Anno III - Numero 48
Chi non dubita, non grida.
Nicolás Gómez Dávila

martedì 5 giugno 2018

Cinque punti per il governo dell'acqua

C’è un capitolo dedicato all’acqua pubblica nell’accordo tra Lega e M5s. Contiene alcune dimenticanze e alcuni buoni propositi. Ma la strategia complessiva si deve fondare su partecipazione, sostenibilità, industria, regole e visione

di Donato Berardi

La circolarità del “servizio idrico integrato”
Alla voce “acqua pubblica”, il contenuto del contratto di governo Movimento 5 stelle-Lega si riassume in alcune parole d’ordine: servizio idrico integrato, gestione pubblica, referendum, società di servizi, infrastrutture idriche.

L’idea che traspare è che il problema maggiore si concentri nell’acquedotto. Ma l’acqua che ritorna nell’ambiente è altrettanto importante di quella che dall’ambiente è prelevata per giungere nelle case. In un programma di governo ampiamente orientato alla circolarità, è proprio nel servizio idrico che questa sembra mancare, dimenticando l’esistenza di oltre mille agglomerati (comuni o raggruppamenti di comuni) ancora sprovvisti di depuratori e reti fognarie. Purtroppo, la necessità di investimenti non si ferma all’acquedotto.


La “gestione pubblica”
Nel contratto si percepisce una esplicita “preferenza” per la gestione pubblica, affidata a società di servizi a livello locale. Non è chiaro perché, visto che finora la gestione del servizio idrico integrato nel nostro paese è per lo più esercitata da società a totale partecipazione pubblica o da società miste (a controllo pubblico) oppure da società quotate nelle quali l’azionista di controllo è sempre e comunque il soggetto pubblico. Come si vede nella figura, la presenza di privati puri è del tutto residuale (3 per cento della popolazione).

Efficienza ed efficacia della gestione non dipendono tanto dalla proprietà quanto dalla qualità delle regole, dalla qualità del “governo” degli ambiti e del management nelle aziende, dal raggiungimento di dimensioni coerenti con la missione industriale (province da 200-300 mila abitanti o intere regioni).

In ogni caso, l’eventuale ripubblicizzazione dell’industria idrica avrebbe un costo di circa 4-5 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere impiegate per rispondere alle questioni più urgenti.

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