di Federico Rampini
Il Pil americano nel primo trimestre è aumentato del 3,2%. È il miglior dato di un primo trimestre negli ultimi quattro anni. È notevole anche perché questo periodo di espansione dell’economia americana è ormai al decimo anno consecutivo e si avvia a diventare il più lungo nella storia. In base ai precedenti sarebbe già matura una recessione, che invece si allontana all’orizzonte. C’erano stati allarmi nei mesi scorsi sul rallentamento della crescita – di volta in volta legati alla tensione con Pechino oppure allo shutdown (chiusura dell’amministrazione federale) – ma non si sono avverati. La crescita riprende velocità, cosa di cui si rallegra la Casa Bianca. Il capo dei consiglieri economici del presidente, Larry Kudlow, attribuisce questo risultato positivo “ai nostri tagli di tasse e alla nostra deregulation”. In realtà il motore principale dell’economia Usa dal primo gennaio a fine marzo non sono stati gli investimenti delle imprese (le vere beneficiarie della riforma fiscale) bensì le esportazioni. Non è chiaro il perché. Di certo non si sono avverati gli scenari di una caduta degli scambi mondiali dovuta al protezionismo; tra l’altro, molti dazi sui prodotti cinesi sono ancora sospesi, in attesa che si concludano i negoziati bilaterali. Nel frattempo anche il rallentamento della crescita cinese sembra meno accentuato di quel che si temeva. Il dollaro intanto è rimasto forte, il che non aiuta l’export.
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