Anno VI - Numero 1
Non si può insegnare niente, si può solo far sì che uno le cose le trovi in se stesso.
Galileo Galilei

giovedì 14 gennaio 2021

Polizze “a vita intera”: peggiori dei fondi comuni e delle gestioni in fondi

Una trappola che riguarda milioni di risparmiatori, ignari di trovarsi sul groppone strane assicurazioni, diffuse ormai in maniera epidemica. Andando a vedere cosa gli hanno venduto, scopriranno infatti di avere versato soldi in polizze denominate “a vita intera”, così chiamate perché durano finché uno le riscatta (o muore)

di Beppe Scienza*

Per più lustri i fondi comuni d’investimento sono andati per la maggiore nell’ambito del risparmio gestito. Ma per i padroni del vapore hanno alcuni difetti: poco vincolanti, non abbastanza opachi, facilmente confrontabili. Così un piccolo genio del male ha avuto una trovata: ripescare una forma assicurativa trascurata, cioè appunto quella detta a vita intera, e trasformarla in un sostituto peggiorativo dei fondi comuni e delle gestioni in fondi. Peggiore per i clienti e quindi migliore per banche e promotori.
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Libertà di espressione e violenza

Sei cose (e una postilla) a partire dal ban di Trump, su libertà di espressione e violenza, sui social e non solo

di Fabio Chiusi*

Primo
Libertà di espressione e chiamata alla violenza non c’entrano nulla. Se Facebook rimuove un mio post in cui chiedo, anche velatamente, ai miei amici o follower di picchiare x, non sono stato “censurato da un monopolista privato”: mi è stato giustamente impedito di arrecare danno alla salute di x. Se io comunque imperterrito continuo per mesi ad attentare alla vita di x, y, z o della collettività democratica tutta, e Facebook (o Twitter, o Twitch, o Instagram, o che piattaforma volete) mi sospende il profilo a tempo indeterminato, di nuovo non sono stato “censurato da un monopolista privato”: sono stato accompagnato alla porta dal padrone di casa, prima di poter sparare (o far sparare) ai commensali. Il mio diritto di dire finisce quando, dicendo, metto a repentaglio il diritto degli altri di esistere a prescindere da cosa io pensi di loro. E sapete perché Twitter ha bannato Trump? Tra gli altri motivi, perché ha trovato piani per ulteriori violenze, direttamente collegati alle parole di Trump. Meglio contare altri morti il 17 gennaio o un profilo Twitter in meno?
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martedì 12 gennaio 2021

La maledizione del Recovery Fund

Dalla "malattia olandese" ai pensionati olandesi, il rischio letale (per la Ue) che il Recovery Fund si trasformi nella Cassa del Mezzogiorno d'Europa. Con esiti catastrofici per la Ue

di Mario Seminerio

Poiché è sempre utile gettare lo sguardo in casa altrui, smettendo per un attimo di fissare ossessivamente l’ombelico italiano, oggi mi è caduto l’occhio su un editoriale del Financial Times il cui l’autore è un economista ed ex responsabile economico del partito spagnolo Ciudadanos. La tesi è che i paesi del Sud Europa rischiano di ricevere dal Recovery Fund non una benedizione ma una maledizione, destinata ad ampliare il divario col Nord e causare tensioni con i contribuenti di quei paesi. Non mi pare una tesi stravagante.
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Non torneremo all'economia di prima

Su Zero Hedge un articolo tratto da The Economic Collapse riporta le parole di Jerome Powell capo della Federal Reserve americana che, dalla sua autorevole posizione, riconferma e ammette quella verità che già da tempo media e influencer stanno cercando di veicolare all'opinione pubblica: non si tornerà più alla situazione economica precedente, e già i segnali mostrano come la nuova economia sarà molto più difficile per il popolo, con un forte aumento dei poveri disoccupati e senza tetto. Il tutto, ovviamente, viene presentato come una terribile calamità naturale, legata al Covid, che i costernati governanti non hanno strumenti per combattere... 

di 

Normalmente, i funzionari della Federal Reserve si sforzano di essere implacabilmente ottimisti. Ma giovedì, durante una tavola rotonda della Banca centrale europea, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha ammesso apertamente che "non torneremo alla stessa economia di prima" ...
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venerdì 8 gennaio 2021

