Anno X - Numero 13
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Fabrizio De André

martedì 25 marzo 2025

Unione Europea sempre più lontana dal cuore degli italiani

È difficile delineare un quadro omogeneo e coerente, segnato da convergenze chiare. Ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, quanto il progetto di un’Europa più forte e unita non sia ancora abbastanza forte. E sicuramente non adeguato a evitare di venire (co)stretti e schiacciati fra la Russia di Putin e l’America di Trump. Com’è capitato all’Ucraina di Zelensky

di Ilvo Diamanti

È un momento critico, quello che stiamo attraversando. Per l’Europa, per il mondo. E, ovviamente, per noi. Per l’Italia. Che non è lontana dai luoghi della crisi. In particolare dall’Ucraina, dove l’invasione e la pressione russa si sono amplificate, dopo la ri-elezione di Donald Trump alla presidenza. Come si è evidenziato di recente, quando il presidente Usa ha attribuito all’Ucraina le responsabilità della guerra. In particolare, a Zelensky, definito privo di popolarità, fra i cittadini. Affermazioni largamente infondate. Che, tuttavia, hanno reso evidente il mutamento del clima politico internazionale. E in Europa.

Per questo motivo sarebbe importante un’azione più decisa dell’Ue, che, invece, appare ai margini. Nell’ombra. D’altra parte, è noto come la “costruzione europea” costituisca un’impresa importante ma incompiuta. Perché l’Ue continua a essere una “Unione poco unita”. Perché lo “stato dell’Unione” è condizionato dalle scelte degli “Stati che ne fanno parte”. A maggior ragione dopo che si è allargata a Est. Oltre il muro. Dove, non a caso, la Russia continua a esercitare un’influenza determinante. A cui non intende rinunciare, come si osserva in questa fase. D’altra parte, neppure in Italia l’Ue ha ottenuto grande consenso. Nonostante il contributo determinante fornito per affrontare i nostri problemi economici. E, soprattutto, il nostro debito pubblico.

D’altronde, nel Rapporto annuale “Gli italiani e lo Stato” del 2024, condotto da LaPolis Università di Urbino Carlo Bo, con Demos e Avviso Pubblico, la fiducia nell’Ue è scesa al 32%: sette punti in meno rispetto all’anno precedente. Al di sotto delle altre istituzioni di governo territoriale. Le Regioni e, soprattutto, i Comuni. Non sorprende, per questo, che gli italiani guardino con distacco alla prospettiva, affrontata nel sondaggio di Demos, di un rafforzamento della Ue attraverso un aumento dei poteri. Questa idea, infatti, è condivisa da quote ampie di cittadini, ma comunque non maggioritarie per quel che riguarda temi importanti come la “difesa e l’esercito” (43%), la “giustizia” (44%), la “politica estera” (43%), “l’immigrazione” (46%) e “l’economia” (45%). È peraltro interessante e significativo osservare come questo orientamento sia molto meno marcato in confronto al passato. Nel 2004, infatti, appariva maggioritario comunque e dovunque. Su ogni piano e materia. Perché l’Europa era percepita e concepita come un mezzo per andare oltre i nostri confini. I nostri limiti. Politici, economici, sociali. L’europeismo degli italiani in seguito si è ridimensionato. Ed è calato sensibilmente. Mediamente intorno a 10 punti percentuali rispetto a 20 anni fa, nel 2004. Alla fase successiva (non di molto) all’introduzione della moneta unica. L’euro.

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