di Marina Rafenberg
Vassilis, 24 anni, ha fatto come numerosi altri cittadini greci: con la crisi, se ne è andato all'estero. In Germania nello specifico, dove ha seguito un master in finanza e spera di trovare un lavoro. “Per me l'Europa è fonte di opportunità. È grazie all'Ue che ho potuto facilmente viaggiare, studiare a Berlino e sperare in un futuro migliore”, racconta. Non ha alcuna intenzione di rientrare in Grecia prima che siano trascorsi almeno 4 o 5 anni.
“Certo, gli europei ci hanno imposto misure difficili, ma i governi greci che si sono succeduti dagli anni '80 sono anch'essi responsabili della situazione. La crisi e le misure d'austerità non sono certo solo colpa dell'Europa”, sottolinea Vassilis. Secondo Eurobarometer del marzo 2018 il 57% dei giovani greci si dichiaravano molto legati all'Ue, 5 punti percentuali in più dei coetanei francesi. Secondo un altro sondaggio realizzato da MRB Hellas in gennaio, il 68% dei greci ritengono che l'essere membri dell'Ue sia un fattore positivo. 15 punti percentuali in più rispetto allo stesso sondaggio effettuato l'anno precedente.
Tra le preoccupazioni di Vassilis vi è senza dubbio il miglioramento della situazione nel mercato del lavoro in Grecia e in Europa, ma anche la crescita esponenziale della narrativa xenofoba. “L'avanzata dell'estrema destra ovunque in Europa è inquietante. Siamo un'Unione che spinge per gli scambi, per l'accoglienza delle differenze, ma vediamo sempre più società che si ripiegano su loro stesse”, s'allarma.
“I partiti tradizionali dovrebbero interessarsi alle regioni più isolate, ai più poveri, all'immigrazione e non lasciare tutti questi argomenti all'estrema destra”. Il 26 maggio Vassilis voterà per un “partito umanista” e si recherà appositamente in Grecia perché la diaspora greca non può votare all'estero presso consolati o ambasciate. “Una grande ingiustizia”, secondo Vassilis.
Vassilis, 24 anni, ha fatto come numerosi altri cittadini greci: con la crisi, se ne è andato all'estero. In Germania nello specifico, dove ha seguito un master in finanza e spera di trovare un lavoro. “Per me l'Europa è fonte di opportunità. È grazie all'Ue che ho potuto facilmente viaggiare, studiare a Berlino e sperare in un futuro migliore”, racconta. Non ha alcuna intenzione di rientrare in Grecia prima che siano trascorsi almeno 4 o 5 anni.
“Certo, gli europei ci hanno imposto misure difficili, ma i governi greci che si sono succeduti dagli anni '80 sono anch'essi responsabili della situazione. La crisi e le misure d'austerità non sono certo solo colpa dell'Europa”, sottolinea Vassilis. Secondo Eurobarometer del marzo 2018 il 57% dei giovani greci si dichiaravano molto legati all'Ue, 5 punti percentuali in più dei coetanei francesi. Secondo un altro sondaggio realizzato da MRB Hellas in gennaio, il 68% dei greci ritengono che l'essere membri dell'Ue sia un fattore positivo. 15 punti percentuali in più rispetto allo stesso sondaggio effettuato l'anno precedente.
Tra le preoccupazioni di Vassilis vi è senza dubbio il miglioramento della situazione nel mercato del lavoro in Grecia e in Europa, ma anche la crescita esponenziale della narrativa xenofoba. “L'avanzata dell'estrema destra ovunque in Europa è inquietante. Siamo un'Unione che spinge per gli scambi, per l'accoglienza delle differenze, ma vediamo sempre più società che si ripiegano su loro stesse”, s'allarma.
“I partiti tradizionali dovrebbero interessarsi alle regioni più isolate, ai più poveri, all'immigrazione e non lasciare tutti questi argomenti all'estrema destra”. Il 26 maggio Vassilis voterà per un “partito umanista” e si recherà appositamente in Grecia perché la diaspora greca non può votare all'estero presso consolati o ambasciate. “Una grande ingiustizia”, secondo Vassilis.
Continua la lettura su Osservatorio Balcani Caucaso