Un buon giorno per morire

L’8 gennaio del 1877 Cavallo Pazzo ed i suoi guerrieri combatterono l’ultima grande battaglia contro i Soldati a Cavallo a Wolf Mountain, la Montagna del Lupo, nel territorio del Montana. Quello che la battaglia non decise lo fece il Generale Inverno. Stremati da temperature senza precedenti, malati, affamati – donne e bambini decimati – Cavallo Pazzo ed i suoi capi si presentarono alle porte di Fort Robinson, Nebraska pronti a negoziare la resa

di Cesare Poppi

«Questo è un buon giorno per morire» sarebbe la peraltro controversa traduzione dell’espressione «Hòka-hèy» nell’idioma degli Indiani Oglala Sioux. Controversa è anche l’attribuzione del detto. Compare in due contesti diversi nel famoso resoconto (anche quello peraltro controverso) che Alce Nero, per la penna di John Neihardt (Alce Nero parla, 1932) e l’intermediazione linguistica del figlio Ben, consegnò alla storia di quella battaglia del Little Big Horn, tomba del Generale Custer, divenuta icona tanto dell’eroismo dei nativi americani quanto del loro destino storico. Sta di fatto che la prima attestazione del detto è del 1881 ed è attribuita a Cane Basso, uno dei capi degli Sioux che combatterono a Little Big Horn.
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giovedì 7 gennaio 2021

Governo, whisky, e carte

Piccolo flash sull'attività politica italiana

di Giuseppe Turani

Lo Stato italiano andrebbe visto funzionare “dal di dentro” per capire il caos nel quale ci si muove. Capita poche volte, ma quando succede si può anche rimanere sconvolti.

Anni fa ero a Roma, quando chiama, verso sera, il ministro Andreatta, allora al bilancio: “Venga al ministero, è urgente, non prenda impegni”.

Vado. E Andreatta mi mette in mano uno scartafaccio di un centinaia di pagine, tutte di formato e colori diversi. E una bottiglia di whisky (“Spero di aver indovinato la marca…”).
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martedì 29 dicembre 2020

Recovery Plan, un prestito con precise condizioni

L’effettiva erogazione delle risorse del Recovery Plan europeo è condizionata al raggiungimento degli obiettivi legati agli interventi realizzati. Non è perciò il “pasto gratis” di cui si parla. Ma può essere una spinta a realizzare riforme cruciali. Tutte le condizioni legate al Piano

di Tommaso Monacelli

Con il Recovery Plan della Commissione europea pioveranno sull’Italia gigantesche risorse, tra cui molte a fondo perduto e senza particolari condizionalità: è la convinzione che sembra prevalere nel superficiale dibattito italiano.

Come ben evidenziato dalla Commissione, il Recovery Plan è in realtà ricco di condizionalità. Viene erroneamente definito “Fondo” (da cui l’espressione giornalistica “Recovery Fund”). Ma è ben diverso dai tradizionali fondi strutturali della Ue. Per semplificare, i fondi Ue pagano i costi, ad esempio, quelli per costruire un’autostrada in Puglia. Il Recovery Plan invece opera all’interno di una “facility”. Il che significa che il governo, accanto all’opera, deve anche stabilire obiettivi economici che quell’opera può generare; sapendo che l’erogazione finale delle risorse avviene solo se anche gli obiettivi vengono raggiunti. Ad esempio, il governo italiano non può semplicemente chiedere di finanziare la costruzione di un’autostrada in Puglia. Ma deve anche porsi l’obiettivo, con quell’autostrada, di far crescere l’indotto economico tra Foggia e Lecce (occupazione, nuove imprese, valore aggiunto dell’area). Solo nel caso di raggiungimento di questo obiettivo sarà alla fine possibile ottenere il rimborso dei costi dell’autostrada.
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Il vero obiettivo del Recovery Fund

In Europa, le tregue fanno miracoli. La direttiva europea probabilmente non entrerà in vigore fino a quando non sarà esaminata dalla Corte Europea. Nel frattempo - probabilmente fino all'inizio del 2023 - la Commissione non intraprenderà nessuna azione mentre i fondi post-Corona e gli altri aiuti inizieranno a fluire verso tutti i 27 paesi. Una riflessione molto interessante sul compromesso europeo in materia di Recovery Fund

di Wolfgang Streeck

"La prima cosa da sapere è che il Recovery Fund non ha nulla a che vedere con il Coronavirus, e invece ha molto a che fare con il salvataggio del governo italiano dal signor Salvini" scrive il grande intellettuale tedesco Wolfgang Streeck commentando il recente accordo sul Recovery Fund, e prosegue: "gli imperi dipendono dalla buona gestione delle periferie da parte delle élite centrali. Nell'UE ci si aspetta che le élite periferiche siano decisamente "pro-europee". 

