Anno III - Numero 27
La pace è più importante di ogni giustizia.
Martin Lutero

martedì 17 luglio 2018

Un quarto dei giovani fugge dall’Italia. O li fermiamo o non abbiamo futuro

Nei prossimi dieci anni, dei cinquecentomila studenti impegnati quest'anno nella maturità, circa un quarto saranno impiegati in Paesi più dinamici del nostro. La politica deve dare una prospettiva a questi ragazzi, altrimenti continueremo a formare giovani per gli altri. E il futuro rimarrà altrove

di Flavia Perina

Guardate bene i cinquecentomila ragazzi impegnati nella maturità e cercate di raffigurarveli schierati in file, mille file di cinquecento ragazzi allineati con ordine. Nell'arco dei prossimi dieci anni o poco più, circa un quarto di questo esercito di debuttanti della vita così teneri, così impegnati, così carini, sarà sparito, cancellato. Saranno a Londra, Francoforte, Madrid, persino a Taiwan o a Shenzen, ovunque sparsi ma non in Italia. Le competenze di cui la scuola italiana li ha attrezzati – la capacità di leggere e commentare un testo di Giorgio Bassani, oppure di articolare un discorso sulla solitudine a partire da una poesia della Merini o da un quadro di Hopper – saranno impiegate in Paesi più dinamici del nostro o semplicemente più furbi. Con loro se ne andranno la matematica, la filosofia, le scienze, e tutto ciò che il nostro sistema di istruzione si è dannato a insegnargli. E, ovviamente, anche i loro futuri redditi: faranno shopping altrove, affitteranno case altrove, pagheranno tasse altrove.
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Industria italiana: qual è la causa del declino?

L’integrazione europea ha consegnato al capitale una capacità di riorganizzazione dei rapporti sociali complessivi inedita nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Il risultato è stato la ripresa dell’accumulazione guidata dallo strato superiore del capitale, quello maggiormente integrato a livello sovrannazionale, al costo, però, della maggiore distruzione di capacità produttiva manifatturiera dal ’29 di una economia nazionale in stagnazione strutturale e in presenza di livelli occupazionali e salariali permanentemente depressi

di Domenico Moro

Negli ultimi anni si sono formate due opinioni contrapposte sulle cause della decadenza economica e industriale italiana. Schematizzando drasticamente, una riconduce tali cause all’integrazione economica e valutaria europea (Uem), l’altra assolve quest’ultima, escludendo di conseguenza l’utilità di una uscita del nostro Paese dall’euro e dalla Ue. Secondo quest’ultima visione il declino italiano sarebbe imputabile esclusivamente alla mancanza di una politica industriale, collegata alla fragilità della struttura industriale italiana, caratterizzata da imprese nane, poco orientate all’export, scarsamente innovative e concentrate in settori produttivi maturi
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Quel che resta di Schengen

I trattati europei stabiliscono un esplicito legame tra l’eliminazione dei controlli alle frontiere interne e una politica comune e solidale verso i paesi terzi. L’eccezione è il regolamento di Dublino III. E ora si aprono altre inquietanti prospettive

di Pietro Manzini

Nelle ultime settimane il significato dell’espressione “movimenti secondari” è emerso nella sua valenza politica, oltre che tecnica. Si riferisce all’attraversamento delle frontiere tra paesi membri dell’Unione europea di richiedenti asilo, ossia di cittadini di paesi terzi giunti sul suolo europeo che fanno domanda di protezione internazionale al fine di ottenere lo status di rifugiato in base ai principi della Convenzione di Ginevra del 1951. Fino alla decisione definitiva delle autorità competenti sulla sussistenza dei requisiti richiesti per tale status, hanno il diritto di soggiornare nel paese di arrivo, anche se privi documenti d’identità o giunti in maniera irregolare.
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martedì 10 luglio 2018

Tutti sconfitti nelle guerre commerciali

Nella battaglia dei dazi con la Cina, gli Stati Uniti cercano di ottenere il massimo prima di arrivare a un accordo. Ma il rischio è che a farne le spese sia il sistema di regole del commercio internazionale, insieme alla crescita economica globale

di Carlo Altomonte

Dopo qualche settimana di pace apparente, il presidente Trump ha ripreso la sua personale guerra contro la politica commerciale internazionale. Fatto naufragare un vertice G-7 su questi temi in Canada ai primi di giugno, a metà mese l’amministrazione americana ha definito l’elenco di prodotti cinesi ad alta tecnologia che potrebbero essere soggetti a tariffe del 25 per cento, per un controvalore stimato tra 50 e 60 miliardi di dollari. Data prevista di entrata in vigore è il 6 luglio.

