Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

mercoledì 22 gennaio 2020

Craxi: gli italiani facciano i conti in maniera matura con la loro storia

Ci sono voluti vent’anni per discutere di Bettino Craxi con un minimo di equilibrio. Anche se, intendiamoci, si tratta di un equilibrio ancora in dosi omeopatiche. In Italia qualsiasi discussione politica sulla storia più o meno recente finisce sempre per essere risucchiata nel gorgo delle valutazioni strumentali. Oggi ci sono meno esasperazioni di ieri, certo, ma c’è ancora molto opportunismo

di Tommaso Nannicini

La domanda che si legge dietro a ogni commento politico è quasi sempre la stessa: mi si nota di più se lo rivaluto o se lo demonizzo? Mi conviene chiamarlo statista o latitante? La domanda è di rado quella che invece dovremmo porci: un paese che sa fare i conti con la propria memoria come dovrebbe ricordare un politico che è stato leader di un partito di massa come quello socialista per sedici anni e capo del governo italiano per quattro anni?

Non è un problema di toponomastica
Il dibattito che riemerge ciclicamente sull’opportunità di dedicare una via di qualche città a Craxi è l’emblema di questo atteggiamento: è giusto; è sbagliato; parliamone, ma non è il momento. Ognuna di queste posizioni trasuda spesso tatticismo, settarismo o moralismo, a seconda dei casi. E sempre con una strana premessa: che il compito della politica sia quello di dividere i morti in santi e peccatori. Compito che forse dovremmo lasciare a qualcun altro. Se fosse quello il ruolo della toponomastica stradale, sarebbe meglio usare i numeri per nominare le vie, come a Manhattan.
La premessa, invece, dovrebbe essere un’altra: che in politica, come nella vita, i santi non esistono. Esistono le persone, con le loro grandezze e le loro debolezze. E le vie dovrebbero ricordare chi ha lasciato un segno nella nostra traiettoria collettiva attraverso entrambe, come non potrebbe essere altrimenti.

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