di Maike Gosh
Un’inchiesta condotta dal giornalista investigativo francese Freddie Ponton, pubblicata su 21Century Wire, suggerisce che il sabotaggio Nord Stream potrebbe avere una matrice molto più complessa e coinvolgere attori insospettabili.
Il mistero delle esplosioni: perché proprio lì?
Uno dei punti più interessanti sollevati dall’indagine è la scelta del luogo delle esplosioni. Perché colpire proprio nelle zone più profonde del Mar Baltico, nel Bornholm Basin, dove la profondità raggiunge gli 80-100 metri? Se il sabotaggio fosse stato opera di subacquei, avrebbe avuto molto più senso agire in aree più superficiali, dove i tubi di Nord Stream 1 e 2 corrono molto più vicini tra loro, facilitando un attacco simultaneo.
Qui entra in gioco una teoria sorprendente: e se il sabotaggio fosse stato eseguito con l’uso di sottomarini? Inizialmente si parlò di un misterioso sottomarino russo avvistato in zona, ma l’ipotesi fu rapidamente accantonata. Eppure, l’idea che sottomarini specializzati possano aver piazzato gli esplosivi sembra sempre più plausibile. Secondo l’esperto militare Thorsten Pörschmann, i sottomarini sono dotati di torpedorór che possono trasportare e rilasciare mine da fondo, esattamente il tipo di esplosivo che potrebbe aver distrutto Nord Stream.
Uno dei punti più interessanti sollevati dall’indagine è la scelta del luogo delle esplosioni. Perché colpire proprio nelle zone più profonde del Mar Baltico, nel Bornholm Basin, dove la profondità raggiunge gli 80-100 metri? Se il sabotaggio fosse stato opera di subacquei, avrebbe avuto molto più senso agire in aree più superficiali, dove i tubi di Nord Stream 1 e 2 corrono molto più vicini tra loro, facilitando un attacco simultaneo.
Qui entra in gioco una teoria sorprendente: e se il sabotaggio fosse stato eseguito con l’uso di sottomarini? Inizialmente si parlò di un misterioso sottomarino russo avvistato in zona, ma l’ipotesi fu rapidamente accantonata. Eppure, l’idea che sottomarini specializzati possano aver piazzato gli esplosivi sembra sempre più plausibile. Secondo l’esperto militare Thorsten Pörschmann, i sottomarini sono dotati di torpedorór che possono trasportare e rilasciare mine da fondo, esattamente il tipo di esplosivo che potrebbe aver distrutto Nord Stream.
Il legame con le esercitazioni Nato
C’è un altro dettaglio inquietante: le esplosioni sono avvenute in zone utilizzate per esercitazioni Nato sottomarine. I documenti della Danish Energy Agency dimostrano che l’area era stata designata per manovre militari subacquee. Coincidenza? Difficile crederlo.
Nel periodo immediatamente precedente alle esplosioni, si sono svolte due esercitazioni militari particolarmente rilevanti:Baltops 22 (giugno 2022): una delle più grandi manovre marittime della Nato, guidata dagli Stati Uniti, con particolare attenzione alla guerra sottomarina.
Northern Coasts 2022 (fine agosto – fine settembre 2022): un’esercitazione navale coordinata dalla Germania, terminata esattamente due giorni dopo il sabotaggio.
Secondo Ponton, è altamente improbabile che un’operazione di questa portata sia potuta avvenire sotto il naso della Nato senza che nessuno se ne accorgesse. Anzi, suggerisce che la gestione delle operazioni navali in quell’area fosse così strettamente monitorata da rendere impensabile un’azione esterna senza complicità o almeno una consapevolezza implicita da parte delle forze occidentali.
Il ruolo della Germania e il comando delle operazioni navali
Un dettaglio che pochi hanno notato riguarda il comando delle esercitazioni. Baltops 22 era supervisionata dagli Stati Uniti, ma le operazioni sottomarine all’interno dell’esercitazione erano guidate da un ufficiale tedesco. Inoltre, la Germania coordinava direttamente Northern Coasts 2022.
Se tutto questo fosse vero, vorrebbe dire che la Germania non poteva non sapere. E qui sorge la vera domanda: Berlino era parte attiva nell’operazione o semplicemente all’oscuro di quello che accadeva sotto la sua stessa giurisdizione?
La pista Ucraina: depistaggio o realtà?
