Anno VI - Numero 1
Non si può insegnare niente, si può solo far sì che uno le cose le trovi in se stesso.
Galileo Galilei

martedì 15 dicembre 2020

Perché poche famiglie ricevono il reddito di emergenza

Il reddito di emergenza doveva essere la misura per sostenere le famiglie in gravi difficoltà economiche. Ma la complessità delle procedure ha scoraggiato le richieste. Così tra i nuclei che ne avevano diritto, solo il 41 per cento lo ha ottenuto

di Cristiano Gori

L’obiettivo: un sostegno per chi sta peggio. Se si vuole comprendere la capacità dello stato italiano di tutelare i più deboli in tempo di pandemia, bisogna partire dal reddito di emergenza. È la scialuppa di salvataggio per chi sta peggio: un contributo monetario rivolto alle famiglie in grave difficoltà economica in seguito alla diffusione del Covid-19 e prive del reddito di cittadinanza o di altri sostegni pubblici.

La misura era prevista inizialmente – nel decreto Rilancio di maggio – per due mensilità. Ma le domande sono state successivamente riaperte più volte – fino al 30 novembre – ed è stato possibile riceverne sino a cinque. L’importo è pari a 400 euro mensili per una persona, incrementato di 160 euro per ogni adulto e di 80 euro per ogni minorenne, fino a un massimo di 800 euro.
I requisiti per ottenere il Rem sono: a) residenza in Italia; b) reddito inferiore al valore del Rem stesso, c) Isee inferiore a 15 mila euro; d) patrimonio mobiliare sotto i 10 mila euro (più 5 mila per ogni membro oltre il primo, fino a un massimo di 20 mila); e) non percezione di altre prestazioni monetarie pubbliche.

I risultati: un aiuto per pochi. Per valutare l’esito di una simile prestazione bisogna chiedersi, innanzitutto, quante famiglie, tra quelle che ne avevano diritto, l’hanno effettivamente ricevuta. Le informazioni disponibili permettono di rispondere con precisione per il primo Rem, cioè quello previsto nel decreto Rilancio. Il governo ha stimato 868 mila famiglie aventi diritto, pari a circa 2 milioni di persone, cifra sostanzialmente confermata dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Dagli 868 mila nuclei bisogna sottrarre i 163 mila che hanno cominciato a ricevere il reddito di cittadinanza tra il mese considerato per elaborare le stime governative (gennaio) e la chiusura delle domande del primo Rem (luglio) e che, dunque, non erano eleggibili per quest’ultimo.

Le famiglie realmente aventi diritto sono perciò 705 mila. Ma a riceve il primo Rem sono state 291 mila famiglie.

Il tasso di take-up, cioè il rapporto percentuale tra percettori e aventi diritto, è pari al 41 per cento. In altre parole, circa 6 famiglie su 10 che avevano diritto al Rem non ne hanno fruito. Peraltro, i dati oggi disponibili per i periodi successivi non indicano numeri più alti.

Se consideriamo le famiglie rimaste senza sostegni, il 41 per cento è un valore basso. Lo è anche se lo si confronta con le percentuali delle misure ordinarie contro la povertà degli altri paesi. Quanto a quelle straordinarie, analoghe al Rem, all’estero sono state disegnate con il preciso scopo di essere più semplici da ricevere rispetto alle prestazioni abituali: pertanto, pur mancando ancora dati comparativi solidi, ci si attendono tassi di take-up superiori.

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