Dopo due giorni e una notte, per non parlare delle diverse settimane di recriminazioni reciproche e di ricatti, ventisette governi nazionali, la Commissione europea e il Parlamento europeo si sono dichiarati tutti vincitori. Un miracolo?
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Bolivia, il parlamento approva tassa sui redditi milionari

Anche la Bolivia si è unita ai Paesi che hanno approvato un'imposta addizionale sulle fortune milionarie con la recente approvazione da parte della Camera a maggioranza socialista del progetto di Legge n. 033 / 2020-2021 – Imposta sulle grandi fortune (IGF), passato all’Esecutivo per la sua emanazione

di Lorenzo Poli

Il Presidente Luis Arce, nella sua campagna elettorale contro i golpisti al potere, aveva dichiarato che i possessori di grandi fortune sono quelli che avrebbero pagato questa tassa per aiutare a migliorare il reddito delle persone che hanno meno risorse, questo con lo scopo di alleviare la crisi economica generata dalla crisi sanitaria da Covid-19.

Già Argentina, Russia e Spagna avevano adeguato la loro legislazione nell’ambito delle misure economiche per ammortizzare gli effetti della pandemia e ieri la Plenaria della Camera dei Deputati boliviana ha discusso il disegno di legge che, nel suo ambito generale, istituisce una nuova tassa per le persone fisiche che hanno più di 30 milioni di bolivianos di reddito annuo (3,6 milioni di euro).
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martedì 22 dicembre 2020

Il debutto in sordina un nuovo prodotto per la pensione integrativa

Mercoledì scorso, in sordina, è uscito un prodotto totalmente nuovo, che in un’ottica di sicurezza straccia tutte le altre soluzioni previdenziali sul mercato. Si tratta del Buono Fruttifero Postale Obiettivo 65. Il meccanismo di funzionamento non è lineare e a leggere il regolamento uno può perdersi. Ma la vera novità è semplice: mettendo soldi in questi buoni, ci si assicura all’età di 65 anni un capitale lordo almeno pari in potere d’acquisto a quanto versato. Le imposte peggiorano un po’ il quadro, ma la sostanza del discorso resta

di Beppe Scienza* 

Mercoledì scorso, in sordina, è uscito un prodotto totalmente nuovo, che in un’ottica di sicurezza straccia tutte le altre soluzioni previdenziali sul mercato. Si tratta del Buono Fruttifero Postale Obiettivo 65. Il meccanismo di funzionamento non è lineare e a leggere il regolamento uno può perdersi. Ma la vera novità è semplice: mettendo soldi in questi buoni, ci si assicura all’età di 65 anni un capitale lordo almeno pari in potere d’acquisto a quanto versato. Le imposte peggiorano un po’ il quadro, ma la sostanza del discorso resta.

Può sembrare poco, in realtà è una garanzia fortissima, non contemplata da nessun fondo d’investimento, nessuna gestione, nessuna polizza o forma di previdenza integrativa. Alcune di queste soluzioni proteggono dalle perdite nominali, però tutte espongono al rischio di perdite reali anche pesantissime. Così a distanza di anni uno potrà trovarsi coi suoi risparmi falcidiati dall’inflazione. E quindi con una pensione di scorta massacrata. C’è molto impegno nel tenerlo nascosto, ma capitò per esempio con le polizze previdenziali sottoscritte a fine anni ’60, inizio anni ’70 del secolo scorso, con perdite reali nell’ordine del 65%. Come dire? Chi si era fidato, recuperò solo un terzo dei risparmi investiti nel cosiddetto terzo pilastro. A chi sottoscrive Buoni Obiettivo 65 questo non può capitare.

In quanto a sicurezza, solo il Tfr regge il confronto con questa soluzione offerta dall’accoppiata Cdp-Poste. Invece coi fondi pensione e coi piani previdenziali si può andare incontro a una conclusione disastrosa, in assenza appunto di qualsiasi protezione del potere d’acquisto. Fa bene quindi un giovane a non mettere neanche un euro nella previdenza integrativa. Invece tutto sommato può sottoscrivere a cuor leggero questi buoni, che in nessun senso si possono definire una trappola. In qualunque momento infatti uno può riscattarli senza nessuna penalizzazione.

Con perdite del valore della moneta dal 70% al 98%, per ben tre volte nell’arco del Novecento l’inflazione devastò i risparmi degli italiani in liquidità, reddito fisso o polizze vita. Con l’euro il contesto è cambiato, ma la diffusione della pandemia conferma quanto il futuro resti imprevedibile. Soprattutto può andare incontro a brutte sorprese un giovane con davanti a sé decenni prima dell’età della pensione. Una fiammata inflattiva è improbabilissima nel giro di qualche mese, ma nell’arco di venti o quarant’anni chi lo sa?

