Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 4 febbraio 2020

I giovani nel Paese altrove

Il richiamo di Mattarella a investire nei giovani è significativo. Perché i giovani sono il nostro futuro. La nostra speranza. Ma se i giovani diventano una categoria in declino, declina anche il Paese. Se i giovani se ne vanno "altrove", e non ritornano, l'Italia diventa un "Paese altrove". Senza futuro. Senza speranza

di Ilvo Diamanti

L'attenzione verso i giovani è un elemento costante, nel dibattito pubblico. Leader politici e istituzionali vi fanno spesso riferimento. Raramente, però, l'argomento ha ottenuto il rilievo dedicato dal Capo dello Stato nel discorso di fine anno, pochi giorni fa. Il presidente Mattarella ha, infatti, esortato ad avere "fiducia in noi stessi. Per dar corpo alla speranza di un futuro migliore". E, a questo fine, ha espresso l'auspicio a investire nei giovani.

Perché "le nuove generazioni avvertono meglio degli adulti l'importanza di una visione globale". Difficile fornire una chiave di lettura altrettanto efficace per gettare lo sguardo non (solo) sull'anno che inizia. Ma sul futuro. Del Nostro Paese. Perché i "nostri" giovani, sono il "nostro" futuro. Per questo è ragionevole e giusto preoccuparsi. Del nostro futuro. E, prima ancora, per la scarsa preoccupazione che si osserva al proposito. Cioè, rispetto al "nostro" futuro.

Le misure della questione sono note. L'Istat e altri istituti demoscopici le hanno proposte e riproposte, nel corso degli anni. Il demografo Alessandro Rosina, fra gli altri, lo ha ripetuto in diverse occasioni. Su questo stesso giornale. L'Italia: è un Paese sempre più "vecchio". L'aspettativa di vita è salita oltre gli 83 anni. In Europa, siamo secondi solo alla Spagna. Coerentemente, l'indice di dipendenza, misurato dal rapporto fra le persone con oltre 65 anni e i giovani con meno di 15, è salito a 169. Gli ultra 65enni, in Italia, costituiscono, infatti, il 22,3% della popolazione, contro una media europea del 19,4%. In altri termini: siamo i più vecchi d'Europa. L'Italia è, anzi, divenuta il Paese con il più basso livello di fecondità in Europa. In media, 1,3 figli per ogni donna. Compensato solo in parte dalle immigrate, che si fermano a 1,9. Anch'esse, dunque, sotto la soglia dell'equilibrio demografico (2,1).

Così, per il quarto anno consecutivo, la popolazione risulta in calo. Rispetto al 2015: oltre 400mila residenti in meno. Come fosse scomparso un capoluogo di Regione. Bologna o Firenze...Per questo, mentre il dibattito politico si concentra sull'immigrazione, ci dovremmo preoccupare dell'emigrazione. Se la popolazione italiana cala, infatti, è anche perché, negli ultimi anni, è cresciuta l'e-migrazione. Tra i cittadini italiani le partenze superano i rientri. Nel 2018 risultano 47mila rimpatri e 120mila espatri. Perlopiù, giovani (3 su 4 intorno a 25 anni) e qualificati. Appunto. Il 53% in possesso di diploma o di laurea. Gli emigrati con titolo di studio medio-alto, negli ultimi anni, sono aumentati del 45%.

D'altronde, non facciamo molto per trattenere i giovani. 

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