Dando per scontata la peraltro già annunciata reazione cinese, per il momento le aspettative non sono comunque quelle di una guerra commerciale dichiarata tra Cina e Stati Uniti.
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Come smontare la retorica di Matteo Salvini

Matteo Salvini sta raccogliendo intorno a sé una comunità, e per far questo gli occorre un linguaggio, una liturgia, un’identità storica. Il suo è un discorso fondativo che ha alcuni elementi cardinali: i diritti civili e sociali, le conquiste del riformismo degli anni settanta

di Christian Raimo

Il comizio di Matteo Salvini, ministro dell’interno, celebrato a Pontida è un discorso chiave per capire l’ideologia della Lega e di questo governo. La definizione di populismo, rivendicata più volte da Salvini stesso e dagli esponenti dell’alleanza gialloverde, non è – come si pensa spesso – una generica ispirazione di protesta o di antipolitica. Da Pontida non si può che riconoscere il carattere politico e insieme la struttura ideologica della nuova Lega.
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Anche i corrispondenti della ARD chiedono le dimissioni di Merkel

Che il vento sia cambiato e il sentiero per Angela Merkel diventato sempre più stretto è evidente prestando attenzione verso il lavoro dei commentatori della ARD, la Rai 1 tedesca, che non hanno alcun problema a chiedere le dimissioni della Cancelliera tedesca

di Malte Pieper

È una dichiarazione di bancarotta dell'UE: in una delle aree politiche più importanti del nostro tempo, vale a dire nella gestione dell'immigrazione, non c'è più nulla che funzioni. A parte le solite dichiarazioni del tipo, "ora dobbiamo veramente proteggere i confini esterni", i capi di stato e di governo non riescono più a mettersi d'accordo su nulla. Quasi nessuno si fida più dell'altro. Certamente non della Cancelliera tedesca. Il suo nome in molti paesi europei è diventato un "non-nome", basta pronunciarlo per garantire una pessima atmosfera.
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giovedì 5 luglio 2018

U.S. lawmakers want Google to reconsider links to China's Huawei

Some Republican and Democratic U.S. lawmakers asked Alphabet Inc’s (GOOGL.O) Google on Wednesday to reconsider its work with Chinese telecommunications firm Huawei Technologies Co Ltd, which they described as a security threat

di Patricia Zengerle, Paresh Dave in San Francisco e James Dalgleish

In a letter to Google Chief Executive Sundar Pichai, the lawmakers said Google recently decided not to renew “Project Maven,” an artificial intelligence research partnership with the U.S. Department of Defense.

“While we regret that Google did not want to continue a long and fruitful tradition of collaboration between the military and technology companies, we are even more disappointed that Google apparently is more willing to support the Chinese Communist Party than the U.S. military,” they wrote.
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martedì 3 luglio 2018

Disinformati, disintermediati, ma molto coinvolti

L’engagement, il nuovo mito della comunicazione disintermediata, appare paradossale considerando la disponibilità di informazione di qualità accessibile a tutti. Siamo davvero certi che,  volendo davvero essere protagonisti del proprio futuro, sentirsi engaged sia più utile e più gratificante che essere informati?

di Annamaria Testa

Gli italiani non si informano, e non lo fanno nemmeno su internet: sono infatti gli ultimi in Europa per la lettura di notizie online. La quale continua a decrescere di anno in anno, con ogni probabilità anche a causa dell’introduzione dei paywall (i sistemi che obbligano a pagare qualcosina per accedere a contenuti di qualità in rete).

