Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 5 novembre 2019

Cina: il mistero del Pil effettivo

Il Pil cinese cresce, in teoria, del 6% all’anno. Una cifra che per i parametri europei è iperbolica, irraggiungibile, quasi appartenente da un altro pianeta. Però è anche vero che il governo cinese sta intervenendo in maniera decisa attraverso un aumento degli investimenti e della spesa pubblica, perché la bilancia commerciale non genera più i ritorni di un tempo. E si punta alla svalutazione per riattivarla

di Fabio Lugano



Però le politiche economiche del governo fanno nascere qualche dubbio sulla realtà di questi dati.

Dal punto di vista fiscale si assiste ad una enorme spinta verso gli investimenti pubblici.
Come riportano dei media cinesi, la Commissione Nazionale per la Riforma e lo Sviluppo ha approvato 21 progetti di investimento infrastrutturale per 764 miliardi di Yuan, pari a 107 miliardi di dollari, con un raddoppio rispetto alle precedenti previsioni. Nello stesso tempo le province e le città stanno ricevendo un forte impulso ad investire a loro volta, il tutto, in modo esplicito, con la finalità di rilanciare l’economia.

Dal punto di vista monetario la Pboc, la banca centrale cinese, ha abbassato le richieste di capitalizzazione delle banche , liberando 126 miliardi di risorse per nuovi crediti da concedere al settore privato e pubblico. La Pboc non ha la famosa “Indipendenza” che sembra essere l’unica ragione di vita delle Banche Centrali occidentali, ma lavora in stretto coordinamento, diciamo così, con il governo. Il ribasso del tasso di capitalizzazione è stato notevole, 0,5% salito al 1% per alcune banche specifiche, ed è stato accompagnato da un ribasso del tassi di rifinanziamento delle maggiori banche al 13%.

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