Negli ultimi mesi si è parlato molto di una presunta squadra di sabotatori ucraini che avrebbero usato la barca a vela Andromeda per piazzare gli esplosivi. Un’ipotesi che, per molti esperti, è semplicemente assurda: pensare che una piccola imbarcazione di dilettanti possa aver eluso tutti i sistemi di sorveglianza Nato in un’area iper-monitorata è poco credibile.
Freddie Ponton suggerisce che questa narrazione serva solo a distogliere l’attenzione dai veri responsabili e dalle operazioni molto più sofisticate che potrebbero essere state impiegate per portare a termine il sabotaggio.
Perché nessuno parla delle ExMcm?
Un altro punto chiave dell’indagine riguarda le unità ExMcm (Expeditionary Mine Countermeasures), specializzate in minamento e smantellamento di esplosivi sottomarini. Secondo il giornalista francese, la US Navy utilizza spesso queste unità in modo non dichiarato e non registrato durante le esercitazioni Nato.
Se fosse così, allora il sabotaggio Nord Stream potrebbe essere stato un’operazione condotta nell’ombra, coperta da normali esercitazioni militari. Un’ipotesi che cambia completamente il quadro della vicenda.
Quello che ancora non sappiamo
Questa indagine solleva molti interrogativi, ma non fornisce ancora prove definitive su chi abbia effettivamente ordinato il sabotaggio. Tuttavia, alcuni punti sembrano sempre più chiari:L’ipotesi del coinvolgimento ucraino appare debole e poco credibile.
Le esercitazioni Nato hanno avuto un ruolo centrale nella vicenda.
L’uso di sottomarini e unità specializzate in minamento sembra l’opzione più plausibile.
La Germania aveva un ruolo chiave nella gestione delle operazioni navali nella zona.
La seconda parte dell’inchiesta di Ponton, prevista per giugno 2025, potrebbe rivelare dettagli ancora più esplosivi, compreso il motivo per cui le esplosioni sono avvenute con un intervallo di 17 ore l’una dall’altra.
Siamo pronti a conoscere la verità?
Il sabotaggio Nord Stream non è solo una questione di geopolitica e guerra ibrida: è il simbolo di un gioco di potere più grande di quanto immaginiamo. Se la Nato, o una sua parte, fosse coinvolta direttamente o indirettamente in questa operazione, quali sarebbero le conseguenze? E soprattutto, perché i media mainstream evitano di approfondire le piste più scomode?
Forse la risposta è troppo scomoda per essere detta ad alta voce. Ma una cosa è certa: la verità sul sabotaggio Nord Stream è ancora tutta da scrivere.
Vivendo in Germania credo di poter commentare sulla credibilità di Nachdenkseite.
RispondiEliminaÈ un sito nato anni fa come pagina giornalistica critica nei confronti dei vari governi Merkel. Era allora un'interessante visione alternativa sulle questioni tedesche, anche se abbastanza ideologica.
Ma dal febbraio 2022 le cose sono cambiate (o forse è solo caduta la maschera) è diventato uno dei principali portavoce della propaganda russa.
Qualsiasi cosa sempre colpa della NATO o almeno del governo di Berlino (anche quando io mi prendo il raffreddore per loro è colpa di uno dei due) e Mosca è sempre vittima innocente, al massimo un po' stupida ma mai cattiva.
Da quando ho avviato il blog, cerco sempre di avere una visione ampia e indipendente sui temi che affronto, questa volta mi sembra di essere incappato in una cantonata. Sono cose che possono capitare quando non si conoscono a fondo le intenzioni degli amministratori di un sito.
EliminaMi scuso con i lettori e ringrazio Mauro per la preziosa spiegazione.
Non hai nulla di cui scusarti. Quelli di Nachdenkseiten scrivono bene e generalmente non pubblicano panzane sesquipedali... ma sanno scegliere bene le "fonti" in maniera da portare i lettori da una certa parte.
EliminaSugli attentati a Nord Stream ci sono effettivamente ancora molte cose da chiarire... ma Nachdenkseiten cerca di instillare il dubbio che siano in realtà già chiare, pur non scrivendolo esplicitamente.
Ed è giusto dare voce a tutti.
Solo che io li seguo da anni, so che evoluzione (o involuzione) hanno avuto e volevo mettere in guardia i lettori, non certo censurare l'articolo o imporre loro la mia opinione.