Anno III - Numero 31
La lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio.
Milan Kundera

martedì 6 marzo 2018

Previdenza: i vantaggi dal ritiro parziale dal lavoro

La cancellazione della legge Fornero significherebbe rinunciare a circa 330 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2045. Si potrebbe invece ipotizzare un’uscita graduale dal mondo del lavoro, facendo leva sul part time. Dove trovare le risorse

di Roberta Di Stefano e Antonio Frenda

Lo stato del sistema previdenziale
Nel documento “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” (agosto 2017), pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato, si rileva che cancellare la cosiddetta. legge Fornero (legge n. 214/2011) significherebbe rinunciare a circa 330 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2045.
Il grosso del risparmio si realizzerebbe nel periodo 2020-2030, con circa un punto percentuale di Pil in media ogni anno, con un massimo di 1,4 per cento nel 2020: l’effetto di contenimento della spesa pensionistica in rapporto al Pil decrescerebbe per poi annullarsi sostanzialmente in prossimità del 2045.

Le prestazioni sociali degli enti di previdenza nel 2015 erano pari al 19,3 per cento del Pil (figura 1) ed erano coperte solo in parte dai contributi sociali (14,1 per cento del Pil).
Un esercizio di previsione basato sui dati 2016 pubblicati da Inps e Inail (Conto consuntivo e Rendiconto generale) evidenzia che le prestazioni, al lordo dell’imposta sul reddito, sono scese sotto il 19 per cento del Pil: si tratta di una dinamica positiva, dovuta sia alla crescita del prodotto interno lordo a prezzi correnti dell’1,7 per cento rispetto al 2015, sia alla normativa attuale in ambito pensionistico.
Dal 2004 al 2013 si osserva, al contrario, un trend crescente dell’incidenza sul Pil delle prestazioni sociali erogate (che appare attenuarsi dal 2014).
Tra le fonti di miglioramento dell’indice di copertura previdenziale nel 2016 a livello nazionale sono da considerarsi:
l’aumento stimato delle entrate contributive superiore al 2,5 per cento, correlato a un aumento dell’1 per cento del tasso di occupazione tra dicembre 2016 e dicembre 2015 (fonte: Rilevazione Istat sulle forze di lavoro);
la sostanziale stabilità della spesa complessiva in prestazioni sociali di Inps e Inail.

Il divario fra contributi e prestazioni incide negativamente sul deficit previdenziale pro-capite, ovvero sulla parte di disavanzo previdenziale a carico di ciascun abitante, in particolare nel Mezzogiorno, che presumibilmente rileva un indice di copertura previdenziale inferiore al 55 per cento anche nel 2016 (contro circa il 75 per cento dell’Italia nel suo complesso). Infatti, nelle regioni meridionali l’incidenza degli occupati sulla popolazione nel 2016 è pari al 33 per cento, mentre in quelle settentrionali presenta valori superiori al 45 per cento, contro il 40,9 per cento dell’Italia complessivamente considerata (fonte: Statistiche report Istat, conti economici territoriali).

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