Chi si preoccupa per la propria pensione, fa anzi bene a non indugiare. Non dimentichiamo per esempio il precedente di fine 2014 dei Buoni della serie JA1 del Piano Risparmiodisicuro Extra, molto convenienti ma ritirati dopo un paio di mesi.
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Lo sviluppo del Mezzogiorno può ripartire dal ciclo dei rifiuti

La gestione dei rifiuti in Italia vale circa 25 miliardi l’anno. Sono risorse che il Sud perde perché non ha saputo programmare e investire, affidandosi a improvvisazione e discariche. Ma proprio da qui può iniziare un nuovo sviluppo

di Andrea Ballabio, Donato Berardi, Antonio Pergolizzi e Nicolò Valle

Il rilancio del Sud è un tema che ritorna ciclicamente al centro del dibattito politico. All’inizio di quest’anno, ha trovato nuovo slancio con l’annuncio di un ambizioso Piano di sviluppo al 2030 promosso dall’esecutivo. Cuore della proposta? La transizione ecologica come elemento cardine sul quale fare leva per far ripartire l’economia nelle regioni del Sud: un green deal incentrato sul Mezzogiorno. Per calare tutto ciò nella realtà del Sud italiano, occorre però partire dal ciclo dei rifiuti.

L’incontro – o scontro – tra l’arretratezza in cui versa il settore nelle regioni meridionali e gli obblighi legislativi per la sua modernizzazione che provengono dall’Unione europea rendono la gestione dei rifiuti un terreno di elezione di ogni iniziativa di sviluppo e rilancio. Guardando ai numeri, l’economia circolare dei rifiuti nel Mezzogiorno potrebbe mettere a valore, ogni anno, 43 milioni di tonnellate di rifiuti, 33 di origine non domestica e 10 di origine domestica e assimilata. Solo tra questi ultimi, ancora oggi al Sud vengono mandati in discarica circa 4,3 milioni di tonnellate.
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martedì 15 dicembre 2020

Cosa cambia davvero con la riforma del Mes

Per ora non lo utilizzeremo ma il risparmio privato resta vittima designata di ultima istanza. L’Eurogruppo approva senza modifiche sostanziali la riforma del Mes, bloccata per un anno dal rifiuto italiano a prendere atto di essere isolati in Europa sul salvastati

di Mario Seminerio

I ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno raggiunto lunedì sera un accordo politico per la riforma del trattato intergovernativo che norma il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), dopo un anno di stallo causato soprattutto dalle resistenze italiane e da quelle dei paesi del Nord, che frenavano sul coinvolgimento del Mes nelle risoluzioni bancarie in caso di incapienza del Single Resolution Fund.

In base all’accordo, il Mes potrà essere utilizzato in questa circostanza due anni prima del previsto, nel 2022. Quanto al resto delle previsioni di riforma del trattato, malgrado un anno di teatrino romano, resta tutto invariato.
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Perché poche famiglie ricevono il reddito di emergenza

Il reddito di emergenza doveva essere la misura per sostenere le famiglie in gravi difficoltà economiche. Ma la complessità delle procedure ha scoraggiato le richieste. Così tra i nuclei che ne avevano diritto, solo il 41 per cento lo ha ottenuto

di Cristiano Gori

L’obiettivo: un sostegno per chi sta peggio. Se si vuole comprendere la capacità dello stato italiano di tutelare i più deboli in tempo di pandemia, bisogna partire dal reddito di emergenza. È la scialuppa di salvataggio per chi sta peggio: un contributo monetario rivolto alle famiglie in grave difficoltà economica in seguito alla diffusione del Covid-19 e prive del reddito di cittadinanza o di altri sostegni pubblici.

La misura era prevista inizialmente – nel decreto Rilancio di maggio – per due mensilità. Ma le domande sono state successivamente riaperte più volte – fino al 30 novembre – ed è stato possibile riceverne sino a cinque. L’importo è pari a 400 euro mensili per una persona, incrementato di 160 euro per ogni adulto e di 80 euro per ogni minorenne, fino a un massimo di 800 euro.
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La Cina rafforza i suoi legami con i Paesi sudamericani

L’aumento della presenza cinese in America meridionale è osteggiato dagli Stati Uniti, che ancora oggi considerano l’intero continente come il proprio giardino di casa.

di Giulio Chinappi  

La stampa cinese ha dato notizia (diverse settimane fa n.d.r.) di una lunga e cordiale conversazione telefonica avvenuta martedì 29 settembre tra il presidente Xi Jinping ed il suo omologo argentino, Alberto Fernández. Il risalto dato a questo evento si inserisce nel contesto di rafforzamento dei legami tra Pechino ed alcuni Paesi del continente americano, fatto che mette chiaramente a repentaglio lo storico dominio politico ed economico che gli Stati Uniti hanno imposto sulle Americhe.
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