Anno VI - Numero 1
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Galileo Galilei

martedì 15 dicembre 2020

Cosa cambia davvero con la riforma del Mes

Per ora non lo utilizzeremo ma il risparmio privato resta vittima designata di ultima istanza. L’Eurogruppo approva senza modifiche sostanziali la riforma del Mes, bloccata per un anno dal rifiuto italiano a prendere atto di essere isolati in Europa sul salvastati

di Mario Seminerio

I ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno raggiunto lunedì sera un accordo politico per la riforma del trattato intergovernativo che norma il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), dopo un anno di stallo causato soprattutto dalle resistenze italiane e da quelle dei paesi del Nord, che frenavano sul coinvolgimento del Mes nelle risoluzioni bancarie in caso di incapienza del Single Resolution Fund.

In base all’accordo, il Mes potrà essere utilizzato in questa circostanza due anni prima del previsto, nel 2022. Quanto al resto delle previsioni di riforma del trattato, malgrado un anno di teatrino romano, resta tutto invariato.
Poco di concreto
In dettaglio, sono previste due linee di credito, la precauzionale (Pccl) e la rafforzata (Eccl), che potranno supportare, mediante prestiti o sottoscrizione di titoli di stato all’emissione, i paesi che perdono l’accesso al mercato dei capitali.

La Pccl diventa linea di difesa contro shock imprevisti che colpiscono paesi con finanza pubblica sana, in linea con i parametri su deficit e debito. L’Italia, già prima della pandemia, non avrebbe potuto accedervi a meno di valutazioni politiche in deroga di cui il nostro paese peraltro gode da sempre, in Europa.

Per i paesi meno virtuosi resta la possibilità di accedere alla linea di credito rafforzata (Eccl), che prevede un memorandum d’intesa e la valutazione di sostenibilità del debito pubblico. In caso di esito negativo di questa verifica, che serve a tutelare i paesi firmatari del Mes da perdite, la ristrutturazione del debito pubblico, in termini di rinvio delle scadenze e riduzione delle cedole, verrà agevolata da modifiche alle cosiddette clausole di azione collettiva (Cac).

Dal 2022, verranno introdotte le “single limb Cac”, dove per cambiare i termini di emissione basterà la maggioranza di tutti i titoli e non anche delle singole emissioni. Questo per rendere più spedita la ristrutturazione del debito, riducendo i costi dello stallo per mano di creditori “avvoltoio”, come invece accaduto, ad esempio, in Argentina.

Fin qui, succintamente, le tecnicalità. Il Mes resta prestatore di ultima istanza ai governi nazionali, con buona pace di chi insiste a chiedere che tale ruolo sia svolto dalla Bce, che non può farlo senza contravvenire al divieto di finanziamento del deficit sancito dall’articolo 123 del Trattato di funzionamento della Ue. 

L'anno sprecato dall'Italia
Sotto l’aspetto politico, la riforma del Mes nel testo attuale è stata approvata nel dicembre 2018, quando in Italia governava la maggioranza giallo-verde, e nuovamente approvato a giugno 2019.

L’Italia, in altri termini, non poteva sottrarsi alla approvazione in sede europea, perché avrebbe in tal modo ribadito di essere isolata, dipingendosi un bersaglio in fronte.

Questo era chiaro da subito anche all’uomo che sta guidando il paese in questa legislatura, sotto maggioranze differenti, Giuseppe Conte.

Mario Seminerio per Phastidio.net

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