di Riccardo Missaglia e Alexandra Elena Vechiu
L’amicizia tra Francia e Germania è un pilastro dell’Unione Europea, i cui due rispettivi leader – Macron e Merz – non hanno esitato a presentarsi come i due Paesi alla guida dell’Europa, oltre che alla c.d. “coalizione dei volenterosi”. Un problema però risiede in entrambi, ed è legato al proprio sistema politico: negli ultimi due anni ci sono state delle scelte di leadership da parte del popolo che hanno destato molta preoccupazione – sia fondata che non – ai promotori anzitutto dell’Unione Europea, in particolar modo la squadra del primo mandato von der Leyen alla Commissione europea. Tra questi vi è Olaf Scholz, Cancelliere della Repubblica Federale della Germania dal 2021 fino all’inizio di maggio 2025, che non è riuscito ad affrontare le varie crisi – economiche e sociali – a partire dall’invasione russa dell’Ucraina. La conseguenza è stata un indebolimento del Partito Socialdemocratico di Germania (Spd), un rafforzamento dei partiti tedeschi più “estremi”, e il compito per il suo successore, Friedrich Merz, di riportare la Germania ad essere centrale nelle questioni del continente europeo. Per iniziare, Merz ha dovuto affrontare le elezioni per il Bundestag, sfidando i sondaggi e l’opinione pubblica.
Elezioni
Il mancato voto di fiducia all’ormai ex Cancelliere Olaf Scholz nel dicembre 2024 ha segnato la fine del governo semaforo, portando la Germania alle elezioni del 23 febbraio 2025, con gli storici partiti indeboliti, e gli “estremi” più forti. Il risultato è stato una vittoria per molti, ma una parziale sconfitta per l’intera Repubblica Federale della Germania, mostrando una spaccatura all’interno del Paese. La Cdu è rimasta il partito con più seggi all’interno del Bundestag, mentre l’AfD di Alice Weidel ha dimostrato di essere un’alternativa per il popolo tedesco, superando la Spd. Il supporto a Weidel si osserva molto bene – geograficamente parlando – nell’ex Germania Est, governata dalla Repubblica Democratica Tedesca fino alla riunificazione del Paese nell’ottobre 1990. Non solo la destra, ma anche la sinistra con il partito Die Linke – guidato da Ines Schwerdtner – ha aumentato la presenza all’interno del Bundestag, rimanendo però ancora lontana dal poter esser presa seriamente in considerazione per una coalizione di governo stabile e duraturo.
Le consultazioni per un direttivo forte hanno portato alla luce la grande coalizione (Die Große Koalition) formata da Cdu e Spd (per un totale di 328 seggi): figura centrale di questa intesa è Friedrich Merz, il leader dei cristiano-democratici, che è riuscito a mantenere un equilibrio all’interno del partito tale da garantirgli la nomina di decimo cancelliere della Repubblica Federale della Germania. Tuttavia, per la prima volta nella storia tedesca, il Cancelliere ha dovuto chiedere due volte la fiducia al Parlamento: la prima votazione è fallita a causa di 18 franchi tiratori, la cui provenienza rimane un mistero sia tra le file della Cdu che della Spd. Lungi dal mollare, Merz ha riproposto una seconda votazione dopo 6 ore, con l’esito positivo di 325 voti.
Tale episodio mette in luce la grande crisi che il sistema politico tedesco vive da diversi anni, culminato nelle dimissioni del vecchio governo – la coalizione semaforo di Scholz formata da SPD, Verdi e FdP. Il significato delle ultime elezioni tedesche va ricercato all’interno dei partiti storici del Paese, la Cdu e la Spd, che al proprio interno – come d’altronde ogni grande partito – soffrono di divisioni tra le varie correnti, con l’obbligo di dover scendere a compromessi. In entrambi ci sono dei politici che propongono un’apertura verso l’estrema – destra o sinistra – e altri che ripudiano qualsiasi tipo d’intesa. Il compito di Friedrich Merz, e del suo alleato Socialdemocratico Lars Klingbeil, è di rafforzare l’alleanza all’interno di un parlamento con 289 voti contrari alla Große Koalition. Guardando a livello internazionale invece, il primo impegno del nuovo cancelliere tedesco è stato il viaggio in Francia, una prassi per la nota amicizia franco-tedesca, ma che assume un valore simbolico in un momento in cui l’Unione Europea è chiamata ad assumersi la responsabilità della propria sicurezza e autonomia.
Il rafforzamento dei rapporti tra Merz e Macron
L’inciampo politico nazionale con i diciotto franchi tiratori non ha impedito al leader della CDU di porre l’agenda europeista al centro delle sue priorità imminenti, con particolare attenzione al tema cruciale della difesa. Il neo-eletto cancelliere federale si è mostrato fin da subito favorevole al rafforzamento dell’autonomia strategica europea, da affrancare dalla storica dipendenza dagli Stati Uniti e raggiungibile grazie a significativi investimenti nel settore – motivo per il quale, negli scorsi mesi, ha promosso la riforma costituzionale per bypassare il limite dello Schwarze Null.
