Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 4 giugno 2019

Una generazione perduta

Trattenere i lavoratori anziani sul posto di lavoro provoca davvero l'aumento della disoccupazione dei giovani, riducendone le assunzioni. Questo è stato l’effetto della legge Monti-Fornero, che ha causato 36.000 dei 160.000 posti di lavoro persi nel relativo periodo. Lo dimostra questa ricerca pubblicata su Vox, portale del CEPR – Center of Economic Policy Research. Non è dunque peregrina l’affermazione secondo cui l’abolizione della legge Fornero favorisce le possibilità dei nostri figli di trovare un impiego. Ma ormai il danno è fatto

di Tito Boeri, Pietro Garibaldi, Espen Moen

Come ricorda l’articolo pubblicato l'8 settembre 2016, il Portogallo nel 2007, la Spagna nel 2011, la Grecia in varie fasi tra il 2010 e il 2016 e l’Italia nel 2011 hanno tutti aumentato l’età pensionabile durante la recessione. L’aumento della disoccupazione giovanile in Europa minaccia di creare una “generazione perduta”. Di fronte a questi dati sconvolgenti, la propaganda che imperversa in questi giorni sulle magnifiche sorti e progressive donateci dall’Unione europea diventa ancora più insopportabile.

Il forte aumento della disoccupazione giovanile nella zona euro, a partire dal 2008, minaccia di creare una “generazione perduta”. Questo articolo mostra dati che sostengono che l’aumento è, in parte, una conseguenza involontaria delle riforme pensionistiche nell’Europa del sud, che hanno trattenuto sul posto di lavoro i lavoratori più anziani. In futuro, riforme che creino età pensionistiche flessibili legate all’ammontare variabile della pensione potrebbero minimizzarne l’impatto sulla disoccupazione giovanile senza aumentare il deficit pubblico legato alle pensioni sul lungo periodo.

La maggior parte dei paesi europei ha registrato un drastico aumento della disoccupazione giovanile dall’inizio della Grande recessione, nell’aprile del 2008. Per l’Eurozona nel suo insieme, l’occupazione nelle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni è diminuita di quasi il 17% in sei anni. Nell’Europa del sud, il calo minore è stato del 34% in Italia, quello maggiore del 57% in Spagna. Altre fasce di età hanno sofferto meno: per l’Eurozona nel suo complesso e per tutte le fasce di età più anziane in tutti i paesi il calo è stato del 3%: tra un terzo e un sesto del calo occupazionale per i lavoratori giovani.

Nell’area dell’euro nel suo insieme, l’occupazione per le persone nella fascia di età 55-65 è aumentata di circa il 10%. I fattori demografici non spiegano questi cambiamenti. Sia i livelli occupazionali che i tassi di occupazione si sono mossi in direzioni opposte per i lavoratori giovani e senior.

Il forte aumento della disoccupazione giovanile era stato previsto da una ricerca sul dualismo contrattuale (Saint-Paul 1993, Boeri 2011). Questa prevede che la disoccupazione giovanile reagirà in modo più accentuato alle fluttuazioni cicliche nei paesi caratterizzati da una forte protezione dell’occupazione nei contratti a tempo indeterminato unita alla possibilità di “licenziare a volontà” per i lavoratori a tempo determinato (Boeri et al 2015). Boeri e Garibaldi (2007) avevano previsto che il calo immediato della disoccupazione giovanile dopo le riforme del mercato del lavoro a due livelli, anche in scenari di crescita lenta, sarebbe stato seguito da disoccupazione giovanile al deteriorarsi delle condizioni macroeconomiche. La ricerca sul dualismo contrattuale, tuttavia, non spiega perché i tassi di occupazione abbiano avuto un andamento divergente tra giovani e anziani.

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