A dire tutto questo è l’Ansa, citando l’ultimo rapporto della Commissione europea sullo sviluppo digitale. Il rapporto prende in esame diverse aree, ma quello che qui ci interessa è il capitolo 3 (pagina 8) che riguarda l’uso dei servizi internet.
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La generazione Wikipedia è ignorante. E vota politici ignoranti

Viviamo in un mondo in cui i problemi non sono mai stati così complessi. Ma il mondo dei social e di Wikipedia, con una conoscenza illimitata a portata di click, pensa che le soluzioni siano sempre e comunque semplici. E se i problemi non si risolvono, è sempre colpa di qualche complotto

di Francesco Mazza

Se è vero che a Roma sono arrivati i barbari - come ha scritto in settimana il Financial Times - è vero anche che 17 milioni di barbari li hanno invitati, spedendogli un invito tramite scheda elettorale lo scorso 4 marzo. Esattamente come, in buona parte dell’Occidente, altre decine di milioni di barbari hanno affidato ad altri condottieri improbabili - capitanati da un certo Donald Trump – la gestione della cosa pubblica, senza essere minimamente turbati né dalla rozzezza della forma né dalla radicalità della sostanza.
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Il sorteggio salverà la democrazia?

Con una delle sue provocazioni, Beppe Grillo ha proposto di designare i membri del Senato mediante un sorteggio e non con le elezioni. Il sorteggio fu in effetti a lungo lo strumento privilegiato dalle democrazie antiche e dalle repubbliche medievali, che diffidavano delle elezioni, ritenute strumenti destinati a favorire i gruppi sociali più abbienti. Anche di recente varie voci hanno sostenuto l'opportunità di integrare i meccanismi elettivi con il ricorso al sorteggio, e alcune sperimentazioni hanno tradotto in pratica (con molti limiti) questa idea

di Damiano Palano
Una battuta di spirito attribuita a Clement Attlee dice che la democrazia è il governo attraverso la discussione, ma che il governo può effettivamente attuarsi solo se a un certo punto si riesce a far smettere le persone di parlare. Al di là del sarcasmo, la frase di Attlee coglie la tensione strutturale tra la partecipazione e la decisione che caratterizza la forma democratica, e che per molti versi ne garantisce la vitalità. Secondo molti osservatori dei nostri sistemi politici proprio la relazione tra questi due elementi sembra oggi entrare in crisi. Per un verso, molti segnali testimoniano la crescita della sfiducia dei cittadini non tanto verso la forma democratica, quanto verso la classe politica, i suoi leader e i partiti. Per l’altro, gli strumenti a disposizione dei governi sembrano sempre più inadeguati a controllare e regolare i flussi di un mondo globalizzato.
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“Aiutarli a casa loro” non ferma i flussi migratori

Gli aiuti allo sviluppo non frenano le migrazioni. Una politica che voglia gestire i flussi e fermare davvero il traffico di vite umane dovrebbe garantire quote certe per entrare a lavorare in Europa e corridoi umanitari per i richiedenti asilo

di Mariapia Mendola

Il tema dell’immigrazione occupa ormai in modo preponderante il dibattito politico e la società appare drammaticamente spaccata fra i “buonisti” favorevoli agli immigrati e coloro che vogliono respingerli. Il nodo della questione ruota sempre intorno all’accoglienza, mentre troppo poco si discute sulle ragioni dei flussi migratori. Capirne i motivi, tuttavia, è fondamentale per una gestione sostenibile del fenomeno.
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giovedì 28 giugno 2018

Le vrai danger pour l'Europe

Deux adversaires aussi redoutables l’un que l’autre, Trump et Poutine, s’attaquent à l’Union mais, pour elle, le principal danger est la peur de l’immigration

di Bernard Guetta

Ce sont les chiffres du HCR, le Haut Commissariat aux réfugiés, agence de l’ONU dont personne ne conteste la fiabilité. Entre l’année 2015, année d’un pic lié à la tragédie syrienne, et l’année dernière, le nombre de migrants arrivés sur les côtes européennes est passé d’un peu plus de 1 million à 172 000 personnes pour plus de 500 millions d’Européens.

Cette année, on n’en est plus qu’à 43 000 personnes sur six mois. La baisse s'accentue et spectaculairement. Il n’y a plus de crise migratoire.
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