Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 31 marzo 2020

Tutto quello che i sovranisti dovrebbero sapere sul Mes

Come garantire che i paesi a cui si prestano fondi, fatte le necessarie correzioni di politica economica, siano in grado di restituirli? La proposta di riforma del Mes contenuta nel draft discusso all'Eurogruppo del giugno 2019 restringe l’accesso al credito ai paesi membri il cui debito sia ritenuto sostenibile ma prevede anche casi eccezionali in cui il sostegno del Mes possa venire offerto considerando una ristrutturazione dei crediti detenuti dai privati in accordo con le pratiche del Fmi

di Paolo Manasse*

La destra sovranista ha appena scoperto un nuovo complotto dei burocrati dell’Europa per affamare il popolo italiano e mandarne in fumo i risparmi: il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) e la proposta di riforma che dovrebbe essere ratificata entro fine anno dall’Eurogruppo. Addirittura, il leader della Lega ha parlato su Facebook di un crimine contro il popolo italiano e di alto tradimento.

Ma di che cosa si tratta? È giustificata la chiamata ai forconi/manganelli dei nostri sovranisti? In questo articolo sosterrò che si tratta di una materia complicata che Salvini, Meloni (e Di Maio) con le loro dichiarazioni dimostrano di non comprendere; sosterrò anche che le proposte di riforma del MES, se declinate in modo appropriato, potrebbero essere di grande aiuto per gli italiani, i cui risparmi, è opportuno ricordare, sono stati messi a rischio proprio dalla bellicosa retorica anti-europea del governo verde-giallo, e dal conseguente rialzo degli spread. Ma cos’è il Mes e cosa fa?

Il Mes nasce da un Trattato europeo firmato nel 2012 per rimpiazzare i precedenti fondi salva-Stati, il Efsf (European Financial Stability Facility, e lo Efsm (European Financial Stabilisation Mechanism) creati nel 2010 per effettuare prestiti a Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia colpiti da severe crisi di debito sovrano e/o da crisi bancarie. Nel 2017 la Commissione Europea ha presentato un progetto per trasformare il Mes in un vero e proprio Fondo Monetario europeo, integrandolo nel cosiddetto Single Resolution Fund, lo strumento finanziario di ultima istanza per le risoluzioni bancarie del progetto per l’Unione bancaria europea.

Il Mes dispone di un capitale nozionale di 705 miliardi di euro, di cui 80.5 già versati dai paesi della zona Euro sulla base delle loro quote nella Banca Centrale Europea, e può effettuare prestiti fino a 500 miliardi. A fronte del capitale, il Mes si finanzia emettendo titoli, oggi valutati Aa1(da Moody’s) e AAA (da Fitch), con maturità che vanno da un mese o a quarantacinque anni. Le decisioni più importanti sono prese dal Board dei Ministri delle Finanze dei 19 paesi dell’area Euro, all’unanimità. In circostanze speciali, è sufficiente una maggioranza qualificata dell’85% dei voti. Notino i sovranisti che questo fatto attribuisce a Germania, Francia e Italia un vero e proprio diritto di veto, poiché questi paesi dispongono di oltre il 15% dei voti.

Il compito del fondo salva stati europeo è analogo a quello del Fondo Monetario Internazionale: effettuare prestiti a paesi in difficoltà finanziaria per evitare conseguenze disastrose del default “disordinato”. Quando uno Stato perde la fiducia dei creditori e non riesce più a finanziarsi sui mercati internazionali, non può ripagare il principale o gli interessi sui debiti contratti e fallisce. Così facendo trascina nel crollo del valore dei propri titoli le banche nazionali che li hanno comprati, le famiglie, i cui depositi le banche non possono restituire, le imprese a cui le linee di credito vengono chiuse. Per evitare questo scenario, il Mes dispone di vari strumenti di credito: prestiti per la stabilità macroeconomica, utilizzati quando i problemi nascono dal bilancio pubblico: questi vennero utilizzati da Cipro (2013) e Grecia (2015); interventi di acquisto di titoli pubblici sul mercato secondario (cioè già in circolazione) e primario (cioè al momento dell’emissione); assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie, usati nel 2012 in Spagna; iniezioni dirette di capitale per la ricapitalizzazione di banche, da utilizzare quando i fondi del Single Resolution Fund sono già stati impiegati; prestiti “precauzionali” , da utilizzare in maniera preventiva per ripristinare la fiducia del mercato.

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*Paolo Manasse è Professore di Macroeconomia e di Economia Politica Internazionale presso l'Università di Bologna

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