Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 10 marzo 2020

Come calcolare la “giusta” età pensionabile

Oggi l’età pensionabile è legata all’aspettativa di vita. Che però è diversa tra Nord e Sud e per livello di istruzione. Ecco come permettere il pensionamento anticipato e senza penalità a chi ha un lavoro gravoso, con un costo sostenibile per lo Stato

di Matteo Firrito

La vita si sta allungando per tutti? La riforma del 2011 (legge 3 agosto 2009, n. 102), che lega l’età pensionabile dei lavoratori all’aspettativa di vita media in Italia, ha permesso di contenere l’altrimenti esplosiva spesa pubblica per le pensioni, ma a quale “prezzo”? La principale critica mossa alla legge è la drastica riduzione della flessibilità di uscita dal mercato del lavoro per i lavoratori più anziani. La riforma, d’altra parte, ha le sue fondamenta nella continua crescita dell’aspettativa di vita che, nel caso dell’Italia, si prospetta essere dai 2 ai 3 mesi ogni due anni. La vera sfida, oggi, è comprendere se gli effetti che derivano dall’aumento dell’aspettativa di vita siano equamente distribuiti.

Recenti studi dell’Associazione italiana di epidemiologia (2019) hanno evidenziato dati preoccupanti riguardo all’allargamento del divario nelle aspettative di vita tra individui che differiscono per regione di residenza e per livello di istruzione. Sono notevoli sia le differenze tra Nord e Sud (un anno a parità degli altri fattori), sia le differenze per livello di istruzione, tra un individuo in possesso di almeno un titolo di studi universitario e uno con al massimo un diploma di licenza media (3 anni per gli uomini e 2,5 anni per le donne).

Perché allora un manager di una multinazionale (probabilmente con un livello di istruzione universitario) e un metalmeccanico devono andare in pensione alla stessa età, quando è molto più probabile che il primo viva più anni di quanto ci si aspetti e che il secondo ne viva di meno?

La proposta
Secondo l’Istat, l’attuale sistema pensionistico, ante imposte, risulta regressivo e attuarialmente iniquo. Il trend di divergenza dell’aspettativa di vita per livello di istruzione, insieme alla rigidità dall’uscita del lavoro, pongono grandi sfide all’equità attuariale della prestazione pensionistiche dei lavoratori in settori che fanno parte dell’attuale classificazione dei lavori gravosi e usuranti. Infatti, scomponendo la probabilità di morte per le sue cause, si osserva che individui che svolgono lavori gravosi hanno una probabilità maggiore di morire per cause legate a infortuni e malattie, croniche e non, rispetto a individui che svolgono lavori non gravosi, le cui principali cause di mortalità sono legate a patologie della terza età. In altre parole, la probabilità che un lavoratore raggiunga l’attuale aspettativa di vita diminuiscono drasticamente se questi svolge un lavoro gravoso e usurante.

Fortunatamente, una “cura” che possa alleviare gli scompensi di trattamento, dovuti alla differenza patologica delle aspettative di vita, esiste e si basa sul ricalcolo dei coefficienti di trasformazione tenendo conto delle differenti aspettative di vita. Nella tabella 1 riportiamo un esempio numerico della proposta, basato sulle stime e classificazioni dell’Associazione italiana di epidemiologia (2019).

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