Anno X - Numero 39
Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
Eugenio Montale

martedì 26 marzo 2019

Venezuela, petrolio, democrazia: pesi e misure

La disparità di trattamento tra Venezuela e Arabia Saudita da parte della comunità internazionale porta a pensare che esistono, evidentemente, altri poteri che ne regolano i rapporti. Dietro queste disparità si intravedono ragioni sempre meno geopolitiche e sempre più legate ad aspetti della speculazione finanziaria che sfuggono all’analisi. Quello che può fare ognuno di noi è disipnotizzarsi da quelle che sono vere e proprie armi di distrazione di massa

di Olivier Turquet

Lo scenario internazionale mette in scena un copione già visto: improvvisamente appare un “dittatore” che sta opprimendo il suo popolo e il cui “regime” bisogna abbattere in nome della democrazia. Di per sé già la cosa puzza, soprattutto se andiamo a vedere come è finita nei casi precedenti (Iraq e Libia per citare gli ultimi). Ma il caso Venezuela è un buon esempio per osservare alcune altre cose che sfuggono all’analisi mediatica e, spesso, anche a quella politica: ambedue le analisi sono infatti dedite alla “distazione di massa” più che a una corretta e ponderata informazione.

Democrazia?
La contestazione al Presidente Maduro è in primo luogo basata sulla presunta mancanza di democrazia.
Ci mettiamo alla ricerca e scopriamo, con un certo stupore, che non esiste un ente internazionale che “certifichi”, in qualche modo e in base a qualche criterio, se un’elezione è democratica o meno, o quanto lo è. Se ce lo potessimo permettere proporremmo di fondare un “osservatorio internazionale sulla democrazia nel mondo” che cerchi criteri abbastanza oggettivi e faccia dei rapporti; in questo caotico mondo potrebbe essere utile.

Sul Venezuela, e limitandosi alle ultime due elezioni, dati alla mano potremmo dire due semplici cose: Maduro è stato eletto in una competizione elettorale a cui hanno partecipato altri tre candidati di opposizione e ha votato il 46% della popolazione. Ha vinto con oltre il 67% dei voti espressi, quindi con più 30% dei voti teorici; Trump è stato eletto con meno consensi (il 45% di un’affluenza del 55%). Alle elezioni parlamentari del 2015 ha invece vinto l’opposizione conquistando la famosa maggioranza parlamentare. Domanda: qualcuno ricorda un “regime dittatoriale” in cui ha mai vinto l’opposizione alle elezioni? Inoltre, la commissione elettorale è sempre la stessa: è partigiana quando vince il governo e “onesta” quando vince l’opposizione?



Mi sono preso la briga di prendere l’elenco dei 15 principali paesi possessori di riserve petrolifere e dare un occhio ai loro sistemi istituzionali: tre sono monarchie assolute, una è una monarchia parlamentare, ci sono un paio di paesi africani dove in uno il presidente è da vent’anni membro della stessa famiglia, in un altro alle ultime “elezioni” il partito del presidente-dittatore ha preso il 97% dei voti (sic). A qualcuno dei monarchi, dittatori o presidenti dinastici è stata mossa accuse di poca democrazia? Qualcuno ha proposto di eleggere al posto del monarca qualche oppositore?

Continua la lettura su Pressenza