di Ashoka Mody*
L’Italia ha bisogno di una cifra tra 500 e 700 miliardi di euro di salvataggio precauzionale per contribuire a rassicurare i mercati finanziari sul fatto che il governo italiano e le banche riusciranno a soddisfare i pagamenti dei debiti, ora che la crisi economica e finanziaria si fa via via più preoccupante.
Mentre i costi umani del coronavirus crescono in modo allarmante, la crisi dell’Italia si avvia a diventare presto ingestibile, scatenando un potenziale caos nei mercati finanziari.
Questo compito non può essere lasciato alle soli nazioni dell’eurozona. Devono essere coinvolti non solo il Fondo Monetario Internazionale, ma anche gli Stati Uniti, eventualmente con una linea di credito per il caso in cui le necessità di salvataggio crescano.
Il tempo si sta esaurendo. Germania e Francia, le due maggiori economie del blocco dei 19 paesi dell’eurozona, stanno esse stesse iniziando a sperimentare la rapida diffusione del virus, e i loro sistemi economici e finanziari sono già in una fase di stress acuto. Se dovessero esporsi nel farsi interamente carico del rischio italiano, potrebbero trovarsi con uno spiacevole downgrade del credito.
L’Italia, la terza maggiore economia del blocco dei paesi, è da tempo su una linea di “spaccatura”, una faglia dell’eurozona. E, come ha scritto il fisico Per Bak, quando una faglia si apre, altre vacillano, causando una reazione a catena di terremoti.
Praticamente qualsiasi forza economica internazionale e interna è ora schierata contro il paese.
L’economia italiana non cresce da quando è entrata nell’eurozona, nel 1999. Il reddito pro-capite, corretto per il potere d’acquisto, è rimasto fermo all’equivalente di 35.000 dollari. L’economia è rimasta in uno stato di quasi costante recessione nel corso dell’ultimo decennio, e si stava già contraendo, assieme a tutto il commercio globale, già prima che il coronavirus la colpisse. Il peso del debito pubblico è aumentato alla cifra impressionante di 2.300 miliardi di euro, corrispondenti al 134% del PIL del paese.
Già alla fine dell’anno scorso la caduta del commercio globale stava spingendo l’Europa verso la recessione.
* Ex vicedirettore del dipartimento europeo del Fondo monetario, oggi è professore ospite di Charles e Marie Robertson in politica economica internazionale e docente di affari pubblici e internazionali, Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton
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