di Massimo Baldini e Fabrizio Patriarca
I dati sugli indici di diseguaglianza di Gini a livello regionale, che l’Istat ha da poco aggiornato sul suo sito (dati.istat.it), ci danno l’occasione per approfondire il livello e la dinamica recenti del fenomeno in Italia.
Partiamo dai livelli. La figura 1 riporta l’indice di Gini dei redditi disponibili per alcuni paesi europei e per le regioni italiane. L’Italia si conferma come uno degli stati in cui le disuguaglianze sono più ampie, comparabili a Portogallo e Grecia e superiori a Francia e Germania.
Tuttavia, il dato aggregato nasconde un’eterogeneità tra regioni talmente marcata da rendere poco esplicativo limitarsi al livello nazionale. Se alcune regioni presentano infatti livelli di diseguaglianza simili a quelli dei paesi più disuguali d’Europa, altre sono assimilabili alle socialdemocrazie scandinave.
Il quadro che se ne ricava non sembra inoltre ripercorrere il classico gradiente Nord-Sud. Tra le regioni più disuguali c’è il Lazio, dove la concentrazione dei redditi è seconda solo alla Sicilia. Al contempo, Abruzzo, Molise e Puglia si collocano al di sotto della media italiana. Emergono quindi due diversi Sud: quello adriatico, simile alle regioni del Nord, e quello tirrenico, con livelli di disuguaglianza in genere superiori, che include a pieno titolo anche il Lazio.
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