Anno X - Numero 39
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Eugenio Montale

martedì 7 gennaio 2020

Un Italia occupata a tempo parziale. Involontario

Nel terzo trimestre 2019 gli occupati hanno superato, seppur di poco, il livello del 2008. Ma le ore lavorate e le unità di lavoro non seguono lo stesso andamento. Perché c’è stata una forte diffusione del part-time, subìto e non scelto dai lavoratori. I numeri dell’occupazione

di Ivana Fellini e Emilio Reyneri
Nel terzo trimestre 2019 le persone occupate, secondo l’Indagine forze lavoro Istat, hanno superato, seppur di poco, il livello del 2008, ultimo anno prima della Grande recessione. Anche secondo le stime di contabilità nazionale (che includono la parte di lavoro irregolare non rilevata dalle interviste dell’Indagine forze lavoro) gli occupati sono più di quelli del 2008. Ma sia le ore lavorate, sia le unità di lavoro (Ula, che risultano dalla trasformazione in tempi pieni degli orari ridotti) hanno andamenti diversi.

Dal 2008 al 2013 le ore lavorate e le Ula sono diminuite molto più degli occupati. Ciò si deve in parte all’aumento delle ore di cassa integrazione (non lavorate da persone giuridicamente e statisticamente occupate), ma soprattutto al crollo dei rapporti a tempo pieno, solo in parte compensato dall’aumento di quelli a tempo parziale. In seguito, il recupero delle ore lavorate e delle Ula è di poco inferiore a quello degli occupati, poiché alla riduzione della cassa integrazione si unisce una ripresa dei posti di lavoro segnata da una ancor forte presenza del part-time.

In dieci anni la composizione dell’occupazione risulta sconvolta. Gli occupati a tempo parziale perché non sono riusciti a trovare un lavoro a tempo pieno sono cresciuti di 1.560.000 unità, passando dal 5,8 al 12,3 per cento, mentre quelli a tempo pieno hanno perso quasi 680 mila unità, scendendo dall’85,7 all’81 per cento. Anche gli occupati a tempo parziale per motivi di studio o familiari hanno perso quasi 400 mila unità, scendendo dall’8,4 al 6,7 per cento, con buona pace delle politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.

Se il volume dell’occupazione è tornato al livello pre-crisi, la sua intensità in termini di ore lavorate (e di retribuzioni) è ancora di molto inferiore. Più della crescita dei lavori instabili, è questo il prodotto avvelenato della grande recessione.

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