma anche con un semplice dato di fatto: a seguito della rivoluzione digitale la stragrande maggioranza dei dati mai creati dall’homo sapiens, è stata creata negli ultimi anni (basta un intervallo stimato tra due e dieci anni per arrivare al 90% di tutti i dati). Una sovrabbondanza che la nostra specie non ha mai dovuto affrontare prima e che, senza gli strumenti cognitivi adeguati per farvi fronte, trasforma una realtà complessa in una complicata, impossibile da decifrare. E quanto non si conosce, come sappiamo, spaventa.

In media 1 giovane italiano su 5 abbandona la scuola secondaria di primo grado senza concluderla, l’Italia è il penultimo Paese europeo per quota di popolazione totale laureata ed è anche quello in cui meno di 1 adulto su 10 partecipa ad attività di apprendimento permanente. Ma il problema principale dell’analfabetismo funzionale non stata tanto nel titolo di studio, quanto nell’incapacità districarsi nella complessità quotidiana della vita.

Da un’elaborazione The European House – Ambrosetti su dati indagine Ocse-Piaac (edizione 2016) emerge infatti chiaramente che «l’Italia è quarta tra i Paesi Ocse per la maggiore incidenza di adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni». Guardando alle competenze di literacy, solo Indonesia, Turchia e Cile fanno peggio.

In altre parole più di sette italiani su diecicontro una media Ocse del 49% – sono analfabeti funzionali o hanno capacità cognitive e di elaborazione minime, come mostrano in dettaglio le indagini Isfol-Piaac sulle competenze degli adulti (16-65enni) di cui abbiamo già dato conto su queste pagine grazie al supporto di Vittoria Gallina, che ha lavorato da vicino all’elaborazione di questi report.

Non c’è sviluppo sostenibile possibile, dunque, senza un’educazione preliminare alla complessità. Che riguardi sì la cittadinanza ma anche e soprattutto le classi dirigenti (pubbliche e private) che questa esprime: «L’assenza di “capitale culturale” è il primo e più grave fattore che rallenta il processo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno», scandiscono dall’Ambrosetti.

Come rimediare?

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