Per imprimere credibilità e concretezza agli obiettivi comuni, però, sono necessarie alleanze mirate, convergenze strategiche e una chiara condivisione di interessi e politiche. È con questa lente che va interpretato l’incontro del 7 maggio tra Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, conclusosi con l’adozione di un documento congiunto di cooperazione. Il bilaterale intende rinsaldare la storica relazione tra i Paesi, alle prove con una difesa europea ancora in fase embrionale e con delle strette economiche tutt’altro che trascurabili. Dal testo traspare la volontà di strutturare un asse franco-tedesco proattivo e resiliente, in grado di guidare “un’Europa più sovrana, responsabile della sua sicurezza e competitività”, e, al contempo, promuovere una “pace duratura, giusta e sostenibile” per l’Ucraina. La fine delle ostilità e il contenimento dell’aggressività russa richiederanno il sostegno costante dei partner europei e, soprattutto, la mediazione degli Stati Uniti. Infine, Berlino e Parigi hanno concordato sulla necessità – e responsabilità – di dotare Kyiv di forze armate nazionali e permanenti, condizione imprescindibile per garantirne la sicurezza nel lungo periodo.
Con riferimenti al risveglio strategico per la difesa Ue, i due leader raccolgono le sfide poste dal ReArm Europe e annunciano diverse iniziative che sottolineano l’urgenza di interoperabilità e di una produzione industriale congiunta. “Svilupperemo nuove capacità e, oltre ai carri armati, agli aerei da combattimento e ai missili a lungo raggio, istituiremo un Consiglio di difesa e sicurezza franco-tedesco. Questo organismo si riunirà regolarmente per fornire risposte operative alle nostre sfide strategiche comuni”, hanno dichiarato. Tale impegno riprende le linee guida del report sulla competitività europea, elaborato da Mario Draghi, ma, per il momento, è ancora privo di una chiara bussola operativa.
Tuttavia, un’area di divergenza è rappresentata dall’accordo di libero scambio dell’UE con i Paesi del Mercosur. Il patto, orientato verso una progressiva integrazione commerciale con l’America Latina e una riduzione dei dazi su prodotti strategici, dovrebbe potenziare il tessuto industriale europeo e le catene di fornitura. Berlino e Roma vedono l’accordo come un’opportunità per espandere le rispettive relazioni commerciali, mentre Parigi ne contesta l’attuazione troppo precipitosa e poco sensibile alla tutela dei produttori europei.
Un’intesa immediata che apre scenari inediti per l’Ue
Pur in presenza di tale disallineamento, la partnership franco-tedesca punta a superare le incertezze lasciate in eredità dalla stagione Scholz e a materializzare l’idea di un baricentro europeo resiliente e sovrano. Dal canto loro, Merz e Macron si sono affrettati a guardare oltre i confini nazionali e a proporre il potenziamento degli assetti cooperativi già esistenti – come l’alleanza del Triangolo di Weimar con la Polonia e l’E3 con il Regno Unito. Da tenere presente, infine, il ruolo chiave giocato da Parigi e Londra in materia di deterrenza nucleare condivisa, da intendersi “espressamente” come complementare agli accordi sul deterrente stipulati con Washington in ambito Nato.
In Europa i principali players faticano a riporre fiducia in aiuti diversi da quelli statunitensi e guardano con scetticismo al rinnovato direttorio Parigi-Berlino – a partire dalla postura inizialmente prudente assunta da Roma, dispiegata poi in un consenso misurato verso il nuovo Bundeskanzler, soprattutto sui dossier migratori. All’evidenza, Merz rappresenterà un risveglio e un’opportunità per l’Unione, al bivio tra ambizioni sovraniste e derive nazionaliste. Infatti, il crescente attivismo federale, se accompagnato da alleanze mirate e una solida presenza nel contesto multipolare, potrebbe restituire al continente una leadership credibile. Non sorprende che anche Xi Jinping abbia subito manifestato interesse a cooperare con Merz verso un partenariato strategico tra Cina e Unione Europea. La politica estera, però, non può prescindere dalla stabilità interna e la tenuta del governo tedesco sarà determinante essenzialmente su tre fronti. In primo luogo, sulla coesione comunitaria e sul futuro dell’Europa della difesa, in grado di affermarsi come attore globale in un ordine internazionale in crisi. In seconda istanza, ne risentirà lo stesso asse franco-tedesco – un’intesa tanto fragile e alla ricerca di consensi, quanto intenzionata ad affrancarsi dall’influenza statunitense. Infine, per il Cancelliere, il bilaterale sarà un banco di prova di legittimazione esterna per compensare l’irrisolta crisi politica interna.
Riccardo Missaglia e Alexandra Elena Vechiu per Geopolitica.info
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