Anno III - Numero 39
La storia insegna, ma non ha scolari.
Antonio Gramsci

martedì 7 agosto 2018

Sogno di una bomba di mezza estate

Su Die Welt si riapre il dibattito, in realtà mai chiuso, sulla necessità di dotare la Germania di una propria bomba atomica. Per ora sembra più che altro una discussione buona per le pagine estive dei quotidiani, ma in futuro potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più concreto, soprattutto se i francesi fossero d'accordo. La campagna per una bomba atomica tedesca va avanti da anni e sicuramente la cosiddetta "stampa di qualità" tornerà a parlarne.

di Ansgar Graw, Thorsten Jungholt, Jacques Schuster

La Germania ha bisogno della bomba? Sì, afferma il politologo Christian Hacke. Per lui la difesa nazionale in futuro avrà bisogno di una propria capacità di deterrenza. Dopo le uscite del presidente americano Donald Trump al Vertice Nato e i suoi attacchi verbali nei confronti della Germania, secondo Hacke, i tedeschi dovrebbero rendere la loro sicurezza indipendente da quella degli americani.


«Nel suo nuovo ruolo di nemico numero uno del presidente americano, la Germania dovrà ripensare radicalmente la sua politica di sicurezza», scrive Hacke in un suo contributo sulla "Welt am Sonntag". Non c'è bisogno di fare allarmismo, tuttavia bisogna affermare con sobrietà: «per la prima volta dal 1949 la Germania si trova senza lo scudo nucleare degli Stati Uniti e in caso estremo oggi sarebbe vulnerabile». In considerazione di questa nuova situazione dovremmo porci la domanda: «come dovremmo gestire una potenziale potenza nucleare tedesca?».

Hacke sostiene la necessità di un'arma nucleare per la Germania. «Affinchè gli USA e la Nato riconoscano la necessità di difendere la Germania, i tedeschi dovranno pensare e agire in maniera lungimirante prendendo in considerazione anche il deterrente nucleare». Sarebbe ottimale «poter scoraggiare ogni potenziale aggressore con un deterrente nucleare». Inoltre le armi nucleari avrebbero soprattutto una funzione politica: «proteggere un paese in situazione di crisi dalla ricattabilità. La diplomazia di crisi ha successo solo se ha un potente sostegno militare», così Hacke.

Sono pochi tuttavia i diplomatici, i militari e gli scienziati a condividere la tesi di Hacke. Sono in molti tuttavia a ritenere necessario un dibattito sul tema. La riflessione sul tema del nucleare deve comunque essere affrontata, afferma lo storico e giornalista Michael Wolffsohn: "altrimenti la Germania finirà per essere una palla da gioco anziché un giocatore della politica mondiale. Si tratta in definitiva della sopravvivenza della Germania".

Anche l'ex diplomatico nonché attuale vice-capogruppo parlamentare della Fdp Alexander Graf Lambsdorff ritiene importante «discutere pubblicamente la questione delle armi nucleari. Perché con la fine della Guerra Fredda, in realtà non è finita l'era delle armi nucleari - può anche non piacere, ma la realtà è questa».

La Germania potenza nucleare non aumenterebbe tuttavia la sicurezza dell'Europa, piuttosto causerebbe ulteriori danni all'ordine mondiale multilaterale. «Non solo dovremmo uscire dal Trattato di non proliferazione, ma anche il trattato "due più quattro" impone alla Germania dei limiti al riarmo. Alla luce della storia i nostri vicini hanno dato grande valore a questo tema», secondo Lambsdorff.

L'ipotesi che i timori dei vicini siano stati superati è sbagliata: «la Germania viene vista ancora con sospetto». Ciò è dovuto principalmente al fatto che Berlino, anche dopo la riunificazione, sulle questioni strategiche internazionali non ha sviluppato una cultura della discussione che va al di là dei circoli di esperti, anche dopo la riunificazione. «Questo rende più difficile per gli altri paesi valutare le reali intenzioni della Germania. Dobbiamo articolare più chiaramente il modo in cui ci immaginiamo la sicurezza della Germania nell'alleanza. Il mormorio sospetto nella tenda della birra di Trudering oppure il Trump-bashing alla Heiko Maas non possono sostituire una linea chiara e netta», afferma Lambsdorff.

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